L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Il pianista col quid

di Alberto Spano

Ludmil Angelov conferma la sua personalità artistica in un recital a Imola dal titolo Around Chopin.

IMOLA (BO), 22 agosto 2023 – Il pianista bulgaro Ludmil Angelov vinse il Concorso “Piano Masters” di Monte Carlo nel 1994, a trentatré anni. Una bella affermazione, a coronamento di una cospicua carriera di frequentatore di concorsi internazionali, in una competizione molto particolare, alla quale accedono esclusivamente i vincitori di concorsi internazionali, una sorta di “concorso dei concorsi” nel quale sì è spesso premiato il talento assoluto, ormai scevro dalla competizione. Praticamente l’incontro di pianisti già affermati e in carriera, che si mettono in gioco per un’ultima volta per affermare la loro unicità nell’agone concertistico. E a ben guardare l’albo d’oro del “Piano Masters” di Monte Carlo una cosa balza subito all’occhio: trattasi tutti di pianisti che possiedono un qualcosa di particolare, un quid che li distingue dalla marea dei vincitori di concorsi internazionali.

Quasi dopo trent’anni – una vita – ritroviamo Ludmil Angelov, oggi sessantaduenne, nel cuore dell’Emilia Romagna Festival per un recital all’aperto nel Chiostro del Palazzo Vescovile di Imola, un luogo affascinante, con la presenza di un gran coda Steinway preparato da Flavio Liberalon, posizionato sotto il portico centrale, in modo che il suono si possa espandere lateralmente con eccezionale effetto acustico (anche per chi suona). Angelov, in forma smagliante, quel “quid” ha dimostrato di possederlo, e ad abundatiam. Intanto per la capacità di disegnare un impaginato di programma di rara bellezza, intitolato “Around Chopin”, in cui a pagine famosissime del polacco sono accortamente accostate pagine di compositori cosiddetti minori che con Chopin hanno avuto parecchio a che fare: Julian Fontana, Carlo Mikuli, Juliuz Zabrebski, Aleksander Michalowski e Ignaz Friedman. Dunque uno di quei programmi in cui l’interesse musicologico parrebbe prevalere su quello artistico, un concerto per “specialisti” cioè la cui disanima porterebbe a scrivere pagine e pagine di commenti, quasi una piccola lezione di storia della musica. Nel sottrarci al grave rischio, diremo solamente che Angelov è lettore sensibile di queste pagine desuete, che affronta con un ammirevole impegno personale per spremerne il più possibile i valori musicali e tecnici. Si ascolta dunque la deliziosa e quasi ingenua Mazurca n. 1 in mi maggiore di Julian Fontana (1810-1869), coetaneo, allievo e amico di Chopin, che fra gli altri più gli fu vicino negli ultimi mesi di vita, che più contribuì alla diffusione del suo genio avendo pubblicato personalmente molte sue composizioni (la discussa “edizione Fontana” che tanto mette in crisi i moderni interpreti del polacco). Maggiore talento musicale, piglio personale e brillantezza virtuosistica possiedono le due Mazurche di Carl Mikuli (1821-1897) altro celebre allievo di Chopin, che più di ogni altro si incaricò di diffondere la poetica e lo stile esecutivo autentico chopiniano attraverso una celebre e controversa revisione dell’omnia chopiniana, prepotentemente tornata di moda fra i pianisti delle ultime generazioni, i cosiddetti “post moderni”. Allievo di Mikuli fu il polacco Aleksander Michalowski (1851-1938), un grande virtuoso che incantò anche Franz Liszt, che ha lasciato una ventina di straordinarie registrazioni a 78 giri, che fu autore delle due Mazurche in do diesis minore e in la bemolle maggiore, da Angelov perfettamente realizzate nel loro spumeggiante virtuosismo. Allievo di Franz Liszt fu invece Julius Zabrebski (1810-1895) autore di una salottiera Grande Polonaise op. 6 in la diesis maggiore, in cui si avverte qua e là emergere qualche elemento genuinamente chopiniano, pur mantenendo una propria cifra. Una gemma musicale e una piacevole scoperta l’ascolto delle Sei Mazurche op. 85 di Ignaz Friedman (1882-1948), l’eccelso pianista polacco ritenuto insuperato interprete delle mazurche di Chopin, per qualcuno l’unico ad aver colto al più alto grado il vero spirito chopiniano in questa speciale danza popolare al ritmo di tre quarti. Dall’alto della sua sapienza Friedman si rivela compositore non epigono, con una sua voce autentica, fatta di delicatezze e di sussurri, di momenti estatici e profondi, sapientemente messi in rilievo da Angelov che le suona con morbidezza, suono bellissimo e acceso lirismo. Il lettore a questo punto può forse lentamente intuire in cosa consista il “quid” di Angelov, offerto dalla prima nota all’ultima sia nelle belle pagine dei minori che nei capolavori sommi di Chopin: un suono puro, come leggermente sospeso, una voce media di indicibile consistenza, frutto di un’articolazione speciale e di una speciale organizzazione di pesi e contrappesi, con sublimi rubati e fraseggi. Come altrimenti descrivere le meravigliose quattro Mazurche dell’op. 24 di Chopin che aprivano il programma, nelle quali Angelov sfodera un suono quasi attutito che proviene da lontano? Come descrivere altrimenti lo stupore estatico nella seconda parte del “Meno mosso” in re bemolle minore della Polacca op. 26 n.1, vertice di intensità emotiva dell’intero concerto, con una sublime melodia sostenuta da un fraseggio quasi parlante. Ancora meraviglie di suono morbido ma penetrante nella Mazurca n. 17 n. 4 in la minore, per una volta offerta candida e ripulita da ogni sentimentalismo. Infine Angelov tira fuori le unghie come un felino nella Polacca “Eroica”, quasi a voler dimostrare di essere un grande pianista. Grande pianista lei lo è Maestro Angelov: non servono le ottave a farlo capire. Basta la chiusa della Mazurca in si bemolle minore op. 24 con cui aveva aperto il programma, con quella incredibile attesa fra le note di un semplicissimo accompagnamento nella mano sinistra. ‘Magic moment’ in una calda notte imolese, che serberemo caro nel nostro ricordo.


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