L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Palpabili emozioni tradotte in movimento

di Michele Olivieri

Tra riprese, novità e repertorio, lo Slovenian National Theatre Opera and Ballet Ljubljana con étoile ospiti Anastasia e Denis Matvienko hanno inaugurato la XIV edizione di VeneziainDanza diretta da Michela Barasciutti presso lo storico Teatro Malibran con un prezioso programma affidato ad alcuni celebri brani del repertorio classico e di quello contemporaneo, con un occhio speciale alle atmosfere neoclassiche. Il tutto affidato a grandi coreografi, non ultimo il m° Renato Zanella, attuale Direttore del Ballo dell’istituzione slovena.

VENEZIA, 13 novembre 2022 – Nove brillantissimi pas de deux e due assoli, più uno spumeggiante gran finale, per la serata inaugurale della XIV edizione del Festival VeneziainDanza diretto da Michela Barasciutti. Ce n’era per tutti i gusti, presso lo storico Teatro Malibran di Venezia, grazie al Balletto dell’Opera Slovena, e al gala confezionato da Renato Zanella, direttore del ballo a Lubiana. Ospite la coppia di étoile internazionali Anastasia e Denis Matvienko. Grandi conferme e piacevoli scoperte ha riservato la serata che ha registrato l’esaurito in ogni ordine di posto, come raramente si vede di questi tempi. Parterre di tutto prestigio, con illustri ospiti tra cui il Sovrintendente sloveno Staš Rauter, il già primo ballerino dell’Opéra di Parigi Alessio Carbone, e il già primo ballerino del Teatro San Carlo di Napoli Ugo Ranieri.

Le conferme le ritroviamo nell’estratto da Le Corsaire e nella Morte del cigno eseguita da Anastasia Matvienko che è la base incontrovertibile di un monumento della danza e che in un tempo ristrettissimo affida bellezza, lirismo e il culmine a una infinita purezza. L’acclamata étoile ha saputo declinare al meglio il fervido desiderio vitale con l’inevitabilità della morte “respirando” la sua arte grazie a dei port de bras di squisita fattura. Le piacevoli scoperte, per cominciare, le ritroviamo invece negli artisti sloveni che, diretti da mano sapiente, hanno donato una alchimia tra passato e presente, cavalcando gli stili con densa emozione e assoluta padronanza scenica.

Ciò malgrado la notevole pendenza del palcoscenico, che nella maggior parte dei teatri storici italiani è proiettata verso la platea. Questa inclinazione nel gergo professionale viene chiamata declivio e nasce come stratagemma ottico per rendere visibile la scena anche alle prime file della platea, spesso a ridosso del palco. Forse non tutti sanno che senza il declivio, il pubblico delle prime file vedrebbe gli artisti esibirsi dalla metà palco al fondo solo dalle ginocchia in su. Ovviamente un danzatore provetto sa calcolare la scena ben appunto in base al declivio del palco, soprattutto quando si parla di equilibrio (usando la terminologia codificata francese “aplomb”) che è la capacità del ballerino a mantenere l’armoniosa stabilità e il giusto bilanciamento della figura senza venire meno alla precisione dei movimenti su due gambe o una, sia durante un virtuosismo, sia all’inizio di una evoluzione e, in particolar modo, nella conclusione in posizione ferma. Le esecuzioni, in virtù anche di questa precisazione, sono risultate punteggiate da forte personalità, nelle quali tutti indistintamente hanno dimostrato una tecnica invidiabile, ritrovando intatta l’apoteosi per i fuoriclasse Matvienko la cui gamma va dal raffinato gioco di gambe dell’era romantica ai movimenti più espressivi della contemporaneità. A loro è stato riservato il momento clou e il compito di conquistare gli astanti grazie ad un distillato rigoroso e fortemente accademico.

Zanella, con la complicità di Michela Barasciutti (insieme a Stefano “Masa” Costantini, organizzatrice dell’Associazione Culturale Danza e Promozioni e manager della Compagnia Točnadanza, nata nel 1991, che ad anni alterni si esibisce con una novità coreografica della direttrice artistica nell’ambito del Festival) e la sostanziale collaborazione del Teatro La Fenice, che come sempre ha messo a disposizione il Malibran e le sue maestranze, ha colto quel senso della misura e della fatica nel costruire “passo dopo passo”, una serata di gala. Si è percepita la cura, e il tempo ad esso dedicato, perché non ci si può improvvisare... “la danza è così”, come del resto “la vita è così”.

