L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Indice articoli

 

Il Calendario

Lunedì 6 aprile

www.raiplay.it (online per 30 giorni dalla data di pubblicazione)

Giuseppe Verdi, Giovanna d'Arco

Direttore Riccardo Chailly, regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier, scene di Christian Fenouillat, costumi di Agostino Cavalca. Con Anna Netrebko, Francesco Meli, Carlos Álvarez, Dmitry Beloselskiy. Teatro alla Scala, 2015. Inaugurazione della Stagione 2015/2016.

Giovanna d’Arco occupa una posizione importante nella produzione giovanile di Verdi, che nel 1845 la definisce “La migliore delle mie opere senza eccezione e senza dubbio”: la prima aveva avuto luogo al Teatro alla Scala il 15 febbraio 1845 e il caloroso successo di pubblico è testimoniato dall’elevato numero di rappresentazioni, 17, e dalla popolarità del valzerino intonato dagli spiriti maligni, che diventa un tormentone degli organetti da strada milanesi. Pure la povertà dell’allestimento sarà tra le ragioni della rottura tra Verdi e l’impresario Merelli, mentre la controversa figura di Giovanna (che sarà canonizzata solo nel 1920) insospettiva la censura. Giovanna d’Arco è, tra i titoli dei cosiddetti “anni di galera”, il più gravido di futuro, una partitura sperimentale che fa da cerniera tra le esperienze giovanili e la “trilogia popolare”. L’orchestrazione, curatissima, includefisarmonica, campane, sistri, arpe, un cannone e, nell’ultima romanza di Carlo, un sorprendente accompagnamento di corno inglese e violoncello solo. Inaugurando la Stagione 2015/2016 Riccardo Chailly rende piena giustizia alla partitura anche grazie a un cast sontuoso che comprende Anna Netrebko Francesco Meli e Carlos Álvarez, mentre la regia simbolica di Moshe Leiser e Patrice Caurier si illumina di memorabili colpi di scena, tra cui l’apparizione della cattedrale di Reims.

Rai 5 ore 10:00 circa

Pagliacci di Ruggero Leoncavallo / Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni

Direttore Daniel Harding, regia di Mario Martone, scene di Sergio Tramonti, costumi di Ursula Patzak, con Oksana Dyka, José Cura, Ambrogio Maestri, Luciana D’Intino, Yonghoon Lee e Claudio Sgura. Teatro alla Scala, 2011.

Il cosiddetto Verismo è parte integrante della tradizione operistica italiana, e alcuni titoli restano tra i più amati dal pubblico. Fu un direttore coltissimo e di gusto indubbio come Gianandrea Gavazzeni a farsi primo paladino dei valori musicali e teatrali di questi autori. In anni più recenti Mario Martone ha offerto letture registiche improntate a concisione ed efficacia drammatica, proprio a cominciare dal dittico scaligero del 2011 in cui ogni bozzettismo è bandito a favore della scarna ineluttabilità dell’azione. Una visione che rispecchia l’elegante direzione di Harding, in cui retorica ed eccessi sentimentali sono prosciugati in una lettura tragica che tiene conto del contesto internazionale dell’epoca ma innanzitutto di valori schiettamente musicali. Generosa la distribuzione vocale con Oksana Dyka e José Cura protagonisti di Pagliacci e Luciana D’Intino e Yonghoon Lee di Cavalleria.

Martedì 7 aprile

www.raiplay.it (online per 30 giorni dalla data di pubblicazione)

Wolfgang Amadeus Mozart, La finta giardiniera

Direttore Diego Fasolis, regia di Frederic Wake-Walker. Con Hanna-Elisabeth Müller, Anett Fritsch, Bernard Richter, Giulia Semenzato e Mattia Olivieri. Teatro alla Scala, 2018.

Con La finta giardiniera diretta da Diego Fasolis il progetto di esecuzione di opere del Settecento su strumenti originali con la compagine barocca sorta in seno all’Orchestra ha affrontato (alla Scala ma anche in tournée in Cina) il primo titolo mozartiano dopo un programma dedicato finora solo a Händel. Mozart compone il “dramma buffo” La finta giardiniera a 19 anni per Monaco di Baviera. Alla Scala, dove si ricordava solo un’esecuzione alla Piccola Scala nel 1970 con Zoltán Peskó e la regia di Filippo Crivelli, viene presentato lo spettacolo del Festival di Glyndebourne che nel 2014 ha rivelato il talento di Frederic Wake-Walker, giovane regista britannico che alla Scala ha realizzato anche una nuova produzione de Le nozze di Figaro. Il cast comprende alcune delle migliori voci della nuova generazione di cantanti (e attori) mozartiani: Hanna-Elisabeth Müller, Anett Fritsch, Bernard Richter, Giulia Semenzato e Mattia Olivieri.

