L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Dal Mito alla Storia

DOMENICA 06/06/2021


“Passato e Presente”. Lo sbarco in Normandia

Inverno 1941. I tedeschi iniziano a costruire il Vallo atlantico, un’imponente serie di fortificazioni lungo la costa europea, a difesa dei territori che hanno occupato. Churchill, Roosevelt e Stalin hanno appena deciso di coordinare le operazioni belliche dei loro tre paesi in funzione antinazista, aprendo un nuovo fronte bellico nell’Europa Occidentale. Per gli alleati il luogo naturale dal quale far partire il nuovo fronte sarebbe il passo di Calais: il punto in cui la traversata marittima dall’Inghilterra è più breve, con un facile accesso alla Germania. A “Passato e Presente”, in onda domenica 6 giugno alle 20.30 su Rai Storia, Paolo Mieli e il professor Alessandro Barbero ricostruiscono lo sbarco in Normandia.

 “Binario Cinema” Corri ragazzo corri

Polonia, 1942. Jurek, di soli 9 anni, fugge dal ghetto di Varsavia. Animato da un incredibile spirito di sopravvivenza e dall'ultima promessa fatta a suo padre, il bambino troverà riparo tra le foreste o nelle case dei contadini che lo accoglieranno e lo aiuteranno. E’ il film - ispirato alla storia vera di Yoram Fridma - “Corri ragazzo corri”, di Pepe Danquart,in onda domenica 6 giugno alle ore 21.10 su Rai Storia per il ciclo “Binario Cinema. Tra gli interpreti, Andrzej Tkacz, Jeanette Hain, Elisabeth Duda. Durante la fuga, Jurekdovrà fare i conti con le insidie e i pericoli in cui incorrerà in quanto ebreo. Dovrà quindi dimenticare il suo passato, rimuovendo i ricordi di sua madre, del suo paese e della sua infanzia.

LUNEDI’ 07/06/2021


“Passato e Presente” la scelta di Lincoln

Quando Lincoln viene eletto alla presidenza degli Stati Uniti d'America, nel novembre del 1860, la questione della schiavitù - del suo possibile rafforzamento o della sua graduale estinzione - divide il paese da anni e il nuovo presidente è a capo dello schieramento che si oppone all'estensione territoriale della schiavitù. A “Passato e Presente”, in onda lunedì 7 giugno alle 13,15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia, Paolo Mieli nel parla on la professoressa Raffaella Baritono.Sebbene quella di Lincoln sia una posizione moderata, che non mette in discussione l'esistenza costituzionalmente garantita dello schiavismo negli stati che già lo praticano, larga parte del Sud del Paese respinge la sua vittoria come una minaccia esistenziale e sceglie la secessione. La guerra è inevitabile ma, tanto per Lincoln quanto per la maggioranza del Nord, si tratta di una guerra da combattere per ripristinare l'unione, non per abolire la schiavitù. Sarà la logica interna al conflitto a imporre una radicalizzazione degli obiettivi bellici che, nel gennaio del 1863, porterà al proclama di emancipazione e, tre anni più tardi, alla ratifica del XIII emendamento della Costituzione americana, quello che vieta la schiavitù nell'intera giurisdizione degli Stati Uniti.

In “Cronache dall’impero” le donne di Augusto: il fallimento di un patriarca

Dalla sobrietà ambigua di Augusto, all’ascesa dei Flavi, alla gloria di Traiano fino allo scatenato Elagabalo. Il doppio volto di Adriano, l’ambizione di Agrippina, la complessità di Tiberio, i dubbi di Marco Aurelio: scandagliando le fonti antiche ed esplorando i luoghi dell’azione, Cristoforo Gorno cerca di mettere in luce i pensieri e le emozioni che hanno determinato i destini della corte imperiale. La serie di Rai Cultura “Cronache dall’Impero”, in onda su Rai Storia da lunedì 7 giugno alle 21.10, racconta in otto puntate due secoli di storia di Roma indagando, più che i grandi eventi, la personalità degli uomini e delle donne al centro della scena. La grandezza politica di Augusto è indiscutibile, ma la sua storia familiare, piena di scandali, intrighi e morti sospette, dipinge un ritratto diverso e più fosco del primo imperatore. Visitando l’Ara Pacis, la casa di Augusto e quella di sua moglie Livia, Cristoforo Gorno racconta nel primo appuntamento, in onda il 26 ottobre, il fallimento di un patriarca.