L’idea di come anche un programma si costruisca passo dopo passo,è una chiara volontà di Zanella, con un desiderio mai venuto meno di rimanere aggrappati alla qualità, come fosse una inavvertibile liturgia, con qla caparbietà nel continuare a credere nel prodigio del teatro. Durante il tempo della serata (circa un’ora e mezza senza intervallo) si è percepito proprio questo suo prodigio, quasi fosse un augurio da portarsi a casa.

Vantando dodici ballerini talentuosi, la serata si è resa ricca di affascinanti afflussi di movimenti, legati alle tinte coreuticheme al tentativo di unire diverse sfere sensoriali tra le arti che, soprattutto in alcuni brani coreografici, si sono ben saldate tra poesia e suono come fossero tracciati geometrici. Attraverso la comunicazione corporea della danza, il dialogo e il coinvolgimento della musica, il gala ha approcciato concretamente la capacità di creare un clima adatto a tutti, inteso come reciproca conoscenza, comunicazione e scambio tra Paesi e culture differenti, diventando un tramite espressivo di significati. Un dialogo che nasce dalla dizionario del corpo, rendendo quest’ultimo uno strumento di relazione e di libertà.

Il maestro Zanella che ha introdotto dal palco il gala presentando inpiù ingue la sua compagnia e la scaletta, ha poi così affermato al termine della serata: “Il concetto della serata è semplice, presentare la compagnia con il suo repertorio attuale, ben bilanciato tra il classico e il moderno, con due creazioni di giovani coreografi, Zuschlag e Jorio. La giovane compagnia slovena ha molti talenti ed è internazionale, con due prime per stagione ha un totale di circa ottanta spettacoli tra balletto, opera e tournée. Ci tenevo anche a presentare la coppia Matvienko, entrata da poco in compagnia, con la quale stiamo imbastendo un rapporto artistico importante. La coppia che vive in una situazione di rifugiati, è stata accolta accolta a braccia aperte da Lubiana dopo la dolorosa partenza forzata da San Pietroburgo. Attualmente stiamo lavorando alla produzione di Giselle firmata dal neo eletto Direttore dell’Opéra di Parigi José Carlos Martínez. Le prossime tournée in Italia saranno al Teatro Verdi di Trieste con la mia versione di Giulietta e Romeo sulle scenografie di Alessandro Camera”.

Nello specifico, ad aprire il gala di balletto il gioioso Walzer della Primavera con Tjaša Kmetec e Lukas Zuschlag (coreografia di Zanella su musica di Johan Strauss), a seguire l’interessante A Chosen Landscape con Erica Pinzano e Lukas Bareman (coreografia di Lukas Zuschlag, sul Claire de lune di Claude Debussy), il romantico Pas d’esclave con Chie Kato e Filip Juric (coreografia di José Carlos Martinez, musica di Ludwig Minkus), il malinconico Voyage con Petar Dorčevski (coreografia di Renato Zanella su musica di W.A. Mozart), l’appassionante Romeo and Juliet con Kenta Jamamoto e Nina Kronberger (coreografia di R. Zanella, musica di Prokof'ev), l’imprevedibile Metamorphers con Lukas Zuschlag e Lukas Bareman (coreografia di Jacopo Godani, musica di Béla Bartók quart. nr. 4), l’elegante Morte del cigno con Anastasia Matvienko (coreografia di Fokine, musica di Camille Saint Saëns), l’intrigante Catch con Filippo Jorio ed Erica Pinzano (coreografia di Filippo Jorio, musiche di Kangding Ray), l’accattivante The Great Gatsby con Tjaša Kmetec e Kenta Jamamoto (coreografia di Leo Muijc, musica di Glenn Miller), il singolare Radio and Juliet con Anastasia e Denis Matvienko (coreografia di Edward Clug, musiche di Radiohead), lo scorrevole Adagietto con Chie Kato e Petar Dorčevski (coreografia di Renato Zanella, musiche di Gustav Mahler), e l’effervescente finale Leichtes Blut con in scena tutti gli interpreti su coreografia di Zanella e musiche di Johann Strauss Jr.

La scelta del Direttore del Corpo di Ballo è risultata quella di prediligere e porre l’accento sulla sua compagnia, donando le venature di ogni singolo artista cesellate con fluidità e naturalezza. Permette, altresì, ai differenti coreografi di dialogare a distanza tra loro, indifferentemente con il proprio stile per restituire un sentore poetico ed esteticamente proporzionato. Veneziaindanza 2022 si è confermata una rassegna dall’ampio respiro internazionale, che ad ogni edizione si arricchisce di perle alla propria storia. Esattamente come la città che porta il nome della rassegna – grazie alla passione e all’impegno inesauribili di Michela Barasciutti e Stefano Costantini – il festival si palesa come l’essenza stessa dell’arte tersicorea ai giorni nostri.

Michele Olivieri


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