Rai5 ore 10:00 circa

Gioachino Rossini, Il viaggio a Reims

Direttore Ottavio Dantone, regia di Luca Ronconi, scene di Gae Aulenti, costumi di Giovanna Buzzi. Con Patrizia Ciofi, Daniela Barcellona, Juan Francisco Gatell, Nicola Ulivieri.

Teatro alla Scala, 2009.

Di tutte le produzioni della Rossini renaissance, Il viaggio a Reims resta tra le più leggendarie. La partitura che si credeva perduta fu ritrovata nel 1977 nella biblioteca di Santa Cecilia; l’edizione critica a cura di Janet Johnson e Philip Gossett rese possibile la prima moderna al Rossini Opera Festival di Pesaro nel 1984 in uno spettacolo storico che, con alcune modifiche, venne ripreso alla Scala l’anno seguente. Dirigeva allora Claudio Abbado, con un cast che riuniva le migliori voci rossiniane degli anni ’80. Lo spettacolo ingegnoso e irresistibile con cui Luca Ronconi e Gae Aulenti hanno trasformato in punti di forza le debolezze della drammaturgia è stato ripreso nel 2009 con la direzione di Ottavio Dantone e un cast rinnovato in cui spiccano Annick Massis, Carmela Remigio,Patrizia Ciofi e Daniela Barcellona.

Mercoledì 8 aprile  

www.raiplay.it (online per 30 giorni dalla data di pubblicazione)

Giuseppe Verdi, La traviata

Direttore Daniele Gatti, regia e scene di Dmitri Tcherniakov, costumi di Dmitri Tcherniakov e Elena Zaytseva. Con Diana Damrau, Piotr Beczala, Zeljko Lucic e Mara Zampieri.

Inaugurazione Stagione 2013/2014.

Giuseppe Verdi nasceva a Roncole di Busseto il 10 ottobre 1813. In occasione del bicentenario della nascita la Scala inaugurava la Stagione con La traviata. Titolo iconico e sempre delicato alla Scala, dove lo spettacolo leggendario diretto da Giulini con la Callas e la regìa di Visconti sembrava aver creato un incantesimo rotto solo da Muti con lo spettacolo fastoso e tradizionale di Liliana Cavani. Non stupisce quindi che il tentativo di Dmitri Tcherniakov di dare al capolavoro più contemporaneo di Verdi una lettura contemporanea suscitasse riserve e contestazioni, dando comunque l’occasione per un dibattito forse non inutile. Attuale ma al riparo dalle contestazioni il versante musicale, con Daniele Gatti sul podio e un cast internazionale dominato dalla vocalità infallibile di Diana Damrau. Memorabile anche il cameo di Mara Zampieri, non domestica ma confidente in momenti di solidarietà femminile che restano tra le idee più valide della regia.

Rai5 ore 10:00 circa

Giuseppe Verdi, Simon Boccanegra

Direttore Daniel Barenboim, regia di Federico Tiezzi, scene di Antonio Bisleri, costumi di Giovanna Buzzi. Con Plácido Domingo, Anja Harteros, Fabio Sartori, Ferruccio Furlanetto.

Teatro alla Scala, 2010.

Simon Boccanegra è tra i titoli verdiani più identificati con la Scala. In tempi di discordi posizioni critiche fu Gianandrea Gavazzeni a farsene paladino; il 7 dicembre 1971 Claudio Abbado e Giorgio Strehler firmarono uno spettacolo storico che contribuisce a formare l’identità del Teatro. Partitura densa e ombrosa, Simon Boccanegra è una sfida per ogni direttore: Daniel Barenboim la assume con autorità musicale e senso tragico nel 2010 contando in palcoscenico sulla forza carismatica di Plácido Domingo che nella parte del protagonista tornava alla Scala come baritono. Con lui un cast inappuntabile formato da Anja Harteros, Fabio Sartori e Ferruccio Furlanetto. Federico Tiezzi immagina per quest’opera eminentemente politica uno spettacolo elegante ed essenziale in cui l’illusoria ambientazione storica svanisce nell’ultima scena quando accanto ai protagonisti in abiti trecenteschi appare il coro in abiti del tempo di Verdi e un gigantesco specchio riflette la platea a indicare l’immutata validità del messaggio di Verdi.

Rai5 ore 21:15 circa

Giacomo Puccini, Turandot (finale Luciano Berio)

Direttore Riccardo Chailly, regia di Nikolaus Lehnhoff, scene di Raimund Bauer, costumi di Andrea Schmidt-Futterer. Con Nina Stemme, Aleksandr Antonenko, Maria Agresta, Alexander Tsymbalyuk. Teatro alla Scala 2015, spettacolo di apertura di Expo Milano.