“Cronache dal mito” racconta Afrodite, la dea dell’amore

 

Afrodite, Venere per i romani, è la dea dell'amore e della sessualità nata dalla spuma del mare. Capricciosa e frivola da una parte, profonda e universale dall'altra, Afrodite incarna le energie della vita: per questo è adorata con nomi diversi in tutto il Mediterraneo e in Oriente. Una divinità raccontata da Cristoforo Gorno nell’appuntamento con “Cronache dal Mito”, in onda lunedì 7 giugno alle 21.40 su Rai Storia. Gli amori e le imprese della dea sono ripercorsi dalla Domus Aurea e dal tempio di Venere Genitrice a Roma, costruiti dalla dinastia Giulio-Claudia, che da Venere discendeva.

Italia. Viaggio nella bellezza: un museo sul fondo del mare

Le meraviglie della città sommersa di Baia. La storia della nave di Albenga, la più grande nave oneraria romana rinvenuta nel Mediterraneo. Il satiro danzante di Mazara del Vallo, capolavoro della statuaria in bronzo greca, rinvenuto nelle profondità del Canale di Sicilia. E l’incredibile scoperta dei rostri navali della battaglia delle Egadi, nell’isola di Levanzo, dove i romani sconfissero i cartaginesi ponendo fine alla prima guerra punica. Tappe del viaggio alla scoperta del “museo liquido” del nostro patrimonio sommerso ripercorse da “Italia. Viaggio nella bellezza”, in onda lunedì 7 giugno alle 22.10 su Rai Storia. In primo piano, la grande avventura dell’archeologia subacquea, disciplina che proprio in Italia ha visto la sua nascita negli anni ’50 del secolo scorso, grazie al lavoro di un pioniere come Nino Lamboglia. E che ha trovato nell’archeologo siciliano Sebastiano Tusa, scomparso nel marzo del 2019 nel tragico incidente aereo dell’Ethopian Airlines, un altro grande interprete di caratura internazionale. Tra coloro che sono intervenuti in puntata: Fabio Pagano, direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Giuliano Volpe, archeologo, ordinario di Metodologia della ricerca archeologica all’Università di Bari, Valeria Li Vigni, Soprintendente del Mare della Regione Sicilia, Barbara Davidde, archeologa (Istituto Centrale per il Restauro), Simonluca Trigona, archeologo subacqueo – Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia e Savona.

MARTEDI’ 08/06/2021


A “Passato e Presente” la storia di Franco Antonicelli. La passione per la libertà

Appassionato lettore e studioso di letteratura italiana e francese, Franco Antonicelli diventa antifascista alla fine degli anni Venti. Si avvicina ai circoli torinesi di “Giustizia e libertà”, subisce più volte l’arresto e anche il confino. Nel ’44 entra in clandestinità, dedicandosi alla lotta partigiana e diventando, alla fine della guerra, il capo del CLN piemontese. Anche nel dopoguerra, dalle file del partito liberale prima, poi di quello repubblicano e infine da indipendente di sinistra, Antonicelli continuerà a battersi fino alla morte per i valori della Resistenza. Paolo Mieli e la professoressa Barbara Berruti raccontano Franco Antonicelli e la sua passione per la libertà a “Passato e Presente”, in onda martedì 8 giugno alle ore 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia.

Francesco Coco. In nome della legge a 45 anni dall’omicidio

Francesco Coco viene ucciso a Genova l’8 giugno del 1976 dalle Brigate Rosse, è il primo cadavere eccellente, il primo attacco al cuore dello stato delle BR, che per la prima volta decidono di uccidere con premeditazione. Nel giorno dell’anniversario della sua morte, Rai Storia con il documentario “Francesco Coco. In nome della legge”, in onda martedì 8 giugno alle 21.10, racconta ciò che accadde quel giorno di giugno e soprattutto ricorda a chi non sa o ha dimenticato quello che ha rappresentato Francesco Coco, un uomo per il quale la legge è l’unico riferimento con il quale l’uomo si possa confrontare.

