L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Pallide violette

di Roberta Pedrotti

L'opera più celebre di Cilea torna al Teatro Regio di Parma dopo quarantadue anni d'assenza in una comproduzione con il Comunale di Modena e il Municipale di Piacenza.

PARMA 24 marzo 2023 - Il bel tenore che crede di poter gestire vero amore e relazioni di convenienza ma fa solo disastri, le rivali di diversa condizione sociale e agguerritissime, una falsa notizia di guerra per svelare i sentimenti , le invettive, il tenero amore celato e non corrisposto, la festa, un casinetto boudoir dove si intrecciano amori clandestini ed equivoci, il veleno a tradimento, il tenore che torna all’ultimo momento per vedere la primadonna morire. Adriana Lecouvreurè una di quelle opere che sembrano un concentrato di topoi (e stereotipi) melodrammatici. Rischia di fare l’effetto di una vecchia zia che offre sempre le stesse caramelle ormai fossilizzate, ma alla quale si vuol bene. I versi di Colautti sono affetti da inevitabile dannunzismo, ma sono fitti di espressioni entrate nel lessico del melomane pratico di librettese. La musica di Cilea gode della felicità dell’ispirazione melodica, tuttavia l’applicazione al principio del leitmotiv può sembrare più obbligato che sentito e il rischio può essere di un certo meccanicismo.

Fa presa, coccola le memorie e le abitudini di platee e loggioni, ma è anche rischiosa, Adriana Lecouvreur, che infatti torna a Parma dopo quarantadue anni dalle ultime recite, che videro protagonista Raina Kabaivanska con la direzione di Angelo Campori. Un termine di paragone ingombrante: il soprano che ha ereditato da Magda Olivero l’identificazione con il personaggio e un direttore che è sinonimo tradizione dell’opera italiana. Prima o poi si doveva, però, infrangere l’attesa, anche senza una serata per forza di cose memorabile.

E in effetti, questa Adriana non si può dire sia stata di quelle da incidere a lettere d’oro negli annali, ma è stata comunque accolta con favore e franca cordialità dal pubblico parmigiano, che comunque non ha risparmiato un invito a una maggior vivacità rivolto al direttore [orecchi più affinati sul dialetto parmigiano mi informano che il richiamo era "ciocca meno", vale a dire "suona meno forte", che pure resta comprensibile e spesso condivisibile, nda]. Al di là del folclore locale, un po’ di vero c’è, poiché Francesco Ivan Ciampa, sul podio della Toscanini, ha teso a evitare la retorica sentimentale con tempi tendenzialmente dilatati, senza imprimere la passionalità e il ritmo incalzante che, comunque, ci si sarebbe aspettati e sarebbe stato per certi versi auspicabile, come nella scena della chiave fra Adriana e la Bouillon. Alla fine, per quanto Ciampa sia maestro solido ed esperto, si è sentita la mancanza di un lavoro di cesello nella scrittura estetizzante di Cilea e nei suoi colori, così come di una cura più incisiva di una drammaturgia musicale nella quale i richiami melodici finiscono per risuonare come punti di riferimento un po’ schematici.

Così, nel cast, chi alla fine si fa valere è la Bouillon di Sonia Ganassi, che a dispetto della voce ormai lisa, specie nel registro centro grave, esibisce una dizione sempre nitida (e sì che la prima volta che l’ascoltai dal vivo, Emma in Zelmira al Rossini Opera Festival 1995, proprio questo mi era parso il suo tallone d’Achille), un fraseggio ben ponderato, una presenza scenica e una costruzione del personaggio in cui tutta la sua esperienza, anche belcantista, è messa ben a frutto. Nondimeno, Claudio Sgura è un ottimo Michonnet, magari un po’ serioso (abituati a baritoni più brillanti nella parte, uno Scarpia provetto trasformato nel devoto amante senza speranza fa un certo effetto!), ma sempre coerente nella sua dignità, nel suo riserbo, nella nobiltà dei suoi sentimenti.

Convince meno la coppia Adriana/Maurizio, corretta ed efficace ma priva di quello smalto, di quella personalità che poi diventa la carta vincente di tutta l’opera. Riccardo Massi ha una buona vocalità, adatta alla parte, ma la tendenza a camuffare le vocali denuncia un’emissione - e, di conseguenza, un fraseggio – sovente artefatta, non sempre ben risolta oltre le doti di natura. Parimenti, Maria Teresa Leva si prodiga in filati (seppur talora alterando un po' il timbro) ed esibisce freschezza nelle espansioni a piena voce, ma se questa deve essere la grande diva della Comédie française ci si aspetterebbe altra tornitura, altra eloquenza nel canto di conversazione, così come nel monologo di Fedra (o nel finale) sarebbe necessaria una nobiltà che faccia impallidire gli aristocratici presenti, non un accento verista francamente sopra le righe.

Adriano Gramigli è un efficace principe di Bouillon, Saverio Pugliese è l’Abate di Chazeuil, Stefano Consolini Poisson, SteponasZonysQuinault, Vittoriana De Amicis la Jouvenot e Carlotta Vichi la Dangeville, Damiano Lombardo un Maggiordomo. Una sicurezza, come sempre, il coro del Regio preparato da Martino Faggiani.

Lo spettacolo di Italo Nunziata è ambientato in pieno Novecento, traslazione consueta e indolore per un’opera che tratta di una diva che muore d’arte e d’amore e non è un documentario sulle sorti della Curlandia al tempo di Molière. Tutto fila liscio, senza nessuna particolare illuminazione o sorpresa (ma non si vede la necessità di far gettare il mazzolino fatale per terra e non nel fuoco, cambiando all’uopo il testo, quando le fiamme avrebbero anche facilitato l’intossicazione e reso più coerente il dialogo) e alcune belle immagini, come l’ombra della diva che si proietta su un sipario sul fondo. Le scene, ben funzionali, sono di Emanuele Sinisi, i costumi di Artemio Cabassi, le luci di Fiammetta Baldiserri e le coreografie di Danilo

La routine si addice ad Adriana? Si può sospettare che la regga meno di altri titoli, ma il fatto resta uno: per principio, in musica e in teatro non si dovrebbe mai far routine; nella realtà dei fatti, è inevitabile che capiti. Sipario, applausi, e siamo pronti per il prossimo spettacolo.

 


 

 

 
 
 

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.