Rossini fra Val d'Orcia e Crete
Luca Canonici, tenore, fotografo, docente, è dallo scorso anno anche direttore artistico del festival musicale di Montisi, che dopo un periodo di interruzione rinasce con il nome di Belcanto Age [Montisi/Montalcino, festival Belcanto Age dal 19 al 27 agosto]. Nei giorni in cui si occupa anche alacremente degli eventi del Festival Giovane che a Pesaro coinvolgono i ragazzi dell'Accademia Rossiniana, gli abbiamo chiesto di parlarci di questa nuova iniziativa e del suo ruolo.
Belcanto Age riaccende un progetto di musica a Montisi, ma non solo. Ci può raccontare la storia di questa idea, la continuità rispetto al passato, le novità e la formula di questo nuovo Festival?
Il Festival, un tempo conosciuto come Solo Belcanto, dopo il suo scioglimento è diventato, sotto la mia direzione, Belcanto Age, conservando il luogo originario della sua nascita — il Giardino San Martino a Montisi, gentilmente concesso da Silvia Mannucci Benincasa, preziosa animatrice del Festival — e aggiungendo un’altra prestigiosa sede: la Fortezza di Montalcino. Quest’ultima, grazie alla sua acustica perfetta e al sostegno dell’Amministrazione comunale, che ha creduto nel progetto e che ringraziamo, è divenuta un nuovo spazio per i nostri spettacoli.
Abbiamo scelto di dedicare le nostre rappresentazioni a quella musica che, partendo dal Barocco, giunge fino al primo Verdi, ossia il periodo del Belcanto. Il nostro lavoro si concentra — pur non in modo esclusivo — sui giovani artisti, accuratamente selezionati e provenienti da molte nazionalità, che attraverso audizioni, accademie e concerti diventano i protagonisti dei nostri appuntamenti.
Al centro della programmazione vediamo molti nomi giovani e un legame con l'Accademia Rossiniana di Pesaro, di cui è vocal coach. Ci parla di questa sinergia?
Quest’anno Belcanto Age è dedicato a Rossini. Colgo l’occasione per ringraziare la Fondazione Rossini Opera Festival e il Sovrintendente Ernesto Palacio per averci concesso il patrocinio. Abbiamo scelto, tra i meritevoli talenti dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”, i protagonisti sui quali abbiamo costruito il concerto di apertura del 19 agosto nel Giardino San Martino a Montisi e la Petite Messe Solennelle del 23 agosto nella Fortezza di Montalcino.
Si tratta di una grande opportunità per i giovani coinvolti negli spettacoli, soprattutto per la Petite, che non è un titolo frequente nei teatri e che mi offre l’occasione di seguirli ancora nel loro percorso artistico.
Da musicista e da toscano non è la prima volta che si impegna nella sua terra. Come si pone e si distingue Belcanto Age nel panorama dei festival e della regione?
Noi abbiamo scelto di circoscrivere, seppur il repertorio sia molto vasto, al periodo succitato, e questo conferisce una particolarità al nostro Festival. L’esperienza mi insegna che specializzarsi in un periodo rappresenta un’occasione di crescita, scoperta e maturazione, anche per i luoghi coinvolti. Certo, il termine “Belcanto” è molto usato, talvolta a sproposito, e per questo è necessario affrontare seriamente questa straordinaria epoca, che ha visto trionfare, in Italia, compositori come Rossini, Bellini e Donizetti, senza dimenticare ciò che accadeva fuori dal nostro Paese, dove fiorivano, con caratteristiche proprie, altrettanti importanti compositori.
Il ruolo del direttore artistico: come lo ha vissuto da cantante e come lo vive ora in prima persona? Quali sono le competenze e le responsabilità, magari anche i compromessi che ne caratterizzano l'attività? Oggi quali stimoli, difficoltà, sfide si trova davanti?
Una volta, la figura del Sovrintendente non aveva l’importanza che ha oggi: noi conoscevamo il nome del Direttore Artistico, che era il nostro punto di riferimento, ed era a lui che ci rapportavamo. Era l’anima del Teatro.
La competenza principale del Direttore Artistico, nel teatro d’opera, è la conoscenza delle voci e, ovviamente, del repertorio; la responsabilità di creare stagioni interessanti e varie; mantenere un filo diretto con le maestranze, sia tecniche che artistiche; e rapportarsi con il Sovrintendente al fine di trovare un compromesso artistico ed economico di qualità.
Un lavoro molto difficile, specie al giorno d’oggi, ma stimolante: è il Direttore Artistico che dà l’impronta a un’istituzione, nel bene o nel male, combattendo anche contro i mulini a vento, con risorse sempre più risicate, malattie improvvise, sostituzioni dell’ultimo momento… e poi i tenori. Insomma, occorre affrontare varie “primedonne”: cantanti, registi, direttori. Ci vuole un vero talento per gestire tutto questo.
Tre motivi per venire nel Chianti per Belcanto Age quest'anno, ma anche nei prossimi (se ci può dare qualche anticipazione...)
Il primo, per ascoltare giovani promesse della lirica, il più giovane dei quali ha 21 anni; il secondo, per godere della musica del grande Rossini; il terzo, per visitare luoghi in cui Natura e Paesaggio sono Arte.
Per il prossimo Festival abbiamo in mente un progetto molto ambizioso, legato al territorio ma con una portata internazionale, che richiederà molto lavoro e pazienza; per scaramanzia, però, preferisco non scendere nei particolari.