È un dogma, quasi una religione alla quale affida il credo di tutta la sua vita. Nato in Sardegna nel 1908 Coco si laurea in giurisprudenza ed inizia da subito una brillante carriera prima come Pretore e poi come Sostituto Procuratore, prima a Nuoro e poi a Cagliari. La sua battaglia contro il banditismo sardo ha fatto storia. Una trentina di ergastoli tutti sotto la sua firma. Chi va contro la legge va punito severamente e senza sconti di genere o caso.Nel 1960 viene nominato procuratore della Repubblica a Genova dove rimane fino al 1972. Dopo essersi occupato delle indagini della morte del Giudice Pietro Scaglione a Palermo viene nominato Procuratore Generale.Dopo una parentesi di due anni a Cagliari torna a Genova dove ad accoglierlo c’è un clima totalmente diverso da quello che aveva lasciato.I pretori della sua procura lo considerano un reazionario che insabbia le inchieste; l’opinione pubblica non è da meno: boia dei capitalisti, fascista, servo del potere.

Coco è diventato un bersaglio pubblico.Nel 1974 arriva il rapimento di Sossi, suo collega ed amico.

Le Brigate Rosse chiedono un riscatto per la liberazione del magistrato genovese: la Corte d’Assise di Genova deve scarcerare gli 8 detenuti del gruppo XXII ottobre, messi alla sbarra da Sossi qualche anno prima.Dopo giorni di tensione la Corte accetta il ricatto delle Br ma Coco non ci sta.Impugna la sentenza e ricorre in cassazione. Richiesta accolta. Sossi è libero e i detenuti rimangono in carcere. Due anni dopo, Coco sarà ucciso nella salita di Santa Brigida insieme alla sua scorta.Nel documentario intervengono Nicola Marvulli, collega di Coco ed ex Presidente della Corte di Cassazione; Ettore Angioni, magistrato, amico e collega di Coco a Cagliari; il figlio Massimo Coco; lo storico Giovanni Mario Ceci; i giornalisti Giovanni Bianconi, Andrea Ferro e Luciano Garibaldi; la sociologa Donatella Della Porta; l’ex magistrato Gian Carlo Caselli, e Alessandro Orsini, sociologo, docente e direttore del centro per lo studio sul terrorismo a Tor vergata. A interpretare i comunicati delle BR l'attore Andrea Bosca.

Maxi. Il grande processo alla mafia “Saluti da Corleone”

Sono passati molti mesi da quando il Maxiprocesso di Palermo è cominciato. Accusa e difesa si fronteggiano ogni giorno, e sul tappeto verde dell'aula bunker sfilano personaggi che hanno fatto la storia criminale della città e della Sicilia. L'atmosfera è sempre molto tesa, il processo è condizionato dalla morte di un avvocato di Messina, Nino D'Uva, ucciso da un imputato in un altro processo nella città dello Stretto. Un episodio che aumenta il livello di preoccupazione dei legali, che vedono assottigliarsi le speranze di mandare a monte il processo. Parte da qui l’appuntamento con la serie “Maxi, il grande processo alla mafia”, in onda martedì 8 giugno alle ore 22.10 su Rai Storia. Il fronte dell'accusa è compatto e i racconti degli imputati eccellenti, come Michele Greco e Luciano Liggio, non riescono a cambiare il corso delle cose. Franco continua a svolgere il suo lavoro, con passione e professionalità, nonostante la sua vita attraversi un periodo difficile e tormentato. Gianni fa i conti per la prima volta con l'orrore di cui la mafia è capace, rimanendo sconvolto dai racconti del pentito Vincenzo Sinagra, che descrive le camere della morte. Teresa prende coraggio per affrontare una delicata situazione, spinta anche lei dalle emozioni suscitate dal processo, che si fa sempre più simbolo delle ferite e della voglia di riscatto di tutta Palermo. A riprova di questo, la deposizione di Ignazio Salvo, esattore delle tasse e per anni cerniera tra la mafia e la politica, che arriva sul pretorio pronto a difendersi dalle accuse, ma che simboleggia plasticamente come gli intoccabili, a Palermo, non esistano più.

MERCOLEDI’ 09/06/2021


A “Passato e presente” l’arte della diplomazia:  un ritratto di Metternich

Per oltre tre decenni, tra il 1815 e il 1848, Clemente di Metternich è stato il signore d’Europa, l’artefice di un ordine, che va sotto il nome di Restaurazione, che resta sostanzialmente immutato per un secolo e di un’epoca. Nonostante sia stato il trionfatore nel Congresso di Vienna, e l’abilissimo statista capace di sconfiggere Napoleone e di garantire all’Europa stabilità ed equilibrio, di Metternich prevale comunque una valutazione negativa: carceriere dei popoli, custode dell’assolutismo, difensore dell’Ancien Regime fondato sull’ingiustizia e il privilegio. Soprattutto, Metternich resta sgradito all’Italia per la quale conia la famosa definizione di espressione geografica. Ma è una lettura storicamente esatta? Oppure di Metternich si può offrire una descrizione meno negativa e perentoria? Interrogativi a cui risponde il professor Luigi Mascilli Migliorini, ospite di Paolo Mieli a “Passato e Presente”, in onda mercoledì 9 giugno alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia.

