L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Meditazioni viennesi

di Roberta Pedrotti

Schubert e Haydn si confrontano nel bel programma pasquale della Form, con la direzione di Umberto benedetti Michelangeli e la voce recitante di Chiara Baschetti.

JESI 23 marzo e MACERATA 27 marzo 2024 - Dopo averla toccata, lungo il corso del Danubio, nel concerto di Capodanno, la geografia musicale della Filarmonica marchigiana non poteva esimersi dal fermarsi per un'intera tappa a Vienna. Lo fa alle soglie della Pasqua cattolica e protestante e il programma punta alla Musica instrumentale sopra le 7 ultime parole del nostro Redentore in croce ovvero Sette Sonate con una introduzione ed alla fine un Terremoto Hob:XX:1. Prima, però, del dramma spirituale e universale, viene lo spasimo sospeso dell'Incompiuta di Schubert, la perfezione tesissima di quei due movimenti privi del compimento in uno scherzo e in un finale.

Umberto Benedetti Michelangeli opta per uno schieramento dell'orchestra alla tedesca, con violini primi e secondo separati all'esterno, dal cuore del semicerchio violoncelli, viole e contrabbassi a sprigionare, con un impatto fisico, il calore profondo delle prime battute, là dove sembra quasi che fiati e archi più acuti suggeriscano una versione oscura e perturbante della Elfenmusik di Mendelssohn. Lo Schubert fantastico, inquieto e inquietante dell'Erlkönig non è lontano e il podio ne cura l'afflato romantico con suono pieno e ben definito, articolato con intelligenza e convincente tensione poetica. La tinta distintiva della Sinfonia è colta e sfumata in modo da esprimerne il pathos senza inutili sottolineature.

Dal pathos interiore del primo Romanticismo al dramma mistico del tardo Illuminismo, già imbevuto di sentimento, pietismo e Sturm und Drang, il passo pare naturale. Se l'Introduzione e le Sonate di Haydn si muovono in una relativa uniformità agogica, con tempi tendenzialmente lenti, fino all'esplosione furiosa del Terremoto, la partitura presenta in filigrana una scrittura ricchissima, seppur ascetica. Di fronte alle Sette parole appare lampante la definizione di Haydn come padre non solo del Classicismo, ma anche di buona parte dell'Ottocento europeo. Vicino, vicinissimo appare il misticismo filosofico e non confessionale di Mozart nella Zauberflöte o nella Maurerische Trauermusik, già sono chiari modelli che saranno adottati da Beethoven Rossini, Verdi... Di fronte a una tale sintesi concettuale, che Benedetti Michelangeli pare evidenziare con il contrasto fra la trasparenza levigata e meditativa dell'agonia e lo sconquasso repentino del Terremoto, le parole sembrano quasi superflue. Perfino la traduzione italiana può essere eccessiva, e non per nostalgia preconciliare, ma per l'essenzialità propria della lingua latina, particolarmente adatta a punteggiare l'eloquenza musicale. Tuttavia, Haydn stesso testimonia che la sua musica era intercalata da riflessioni del Vescovo, ragion per cui in questa occasione si è pensato di utilizzare, a chiosa delle parole evangeliche, passi di Don Renato Laffranchi, Padre Ermes Ronchi, Franca Grisoni, Don Paolo Scquizzato, Diego Fratelli, Mario Luzi e Charles de Foucauld. La lettura è affidata a Chiara Baschetti, volto soprattutto televisivo, al suo debutto assoluto in teatro, salutato da applausi convinti per l'approccio attento e misurato quanto sentito.

Fin dal debutto, dedicato dal direttore con tutti i musicisti alla memoria di Maurizio Pollini, la Pasqua viennese dell'orchestra regionale delle Marche ottiene un caloroso successo e registra, nel suo cammino, anche un piccolo, significativo imprevisto: il 26 marzo, ad Ancona, il primo oboe Fabrizio Fava è indisposto e a sostituirlo sale sul palco a sorpresa il neo direttore artistico Francesco Di Rosa (primo oboe dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia). Un bel gesto di ottimo auspicio per lo spirito della nuova direzione.


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