L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Il paesaggio di Wagner e Strauss

 di Anna Costalonga

Convincono soprattutto la seconda parte straussiana e il bis wagneriano nel cocerto di Esa-Pekka Salonen con la Philharmonia Orchestra nello spazio suggestivo ma acusticamente difficile di Villa Ruffolo a Ravello.

RAVELLO, 5 agosto 2017 - Sabato 5 agosto, la Philharmonia Orchestra è stata ospite del Ravello Festival con il suo direttore stabile, il maestro finlandese Esa Pekka Salonen.

La serata si è aperta con il preludio dei Meistersinger, una scelta obbligata a Ravello, dove Wagner aleggia perfino nel segnale che annuncia l'avvicinarsi dell'inizio dello spettacolo, la registrazione del tema del Graal. Purtroppo, si è notato una certa disomogeneità di suono e di interpretazione; a risentire della dispersione acustica è stato soprattutto il settore degli archi, mentre gli ottoni sovrastavano sensibilmente. Così della celebrazione per antonomasia dell’orgoglio tedesco, che dovrebbe riunire solennità e brio, l'orchestra londinese ha reso a malapena la solennità e, ahimé, un po’ troppo irrigidita.

La serata è proseguita, poi, con la Seconda Sinfonia di Beethoven. Qui il suono ha ripreso una sua omogeneità, ma ancora la performance non ha spiccato il volo. Notiamo a margine la gaffe del pubblico troppo entusiasta che applaude alla fine dei primi due movimenti, mentre gli orchestrali e Salonen benignamente sorridono.

Si è avuto l’impressione che questa prima parte del programma fosse piuttosto un riempitivo reso con grande professionalità, ma senza una vera eccellenza (troppo poche prove o magari una sola a ridosso del concerto? Chissà...). Al contrario, la seconda parte è stata sicuramente il clou della serata. 

Also Sprach Zarathustra non poteva trovare un luogo e un’ora più adatti: l’inizio tellurico nel buio della notte ravellese illuminata dalla luna piena è una suggestione affascinante e decadente, quasi primordiale. La Philharmonia è riuscita a magnetizzare l’ascolto con una performance intensa, un suono finalmente più bilanciato e consistente, nonostante le inevitabili dispersioni acustiche del palcoscenico di Villa Ruffolo.

Notevole sono stati i soli dei primi violini, fra cui spicca il talentuoso campano Fabrizio Falasca; pure ottima è parsa la sezione dei legni, mentre gli ottoni purtroppo tendevano ancora a sovrastare, anche se molto meno rispetto all’ouverture dei Meistersinger di inizio serata.

Esa Pekka Salonen è riuscito a catturare l’attenzione del pubblico, letteralmente guidandolo per i meandri apocalittici e pieni di speranza di quest’opera straussiana e la platea ha risposto con una giusta ovazione nei confronti del maestro finlandese e della sua Philarmonia.

In un perfetto italiano, il maestro Salonen ha poi annunciato il bis: nientemeno che il preludio al terzo atto del Lohengrin, un fuori programma impegnativo, ma che ha permesso di dare giustizia alla musica wagneriana, dopo un inizio di serata sottotono. Come per Also Sprach Zarathustra, qui finalmente è apparsa la sontuosità, la solennità e la vitalità propri di questo magnifico preludio, senza alcuna pesantezza.

Più che un bis, quasi un programma alternativo per compensare l’inizio zoppicante: sarebbero in realtà bastati questa resa di Also Sprach Zarathustra e di questo preludio dal Lohengrin a fare tutta la serata.

Il pubblico generoso è stato rapito da questa esperienza non solo sonora, ma sinestetica: il palcoscenico di Villa Ruffolo è, difatti, più di ua spledida cornice, ma fa parte integrante di una esperienza strepitosa in cui suono e paesaggio si sublimano e, in parte, compensano la dispersione del suono, inevitabile in un palco così aperto ai quattro venti.

 


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