L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

I mottetti dei Bach

di Luca Fialdini

Le voci dei Tölzer Knabenchor risuonano nella cattedrale di Pisa per il quarto appuntamento con la XXII edizione di Anima Mundi

PISA – Li chiamano «gli angeli di Baviera» e, dopo aver assistito a una loro esibizione, è facile capire che la suggestione del nome non è un’iperbole. Il Tölzer Knabenchor si impone come una realtà di riferimento all’interno del panorama corale internazionale, una posizione che – se ce ne fosse ancora bisogno – il concerto ad Anima Mundi ha ribadito.

La proposta è quella di un repertorio specifico, che volutamente esclude titoli particolarmente noti privilegiando pezzi rari o comunque molto poco familiari al grande pubblico: mottetti (quasi tutti in doppio coro) a cappella selezionati all’interno della produzione della famiglia Bach. Tra quelle chiamate in causa c’è naturalmente la firma di Johann Sebastian, alla quale si aggiungono quelle dei cugini Johann Christoph e Johann Ludwig, quella di Johann (capostipite del ramo Bach di Erfurt) e quella del cugino nonché suocero Johann Michael. Quello che si compone è sì il ritratto di una delle famiglie che più ha legato il proprio nome al mondo della musica e della composizione, ma costituisce anche lo spaccato di una civiltà musicale molto specifica e circoscritta, ossia quella che ruotava attorno alla composizione chiesastica luterana del XVII secolo fino agli inizi del XVIII.

L’ascolto permette così di individuare quale fosse la prassi comune e di rintracciare nei singoli brani le convenzioni e gli spunti innovativi, di comprendere il rapporto fra testo e musica, termini incastonati in un’esecuzione storicamente informata che – tra l’altro – restituisce anche il suono dell’antico coro da chiesa in cui le parti di soprano e contralto erano affidate non alle voci femminili ma alle voci bianche.

Davvero pregevole il basso continuo garantito da Clemens Haudum all’organo e Vanessa Lorenz al violone, due timbri che si amalgamano in modo interessante con il colore vocale dei Tölzer e dal risultato molto soddisfacente in rapporto all’acustica della Cattedrale di Pisa.

In sede d’esecuzione, gli elementi che colpiscono sin dal primo ascolto sono il timbro caratteristico, l’intonazione impeccabile, la chiarezza dell’articolazione e della dizione, la cura scrupolosa del fraseggio, l’equilibrio tra voci bianche e voci maschili, il bell’affiatamento dei coristi e la gioia di fare musica insieme, quest’ultimo un dettaglio che nelle grandi formazioni orchestrali o corali non sempre emerge in modo tanto netto. Queste le generalità, ma sin dal primo brano in programma, il poderoso mottetto per doppio coro Singet dem Herr ein neues Lied BWV 225 di Johann Sebastian Bach, che fornisce l’occasione di mostrare immediatamente le caratteristiche peculiari dei Tölzer perché il mottetto si articola in quattro sezioni, ognuna delle quali contraddistinta da un impiego differente dell’organico: l’intera formazione in doppio coro, l’uso ricorrente dei soli, l’utilizzo indipendente di uno dei due cori con o senza solisti, tutte frecce che l’arco del Knabenchor dimostra di saper scoccare con estrema precisione. In particolare l’utilizzo della spazializzazione (che non è una scoperta della musica contemporanea) è qualcosa che colpisce; non tanto per la cosa in sé – che è vista e rivista – ma per la tenuta ineccepibile dei soli dislocati all’infuori dell’emiciclo del coro, come è accaduto nell’Unser Leben ist ein Schatten di Johann Bach. Nel corso del programma il coro è stato presentato in varie formazioni, spesso in doppio coro al completo, a volte con i ranghi sfoltiti, spesso con piccole formazioni solistiche estratte dalla massa e non c’è mai stato un solo momento in cui questi continui mutamenti, anche in corso d’esecuzione, abbiano portato la minima ombra di incertezza. Una simile duttilità la si incontra raramente, anche a livelli sommi.

Lavori di intima espressività (il doppio coro Herr, nun lässest du deinen Diener e il Fürchte dich nicht a 5 voci di Johann Christoph Bach, l’Unsere Trübsal a 6 voci di Johann Ludwig Bachl, i doppi cori Nun hab ich überwunden di Johann Michael Bach e Sey nun wieder zufrieden meine Seele di Johann Bach) cedono il passo a pagine che privilegiano un contrappuntismo più denso come il luminoso Das ist meine Freude di Johann Ludwig Bach e il Lobet den Herrn, alle Heiden BWV 230 a 4 voci di Johann Sebastian Bach, oppure autentici testimoni dello stile severo come l’Ich lasse dich nicht di Johann Christoph Bach, la cui scrittura fa pensare ai cori battenti. Rimarchevole la cura riservata alle sezioni contrappuntistiche, in cui gli ingressi si distinguono molto bene così come gli intrecci delle linee vocali.

Ottima la direzione di Marco Barbon: gesto chiaro e tempi giusti forniscono un eccellente supporto ai Tölzer che possono contare su una solida guida. Barbon propone una lettura rigorosa delle partiture bachiane ma non rigida, valorizzando il misticismo della scrittura e ponendo attenzione all’intellegibilità delle trame contrappuntistiche.


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