Con questa produzione, andata in scena per l’apertura di Expo 2015 in una Scala e una città che vivevano l’emozione di una prima, Riccardo Chailly dirigeva il suo primo titolo d’opera da Direttore Musicale e dava inizio al ciclo di esecuzioni pucciniane in edizione critica. Per l’occasione Nikolaus Lehnhoff ripensava la spettacolare messa in scena espressionista già presentata con Chailly ad Amsterdam e che, come la direzione del Maestro, sottolineava la dimensione europea del teatro di Puccini. Nina Stemme è Turandot, Aleksandr Antonenko il principe Calaf, Maria Agresta Liù, Alexander Tsymbalyuk Timur.Il finale scelto è quello di Luciano Berio, che veniva eseguito per la prima volta in forma scenica alla Scala. Berio lo compose nel 2001 riprendendo per la prima volta 23 dei complessivi 30 schizzi lasciati da Puccini contro i 4 inseriti nel tradizionale completamento di Alfano che Toscanini scelse di non dirigere alla prima assoluta dell’opera alla Scala; la prima assoluta del finale di Berio fu diretta da Riccardo Chailly nel 2002 al Festival delle Canarie.

Giovedì 9 aprile

www.raiplay.it (online per 30 giorni dalla data di pubblicazione)

Giacomo Puccini, Madama Butterfly (versione Teatro alla Scala 1904)

Direttore Riccardo Chailly, regia di Alvis Hermanis, scene di Alvis Hermanis e Leila Fteita, costumi di Kristine Jurjane. Con Maria José Siri, Bryan Hymel, Carlos Álvarez e Annalisa Stroppa. Teatro alla Scala, 2016. Inaugurazione della Stagione 2016/2017.

Il percorso artistico-filologico con cui Riccardo Chailly sta riportando alla Scala tutte le opere di Puccini eseguite secondo le originali intenzioni dell’autore ha ottenuto un successo particolarmente caloroso con la Madama Butterfly inaugurale della Stagione 2016/2017. Chailly ripropone l’originaria e ardita versione in due atti, in linea con la tendenza alla concentrazione drammatica allora prevalente nel teatro europeo, che proprio alla Scala fu contestata nel 1904 e che indusse l’editore a suggerire una versione più prudentemente tradizionale. Puccini continuò a pensare al suo dramma originale, “serrato, efficace, terribile”, e lo fece riproporre al Carcano nel 1920. Lo spettacolo del 2016, concepito da Alvis Hermanis ispirandosi al teatro giapponese, segna il felice debutto scaligero di Maria José Siri accanto a Brian Hymel, Annalisa Stroppa e Carlos Álvarez. Il successo in sala fu riflesso e amplificato da quello televisivo: in occasione del 40° anniversario della collaborazione tra Rai e Scala la Prima tornava in diretta su Rai1.

Rai5 ore 10:00 circa

Wolfgang Amadeus Mozart, Die Entführung aus dem Serail (Il ratto dal serraglio)

Direttore Zubin Mehta, regia di Giorgio Strehler ripresa da Mattia Testi, scene e costumi di Luciano Damiani, con Lenneke Ruiten, Sabine Devieilhe, Mauro Peter, Maximilian Schmitt e Tobias Kehrer. Teatro alla Scala, 2017, nel ventennale della scomparsa di Giorgio Strehler e nel decennale della scomparsa di Luciano Damiani.

Nel 2017 il Teatro alla Scala ricordava nel ventennale della scomparsa di Giorgio Strehler e nel decennale di quella di Luciano Damiani, una delle coppie regista/scenografo più straordinarie del teatro italiano riportando in scena il leggendario allestimento de Die Entführung aus dem Serail presentato nel 1965 al Festival di Salisburgo con la direzione di Zubin Mehta, che aveva allora 29 anni, e più volte ripreso nello stesso festival e alla Scala. Lo spettacolo, celebre per il magistrale uso delle luci e delle silhouettes, tornava al Piermarini con il direttore che lo aveva visto nascere e con un cast che comprende alcune delle migliori voci mozartiane del nostro tempo, tra cui Sabine Devieilhe al debutto scaligero, accanto a Lenneke Ruiten, Mauro Peter, Tobias Kehrer e Maximilian Schmitt. Nella parte parlata del saggio Bassa Selim è in scena Cornelius Obonya, continuatore della tradizione della più prestigiosa famiglia di attori del teatro austriaco. Così il M° Mehta ricorda la nascita dello spettacolo a Salisburgo: “Rammento con gioia il lavoro di Strehler, con le scene di Luciano Damiani. Era geniale l'idea di mettere i dialoghi in piena luce, mentre le arie venivano eseguite in silhouette. Quel gioco di contrasti fu uno dei più fantastici colpi di teatro inventati da Strehler”.

Venerdì 10 aprile

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Giuseppe Verdi, Nabucco

Direttore Nicola Luisotti, regia di Daniele Abbado, scene e costumi di Alison Chitty.