1940: Italia in guerra. L’ingresso nel conflitto

Il 10 giugno del 1940 è una data fatidica della nostra storia nel Novecento: l’Italia dichiara guerra alla Francia e alla Gran Bretagna ed entra nel secondo conflitto mondiale. La serie in tre puntate “1940: l’Italia in guerra”, in onda a partire da mercoledì 9 giugno alle 21.10 su Rai storia, si propone di ripercorrere le vicende politiche e belliche che dal Patto d’Acciaio con la Germania del maggio 1939, arrivando fino alla disastrosa la guerra combattuta contro la Grecia tra la fine del 1940 e l’inizio del 1941. Il racconto si svolge sulla base di documenti diplomatici custoditi presso il Ministero degli Affari Esteri, attraverso i diari e le testimonianze dei protagonisti di quei drammatici anni, le preziose Teche Rai e i contributi di importanti storici italiani e stranieri. La prima puntata si occupa delle relazioni tra Italia e Germania prima e dopo l’inizio della guerra – come l’invasione tedesca della Polonia, del 1° settembre 1939 - della “strana guerra” (sui fronti non si combatte per molti mesi) e del cosiddetto periodo di “non belligeranza” del nostro Paese. Questo si conclude, dopo alterne e complicate vicende politico-diplomatiche, il 10 giugno 1940 con la famosa “ora delle decisioni irrevocabili”, quella della Dichiarazione di guerra di Mussolini, da Palazzo Venezia a Roma, contro le “democrazie plutocratiche” di Francia e Gran Bretagna. In una “guerra totale”, per terra, mare e cielo, che coinvolgerà anche le città e i civili, l’Italia si è schierata a fianco del Terzo Reich, ma intende perseguire una “guerra parallela” rispetto a quella della Germania.

Gli “Italiani” di Rai Storia: Curzio Malaparte, il cinico pietoso

Figura controversa, Curzio Malaparte, al secolo Kurt Erich Suckert, dopo aver fatto molto parlare di sé per le prese di posizione e gli atteggiamenti contradditori, per lungo tempo è stato dimenticato. "Fin da ragazzino non è mai stato umile. Lui la credeva un'ipocrisia l'umiltà", dice la sorella Maria in un'intervista degli anni Ottanta. Uomo non gradito ai colleghi intellettuali dell'epoca, è lui il protagonista del doc "Curzio Malaparte, il cinico pietoso", di Simona Fasulo, diretto da Nicoletta Nesler, in onda mercoledì 9 giugno alle 22.10 su Rai Storia per il ciclo “Italiani”.

Il documentario ripercorre la sua vita - dalla fuga del 1914 per combattere sul fronte francese a soli 16 anni, fino all'ultimo viaggio in Cina del 1956 - raccontandone le tappe fondamentali attraverso la voce dello storico e biografo Maurizio Serra per capire chi è quel "maledetto toscano" che si è portato dietro la nomea di voltagabbana. Fascista della prima ora, ha però un atteggiamento critico verso Benito Mussolini. Spedito in esilio a Lipari e poi inviato come unico osservatore straniero al seguito delle truppe tedesche durante la Seconda guerra mondiale, Malaparte "...sembra aver scontato tutto quello che gli italiani non vogliono sapere, non vogliono riconoscere, non vogliono accettare", come dice Luigi Martellini, curatore del Meridiano Mondadori a lui dedicato nel 1997. Un divulgatore di verità scomode che nessuno aveva interesse a ricordare. Eppure due giovani scrittori, Andrea Caterini e Francesco Longo, ne riconoscono l'eccellenza e lo considerano uno dei migliori autori del Novecento, in grado di raccontare la storia contemporanea come pochi altri, e di farlo con uno stile personale e moderno, che lo vede personaggio in scena oltre che autore. Ricordato soprattutto per “Kaputt” e “La pelle”, romanzo censurato e criticato per le scene scabrose e per il cinismo con cui racconta la decadenza di Napoli durante l'occupazione alleata, si rivolge anche a forme diverse di scrittura come il teatro, la rivista, il cinema. “Il Cristo proibito” - film di cui cura anche la regia e le musiche - con Raf Vallone, Gino Cervi, Rina Morelli e Elena Varzi, fu un esperimento interessante che non ebbe il meritato successo. Rivisto oggi contiene temi attualissimi. Il documentario è arricchito con interviste rilasciate alla radio degli anni Cinquanta.

