L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Nel furor della tempesta

di Giuseppe Guggino

Vincenzo Bellini
Il pirata
Camarena, Rebeka, Vassallo
direttore Fabrizio Maria Carminati
Catania, Teatro Sangiorgi, agosto/settembre 2020
3CD Prima Classic PRIMA010

leggi il punto di vista di Fabiana Crepaldi CD, Bellini, Il pirata (ITA/FR)

Pensato per un’esecuzione dal vivo nell’ambito del caldeggiato festival belliniano a Catania che solamente con Norma nel 2021 ha avuto la sua “edizione zero”, questo Pirata discografico nasce a fine estate del 2020, nel “furor della tempesta” da Covid-19, che in quella fase necessitò della chiusura totale dei teatri al pubblico. Fortunatamente non sempre la chiusura al pubblico comportò l’inoperatività totale dei teatri, consentendo del caso del Bellini di Catania di consegnare al disco un’accuratissima edizione del primo capolavoro belliniano, caratterizzato da una scrittura tenorile quanto mai ardua. E il motivo di principale interesse del disco sta proprio nella realizzazione di Javier Camarena della vocalità di Giovan Battista Rubini, mitico tenore dell’ottocento su cui è modellata la scrittura del proscritto Gualtiero. Forse ingagliardito dalla maggiore sicurezza che la sala d’incisione offre rispetto alla serata dal vivo (e la cadenza nel terzetto lascia sospettare un minimo intervento di editing) il tenore messicano si misura con spavalderia e sfrontatezza con tutte le asperità dello spartito (anzi interpolandone qualcuna in più con gli acuti non scritti a termine delle arie), assicurando sempre pertinenza d’accento e timbro privilegiato. Se non fosse per le variazioni dei da capo, che destano qualche perplessità in ordine alla pertinenza stilistica e al buon gusto, lo si riterrebbe un Gualtiero di assoluto riferimento. Più lontana dall’idealità Marina Rebeka si accosta al personaggio di Imogene molto puntigliosamente e con esiti comunque ragguardevoli. Tutta l’essenza belcantistica del personaggio è resa venendo a capo delle difficoltà che la scrittura esige, dalla bella realizzazione delle roulades, alla cura nel legato; per contro il timbro e l’ascendenza slava, percettibile pur in un’accentazione più che corretta e ben studiata del testo, sottraggono indubbiamente fascino ad una prova comunque annoverabile fra le migliori realizzazioni in disco.

Più anonimo sotto il profilo stilistico risulta l’Ernesto di Franco Vassallo, baritono di solido mestiere che garantisce comunque all’incisione un’omogeneità di esiti.

Autorevole il Solitario di Antonio Di Matteo, lo sono meno Sonia Fortunato quale Adele e l’Itulbo di Gustavo De Gennaro.

Il Coro (istruito da Luigi Petrozziello) e l’Orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania mostrano ancora una volta di non temere confronti con altre compagini in questo tipo di repertorio. Li guida Fabrizio Maria Carminati che sembra voler cogliere la duplice cifra gotica e languida dell’opera, lasciandola affiorare con teatralità fra procelle ed agnizioni.

Se la grafica del booklet appare francamente dilettantistica, non lo sono i contenuti, che propongono il libretto in italiano con testo a fronte in inglese ed un bel saggio di Domenico De Meo in cui si riferisce diffusamente del cosiddetto “finaletto”, ossia una manciata di battute che segue l’ultima aria di Imogene, verosimilmente tagliata dallo stesso Bellini prima della Prima assoluta dell’opera ma incise in disco (e che è possibile ascoltare anche nell’edizione discografica di Opera Rara). Sotto il profilo filologico l’opera è proposta senza alcun taglio di tradizione, sebbene l’indisponibilità ad oggi di un’edizione critica o quantomeno di una revisione sul manoscritto autografo di San Pietro a Majella è l’occasione mancata del disco: oltre al “finaletto” (reso oggi eseguibile dall’acribìa di De Meo) si avrebbe avuto la possibilità di ascoltare per la prima volta in assoluto le arie di Gualtiero nelle tonalità originali (più acute) o l’assolo di clarinetto che introduce “Tu vedrai la sventurata”, mai confluito in edizioni a stampa, assieme ad una realizzazione più consapevole del dettato belliniano nei piccoli dettagli.

Buona la qualità tecnica dell’incisione, contribuisce a renderla consigliabile fra tutte quelle disponibili ad oggi dell’opera.


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