L’ape musicale

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Sylvia apre la nuova Stagione di Balletto

La coreografia di Manuel Legris sulla straordinaria partitura di Delibes arriva alla Scala

un nuovo debutto e una grande vetrina per le stelle scaligere

Il soggetto

Sequenza scene

Sylvia alla Scala

saggio di Klaus Kieser

Manuel LegrisLuisa SpinatelliMonia TorchiaJacques GiovanangeliJean François VazelleKevin Rhodes

Presentazione a cura di Michele Olivieri

La nuova Stagione di Balletto si inaugura con una grande apertura e con un debutto per la Scala, che prosegue il filone del recupero del repertorio ottocentesco a cui il nostro tempo ha saputo dare nuova vita e nuova vitalità. Dopo Le Corsaire, presentato con grande successo nella coreografia di Anna-Marie Holmes la scorsa Stagione, ora sarà Sylvia a risplendere in scena, nella recentissima versione di Manuel Legris, creata per lo Staatsballett di Vienna di cui è direttore. Ispirato al dramma pastorale Aminta di Torquato Tasso, Sylvia ou la Nymphe de Diane andò in scena all’Opéra di Parigi nel 1876. Tra fasti mitologici, ninfe, satiri, pastorelli e dei dell’Olimpo, fu la straordinaria partitura di Delibes a trionfare: raffinata e ricchissima nei ritmi, armonie e melodie, ebbe in Čajkovskij un convinto ammiratore. Nel solco della tradizione francese, Manuel Legris crea nel 2018 la sua versione, dando nuova vita e nuova veste a uno dei grandi classici dell’Ottocento, con freschezza ed energia, caratteri forti e virtuosismi, esaltati dall’allestimento di Luisa Spinatelli, di grande impatto visivo.

Coprodotta con il Teatro alla Scala, Sylvia arriva ora al Piermarini a inaugurare la nuova Stagione come nuovo debutto per il Corpo di Ballo scaligero e di fatto decretando un nuovo ingresso nel repertorio della Compagnia: prima d’ora Sylvia, ninfa di Diana, il pastore Aminta e le loro contrastate vicende d’amore andarono in scena alla Scala nel lontano 1894 quando Giorgio Saracco riprodusse la coreografia di Mérante con inevitabili varianti e una celebre protagonista, Carlotta Brianza; sul nostro palcoscenico fu poi il New York City Ballet a danzare nel 1953 Sylvia: Pas de Deux, passo a due dal terzo atto creato daGeorge Balanchinenel 1950 per Maria Tallchief e André Eglevsky.

Dal 17 dicembre al 14 gennaio saranno nove le recite di questa nuova attesissima produzione che i giovani hanno già individuato come appuntamento imperdibile, mandando sold out in pochi minuti l’Anteprima a loro dedicata (sabato 14 dicembre). Una produzione che promette quindi fuochi d’artificio che metterà in risalto gli artisti del Balletto scaligero impegnati nei numerosi ruoli principali e nelle scene corali di grande fascino.

Nel ruolo di Sylvia saranno Martina Arduino, in scena all’Anteprima Giovani (sabato 14 dicembre), alla prima del 17 dicembre e poi nelle repliche del 29 dicembre (ore 14.30) e nelle sere del 11 e 14 gennaio, Nicoletta Manni, nelle recite del 18, 21 (ore 14.30) e 31 dicembre alle ore 18 ed anche il 3 gennaio e Maria Celeste Losa nella recita pomeridiana Invito alla Scala del 14 gennaio. Nel ruolo di Aminta si alterneranno Claudio Coviello, Marco Agostino e Nicola Del Freo, in quello di Orione Christian Fagetti, Gabriele Corrado e Marco Agostino. Eros sarà Nicola Del Freo, poi Mattia Semperboni e Christian Fagetti, mentre Diana sarà impersonata da Maria Celeste Losa e da Alessandra Vassallo. Accanto a loro gli altri artisti scaligeri impegnati nei ruoli di Endimione (Gabriele Corrado poi Gioacchino Starace), di un Fauno (Federico Fresi in alternanza con Valerio Lunadei), una Naiade (Vittoria Valerio poi Agnese Di Clemente), una Contadina (Antonella Albano poi Emanuela Montanari), un Contadino (Mattia Semperboni in alternanza con Eugenio Lepera), un Pastorello (Valerio Lunadei poi Domenico Di Cristo), due Cacciatrici (Gaia Andreanò con Alessandra Vassallo e con Vittoria Valerio), due schiave nubiane (Vittoria Valerio con Alessia Auriemma, poi Camilla Cerulli con Benedetta Montefiore), e tutto il Corpo di Ballo a impersonare satiri, sileni, driadi, naiadi cacciatrici e vestali, contadini e schiave che popolano questo mondo fantastico e avvincente, che prende forma sulla musica di Delibes, eseguita dall’Orchestra della Scala e che vedrà sul podio, così come al debutto a Vienna di questa versione, il M° Kevin Rhodes.

Sylvia ou la Nymphe de Diane andò in scena per la prima volta all’Opéra di Parigi nel 1876; Louis Mérante, fu il coreografo e il balletto fu il primo ad essere rappresentato nel recente teatro dell’opera Garnier con Rita Sangalli, di formazione scaligera, prima protagonista. La tradizione francese di questo balletto - che negli anni successivi al debutto francese venne allestito con altre coreografie in Europa e in Russia - riporta a diversi autori, che ripresero nel tempo questo balletto all’Opéra, a partire dal 1919 da Léo Staats, poi Serge Lifar nel 1941, Albert Aveline nel 1946 fino a Lycette Darsonval alla fine degli anni settanta del Novecento.

Nel solco di questa tradizione francese, Manuel Legris crea nel 2018 la sua versione rivolgendosi a questo titolo, così legato alla sua formazione e al balletto accademico, da cui attinge per riportare in vita questo balletto, ispirato da una ricca e articolata trama che intreccia divinità e umanità e che trattando una tematica universale come l’amore, perde qualunque rischio di stucchevolezza e va incontro al pubblico di oggi, per affascinarlo con una storia senza tempo immersa in una atmosfera fantastica. La drammaturgia e il libretto sono stati curati da Manuel Legris e Jean-François Vazelle (da Jules Barbier e Jacques de Reinach autori del libretto originale), con moltissimi ruoli ben connotati da un linguaggio coreografico preciso e specifico, in modo da rendere assolutamente chiara e leggibile la storia e i suoi intrecci. Anzi, il motore della vicenda, il celato amore di Diana per Endimione, viene chiarificato nel prologo, solitamente solo musicale. Tradizione e eredità, modernizzazione e semplificazione, non falsificando né tradendo - questi i punti cardine del lavoro svolto per questa nuova Sylvia, che non ha puntato al recupero filologico ma vuole mantenere lo spirito originario, aggiungendo un tocco di freschezza, per riportare il pubblico al piacere di assistere a un balletto classico, che pur non avendo avuto la stessa fortuna e risonanza del Lago dei cigni o dello Schiaccianoci merita di avere un posto di tutto rispetto nel panorama dei classici dell’Ottocento.


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