GIOVEDI’ 10/06/2021


“Passato e Presente” torna al 10 giugno 1940: l’inizio della guerra

Tra il 30 settembre del 1938, data della conferenza di Monaco, e il 10 giugno del 1940, data in cui annuncia l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, Benito Mussolini passa dall’essere il “salvatore della pace” europea a colui che “pugnala alla schiena” la Francia, come dirà Roosevelt, schierandosi nel conflitto al fianco di Hitler. A “Passato e Presente”, il programma di Rai Cultura in onda giovedì 10 giugno alle 13.15 su Rai3 Tre e alle 20.30 su Rai Storia, il professor Amedeo Osti Guerrazzi e Paolo Mieli ripercorrono le tappe principali del percorso che ha portato il Duce alla scelta interventista, dopo un’iniziale prudenza dettata soprattutto dall’impreparazione delle forze armate italiane ad affrontare un conflitto su larga scala. Un percorso che passa attraverso l’invasione dell’Albania dell’aprile 1939, la successiva stipula del “patto d’acciaio” con la Germania, la dichiarazione di “non belligeranza” dopo l’invasione della Polonia da parte dei nazisti e la reazione di Francia e Gran Bretagna, l’incontro cruciale tra Mussolini e Hitler al Brennero nel marzo del 1940. Alla fine, il Duce, convinto di poter banchettare a buon mercato al tavolo del vincitore, rompe gli indugi e il 10 giugno annuncia agli italiani che “l’ora delle decisioni irrevocabili” è arrivata e che “la dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e Francia”. Ma dietro l’illusione di partecipare a una “guerra lampo”, manca una visione militare strategica, come testimonia il discorso pronunciato quel giorno dal balcone di Piazza Venezia a Roma, uno dei peggiori di Mussolini secondo l’opinione condivisa degli storici. Tra gli italiani, che fin lì hanno seguito il Duce a larga maggioranza, cominciano a serpeggiare dubbi e timori che in pochi giorni trovano conferma nel fallimentare attacco alla Francia, già sottomessa dai nazisti.

“a.C.d.C.” alle origini di Tokyo: Edo, città dell’acqua

Un viaggio in due puntate alla scoperta delle origini dell’antica Edo, l’attuale Tokyo, in compagnia del professorAlessandro Barbero. Lo propone “a.C.d.C.”, in onda giovedì 10 giugno alle 21.10 in prima visione su Rai Storia.La città, più di 150 anni fa, aveva una popolazione più numerosa sia di Londra che di Parigi. Grazie all’accurata pianificazione urbana e allo straordinario spirito di collaborazione dei suoi abitanti, Edo ha saputo trasformare in vantaggi quelli che per altri grandi centri urbani hanno rappresentato dei limiti, ed ha potuto superare il problema dei frequenti incendi. Nei grandi centri urbani di tutto il mondo le cinte murarie e i fossati hanno spesso rappresentato un ostacolo alla crescita del tessuto della città. La geniale ideazione di un fossato a spirale per il castello di Edo e l’abile organizzazione dei lavori di costruzione hanno fatto delle opere difensive un motore di crescita decisivo per lo sviluppo urbano dell’antica Edo e della moderna Tokyo.

Ferro e sangue. La guerra dei Trent’anni che devastò l’Europa. Il tempo della devastazione

La guerra divampa nuovamente e con maggiore ferocia, con lo sbarco in Germania di Re Gustavo Adolfo di Svezia che, sostenuto dai francesi, sconfigge a più riprese l’esercito dell’imperatore, che sembra sull’orlo della resa. In questa quarta puntata si racconta la battaglia tra eserciti cattolici e eserciti protestanti. Due i personaggi che vengono introdotti e che sovrastano tutti gli altri: Wallenstein e Holck. Sul campo di battaglia scende anche Re Gustavo Adolfo, che morirà in guerra. Peter Hagendorf conosce l’orrore delle guerre e delle malattie. In tutta la Germania, intanto, imperversa la peste. Sono gli eventi al centro di “Devastazione”, della nuova serie del ciclo “a.C.d.C”, “Ferro e sangue - La guerra dei 30 anni che devastò l'Europa” in onda giovedì 10 giugno alle22.10 su Rai Storia, con l’introduzione del professor Alessandro Barbero.

