L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Aromi barocchi

di Roberta Pedrotti

L'edizione 2023 dell'Argiano Baroque Music Festival si conclude con un bell'omaggio a Carl Friedrich Abel nel trecentesimo della nascita con l'ensemble La tabatière.

ARGIANO (MONTALCINO, SI), 27 agosto 2023 - Quando si dice locus amoenus si rischia sempre di esagerare nello stereotipo. Però, nel territorio di Montalcino, la tenuta di Argiano a Sant'Angelo in Colle sarebbe difficile da definire diversamente: la villa cinquecentesca con il suo giardino all'italiana, i filari di viti, la luce e la brezza di un tramonto di fine estate. E poi, prima del concerto, la luce del tramonto si riflette in un calice di Brunello, la brezza ne raccoglie i profumi, si degusta insieme con una bella selezioni di prodotti tipici: di tutte le passioni, quella della musica, arte immateriale per eccellenza, è una delle meno ascetiche, forse proprio perché concentrandosi sul senso più volatile e inafferrabile si è abituati a cercare sinestesie, intrecci ed esaltazioni di udito, vista, tatto, olfatto e gusto. Anche, ma non solo per questo, l'Argiano Baroque Music Festival è una tappa cui conviene cercare di trovar spazio nel fitto calendario dei concerti estivi.

Il motivo principale, ovviamente, resta la musica e la programmazione, per nulla banale, consente di apprezzare non solo grandi nomi (è passato di qui pure Christophe Rousset) ma anche giovani più o meno affermati. Oggi è la volta dell'ensemble La tabatière, di stanza a Francoforte, internazionale per organico (italiani sono Lorenzo Gabriele, traversiere, e Rebecca Raimondi, violino barocco; tedesco Martin Jantzen, viola da gamba, e coreana Seulki Bae, clavicembalo). Il nome è ricavato da un aneddoto secondo il quale l'imperatore Giuseppe II avrebbe paragonato le musiche di Mozart e Haydn a preziose tabacchiere d'oro realizzate, rispettivamente, a Parigi e a Londra. E proprio di tesori londinesi si vuole schiudere oggi lo scrigno, ripercorrendo la vita di Carl Friedrich Abel (1723 – 1787) nel trecentesimo della nascita. Virtuoso della viola da gamba, entrò nell'orchestra diretta da Hasse a Dresda, per poi trasferirsi a Londra e trovare la fortuna anche come compositore e promotore di concerti in un felice sodalizio con l'impresaria Teresa Cornelys e l'amico Johann Sebastian Bach. I legami fra la famiglia Abel e la famiglia Bach sono, peraltro, ben radicati, fin da quando il padre di Abel era nell'orchestra di corte di Köthen e Johann Sebastian ricopriva la carica di maestro di cappella. Ecco allora che a opere di Carl Friedrich Abel che testimoniano varie fasi della sua carriera si alternano corrispondenti pagine di Bach padre e figlio e di Johann Adolph Hasse. Si apprezza l'evoluzione personale del celebrato, ma anche il suo percorso biografico, i suoi incontri, le relazioni con un mondo musicale in movimento nel tempo e nello spazio, dal contrappunto allo stile galante, con organici che alternano ruoli di accompagnamento, rilievo solistico, dialogo alla pari.

La presentazione affidata a Gabriele è accattivante, il filo narrativo impreziosisce il concerto al pari della percepibile complicità fra gli strumentisti. Si vorrebbe dedicare, trattandosi anche di un programma dedicato a un virtuoso dello strumento, una parola in più al gambista Jantzen, e senz'altro il giovane interprete si fa valere per qualità di suono, dominio tecnico e sensibilità musicale. Tuttavia, ciò non va a detrimento delle qualità dei colleghi, che non sono messi in ombra, ma parte integrante di un bel discorso condiviso, di una narrazione che si gusta con piacere ricordando una figura come quella di Abel, celebre ai suoi tempi, emblematica del cosmopolitismo artistico dell'Europa settecentesca, ma oggi assai trascurato nei programmi concertistici e discografici. Si gustano primizie, insomma, aromi preziosi nella brezza del crepuscolo fra i colli del Brunello: sentori di tannino, riflessi ocra, suoni di viaggi e incontri di trecento anni fa come di oggi.


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