L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Folgore felina 

di Luigi Raso

Dopo un'unica fugace apparizione, finalmente Laura Marzadori debutta a Napoli in un recital che mette in luce tutte le sue qualità in duo con Olaf Laneri.

Napoli, 16 giugno 2022 - Nel 2014, quando appena venticinquenne vinse il concorso internazionale per primo violino di spalla dell’Orchestra del Teatro alla Scala, perfino i tiggì italiani, sempre parchi nel dar notizie in tema di grande musica e dintorni, apprestarono servizi televisivi sulla giovanissima vincitrice, la bolognese Laura Marzadori.

Prima d'oggi, a Napoli della violinista si ricordava una fugace apparizione nel dicembre del 2012 al San Carlo, in occasione di un concerto cameristico che vedeva schierati anche Laura Gorna, Francesco Fiore, Cecilia Radic e il mentore e insegnante (tra i vari) della Marzadori, Salvatore Accardo, formidabile talent scout e maestro per strepitosi talenti violinistici. Seguì una presenza della Marzadori a Ravello, come ricordato nell’introdurre il concerto dal Direttore artistico della rassegna Maggio della Musica, Stefano Valanzuolo, e poi nulla più.

Il recital di stasera di Laura Marzadori, accompagnata dal pianoforte di Olaf John Laneri costituisce dunque per Napoli l’occasione per conoscere la caratura tecnica e artistica di una violinista tra le più apprezzate della sua generazione, primo violino di spalla di una delle orchestre più blasonate d’Italia (e non solo!), l’Orchestra del Teatro alla Scala e della Filarmonica della Scala e già con un bagaglio di solida carriera concertistica e cameristica.

Come biglietto di presentazione Laura Marzadori e Olaf Laneri scelgono un programma articolato, che si dipana tra il garbo della Sonata n. 32 in Si bemolle Maggiore, K 454 di Wolfgang Amadeus Mozart, attraverso la quale tralucono già inquietudini pre-romantiche, la iniziale tenebrosità della Sonata per violino e pianoforte n. 7 in Do minore op. 30, n. 2 di Ludwig van Beethoven, per approdare, infine, al Felix Mendelssohn Bartholdy del purtroppo raro ascolto della Sonata in Fa maggiore (del 1838).

Ma andiamo immediatamente in medias res.

È superfluo affermare che sin dal Mozart della Sonata K 454 si resta impressionati dalla perfezione tecnica di Laura Marzadori, dal bellissimo colore del suo strumento, dall’intensità della cavata, dalla precisione del tutto: non si ricopre il ruolo di primo violino di spalla di una grande orchestra se non si possiedono queste caratteristiche. A sbalordire, invece, è la maturità dell’artista, la sua personalità debordante, la musicalità perentoria, che si serve, senza mostrarla, quasi con pudico riserbo, di una tecnica perfetta per scavare nelle pieghe dello spartito di ciò che è chiamato ad interpretare.

Laura Marzadori, all’interno del rigore formale e tecnico mostra una forza e un'individualità d’interprete dalla forza felina, un talento innato e debordante come pochi. Il suo violino canta, respira e sospira nel sublime Andante della Sonata mozartiana; si incupisce, eroicamente si impone nel colore cupo del primo movimento della Sonata n. 7 in Do minore di Beethoven; infine, con passionalità magmatica delinea una interpretazione lirica e vivida della bellissima Sonata in Fa maggiore di Felix Mendelssohn Bartholdy, a giudizio di chi scrive il coronamento di un recital di grande suggestione e da ricordare per molteplici aspetti.

Proviamo ad illustrarne qualcuno.

Il programma del recital proposto all’interno della rassegna Maggio della Musica consente a Laura Marzadori di mettere in mostra aspetti ben precisi del proprio violinismo: il garbo, la cantabilità, il magnifico legato, la precisione e la luminosità venata dai chiaroscuri ricavati dalla III e IV corda nella Sonata K 454 di Mozart; l’incisività, l’eroismo, il piglio deciso e tagliente delle arcate che chiudono l’arroventato finale del primo tempo - un Allegro con brio - della sonata beethoveniana; infine, il lirismo intenso romantico della Sonata di Mendelssohn: qui il vibrato della Marzadori sembra farsi ancor più ampio, intenso e incisivo del solito; le frasi musicali vengono forgiate con la tecnica dello sbalzo, grazie a un fraseggio macerato, che si fonda sul controllo perfetto della cavata, innervata dalla giusta dose di intensità emotiva e di dinamiche.

Tre stati emotivi ben riconoscibili e perfettamente delineati, per ciascuna delle tre Sonate proposte; ma tutti condotti ad unitatem dalla personalità artistica originale, indagatrice, dalla spiccata e incandescente musicalità della Marzadori, una violinista che dietro l’immagine professionale, concentrata e apollinea racchiude una temperamento vulcanico, una personalità artistica alla quale bastano poche battute per imporsi e farsi ricordare.

Olaf John Laneri ha il compito, probabilmente ingrato e arduo, di “duellare” musicalmente con una leonessa: l’accompagnamento è tendenzialmente equilibrato; talora, però, indugia in qualche affondo dinamico di troppo, tanto che il suono del pianoforte dà la sensazione di opporsi troppo, quasi fisicamente, a quello, di per sé sempre proeittatissimo, anche negli aerei pianissimi, incisivo e luminoso, del violino della Marzadori.

Il pubblico, al termine, resta strabiliato dalla perfezione tecnica e, soprattutto, dalla personalità magnetica e trascinante della giovanissima violinista, a proprio agio tanto in un recital quanto negli a solo orchestrali.

E proprio con riguardo ad uno dei più complessi e lunghi a solo del repertorio sinfonico eseguito dalla Marzadori, quello di Ein Heldenleben, op. 40 di Richard Strauss, Zubin Mehta, dopo un’esecuzione alla testa della Filarmonica della Scala, ha affermato testualmente: “Ho affrontato Vita d’Eroe con decine d’orchestre, credo con tutte le migliori al mondo, dai Wiener e i Berliner Philarmoniker a Los Angeles e New York Philarmonic. Però il primo violino della Scala mi ha folgorato: che temperamento, che suono bello e romantico, che precisione tecnica”. L’ascolto dal vivo di stasera, e in un programma articolato, di Laura Marzadori non può che farci ricordare e condividere le parole di Zubin Mehta.

Al termine, gli applausi sono sinceri, entusiastici e prolungati; Marzadori e Laneri regalano come bis la trascrizione per violino e pianoforte di uno dei più celebri a solo del repertorio lirico, Méditation dall’opera Thaïs di Jules Massenet, particolarmente interessante per il trasporto lirico e la varietà di colori strumentali che connotano l’esecuzione.

Sarà pur un caso, ma il vero e proprio debutto a Napoli di Laura Marzadori è avvenuto a Villa Pignatelli, luogo, per noi napoletani, consacrato alla musica sin dai tempi delle Settimane di Musica d'Insieme, ideate e organizzate - guarda caso! – da... Salvatore Accardo.


 

 

 
 
 

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