Con Leo Nucci, Liudmyla Monastyrska, Aleksandrs Antonenko, Vitalij Kowaljow e Veronica Simeoni. Teatro alla Scala, 2013.

Rai5ore 10:00 circa

Giuseppe Verdi, Nabucco

Direttore Nicola Luisotti, regia di Daniele Abbado, scene e costumi di Alison Chitty.

Con Leo Nucci, Liudmyla Monastyrska, Aleksandrs Antonenko, Vitalij Kowaljow e Veronica Simeoni. Teatro alla Scala, 2013.

Lo spettacolo firmato da Daniele Abbado nel 2013 è una coproduzione con il Royal Opera House Covent Garden di Londra (sul podio in entrambi i teatri un verdiano esperto come Nicola Luisotti) e si avvale di scene e costumi di Alison Kitty. La scena si apre in un luogo sacro senza tempo, un cimitero ebraico che viene profanato dall’invasore babilonese costringendo gli ebrei ad abitare il deserto, un evocativo spazio vuoto caratterizzato da scarni elementi simbolici (sabbia, fuoco) e animato dal fondamentale apporto dei video firmati da Luca Scarzella. Una lettura che tiene conto delle implicazioni che quest’opera dai forti connotati politici assume dopo le tragedie del Novecento ma evidenzia soprattutto la riflessione universale sul tema dello sradicamento e dell’esilio. Nella parte del protagonista tornava un interprete di riferimento per saldezza, accento e carisma come Leo Nucci, con cui si confronta Liudmyla Monastyrska, un’Abigaille dai ragguardevoli mezzi vocali. Ma tra i protagonisti dell’opera spicca il coro diretto da Bruno Casoni, il cui “Va’ pensiero” resta il momento più atteso di ogni rappresentazione.

Sabato 11 aprile

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Giacomo Puccini, Turandot (finale Luciano Berio)

Direttore Riccardo Chailly, regia di Nikolaus Lehnhoff, scene di Raimund Bauer, costumi di Andrea Schmidt-Futterer. Con Nina Stemme, Aleksandr Antonenko, Maria Agresta, Alexander Tsymbalyuk. Teatro alla Scala 2015, spettacolo di apertura di Expo Milano.

Con questa produzione, andata in scena per l’apertura di Expo 2015 in una Scala e una città che vivevano l’emozione di una prima, Riccardo Chailly dirigeva il suo primo titolo d’opera da Direttore Musicale e dava inizio al ciclo di esecuzioni pucciniane in edizione critica. Per l’occasione Nikolaus Lehnhoff ripensava la spettacolare messa in scena espressionista già presentata con Chailly ad Amsterdam e che, come la direzione del Maestro, sottolineava la dimensione europea del teatro di Puccini. Nina Stemme è Turandot, Aleksandr Antonenko il principe Calaf, Maria Agresta Liù, Alexander Tsymbalyuk Timur.Il finale scelto è quello di Luciano Berio, che veniva eseguito per la prima volta in forma scenica alla Scala. Berio lo compose nel 2001 riprendendo per la prima volta 23 dei complessivi 30 schizzi lasciati da Puccini contro i 4 inseriti nel tradizionale completamento di Alfano che Toscanini scelse di non dirigere alla prima assoluta dell’opera alla Scala; la prima assoluta del finale di Berio fu diretta da Riccardo Chailly nel 2002 al Festival delle Canarie.

Domenica 12 aprile

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Pagliacci di Ruggero Leoncavallo / Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni

Direttore Daniel Harding, regia di Mario Martone, scene di Sergio Tramonti, costumi di Ursula Patzak, con Oksana Dyka, José Cura, Ambrogio Maestri, Luciana D’Intino, Yonghoon Lee e Claudio Sgura. Teatro alla Scala, 2011.

Il cosiddetto Verismo è parte integrante della tradizione operistica italiana, e alcuni titoli restano tra i più amati dal pubblico. Fu un direttore coltissimo e di gusto indubbio come Gianandrea Gavazzeni a farsi primo paladino dei valori musicali e teatrali di questi autori. In anni più recenti Mario Martone ha offerto letture registiche improntate a concisione ed efficacia drammatica, proprio a cominciare dal dittico scaligero del 2011 in cui ogni bozzettismo è bandito a favore della scarna ineluttabilità dell’azione. Una visione che rispecchia l’elegante direzione di Harding, in cui retorica ed eccessi sentimentali sono prosciugati in una lettura tragica che tiene conto del contesto internazionale dell’epoca ma innanzitutto di valori schiettamente musicali. Generosa la distribuzione vocale con Oksana Dyka e José Cura protagonisti di Pagliacci e Luciana D’Intino e Yonghoon Lee di Cavalleria.

 


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