VENERDI’ 11/06/2021


“Passato e Presente”- La stagione del compromesso storico

Stagnazione economica, disoccupazione, terrorismo di destra e di sinistra sono i problemi maggiori dell’Italia agli inizi degli anni ’70. La formula del centrosinistra, con democristiani e socialisti, non garantisce più la stabilità dei governi. Nel 1973, dopo il golpe reazionario in Cile che impone un regime dittatoriale, il segretario dei comunisti italiani, Enrico Berlinguer propone alle forze democratiche del Paese una grande alleanza, il “compromesso storico”, che garantisca la democrazia. La breve e drammatica stagione del “compromesso storico” è ripercorsa dal professor Agostino Giovagnoli con Paolo Mieli a “Passato e Presente”, il programma di Rai Cultura in onda venerdì 11 giugno alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia. La proposta viene sostenuta dal leader democristiano Aldo Moro che, per contrastare il fenomeno del terrorismo, vuole coinvolgere il partito comunista alla guida del Paese. Il 16 marzo 1978, alle Camere, si presenta un nuovo governo guidato da Giulio Andreotti con la partecipazione del Pci. Ma una notizia terribile sconvolge il parlamento e tutto il Paese: Aldo Moro è sequestrato dalle Brigate Rosse. Con la morte di Moro viene a mancare la figura di raccordo tra Dc e Pci. Le divergenze crescono e presto i comunisti escono dalla maggioranza facendo cadere il governo. Se il Pci insegue una difficile “alternativa democratica”, la Dc crea il “pentapartito” con le forze socialiste e liberali. Ma per entrambi i partiti è l’inizio della fine.

“SeDici Storie” L’affondamento della Cavtat e il Cardinal Ferrari

Dall’affondamento della nave Cavtat, e lo straordinario recupero di quasi mille bidoni di piombo, teraetile e tetrametile, all’Opera Cardinal Ferrari, punto di riferimento per la vita milanese dal 1921. Sono le storie raccontate dal nuovo appuntamento con la serie “SeDici Storie”, in onda in prima visione venerdì 11 giugno alle ore 21.10 su Rai Storia.

È il 14 luglio 1974 e sono le 4.12 del mattino al largo di Capo d'Otranto, mar Adriatico. Da una parte c'è la Cavtat, mercantile jugoslavo al comando di Niksa Lucic; dall'altra la Lady Rita, battente bandiera panamense, comandante Carmine Laudato. Non c'è nebbia quella mattina, il bollettino meteorologico dell'Aeronautica Militare parla di visibilità buona. Le due imbarcazioni collidono, la <Cavtat inizia a imbarcare acqua, l'equipaggio viene messo in salvo dai membri della Lady Rita. Il mercantile slavo, che potrebbe essere trainato in secca, viene lasciato affondare. A bordo della Cavtat ci sono 2.800 tonnellate di carico e, in più, 270 tonnellate di piombo, tetraetile e tetrametile, in 909 bidoni trasportati per metà sopracoperta e per l’altra metà nelle due stive. Il rischio è quello di un enorme disastro ambientale. Il primo a intervenire sul posto fu il pretore di Otranto dell'epoca, Alberto Maritati. La cosa più sensazionale dell'incidente della Cavtat fu il recupero dei quasi mille bidoni di piombo, teraetile e tetrametile, in un'epoca in cui la tecnologia non era ancora avanzata come oggi e bisognava ingegnarsi, oppure ricorrere all'enorme coraggio di qualche eroe dell'epoca. I primi barili vennero recuperati grazie all’intraprendenza di sommozzatori locali.

“Dal 1921 l’Opera Cardinal Ferrari è la casa di chi non ha casa: rifugio, luogo di riparo e ripartenza per i “Carissimi”: persone che hanno perso tutto, ma non la dignità e la speranza di affrancarsi da una vita difficile”. Così recita il manifesto dell’Opera che da un secolo è un punto di riferimento della vita milanese, per il contrasto alla povertà e alle diseguaglianze. La solidarietà, il sostegno, l’aiuto fattivo e concreto dell’Opera seguono l’esempio del Cardinal Ferrari, uomo virtuoso e arcivescovo di Milano dal 1894 al 1921, anno della sua morte. Nel corso del tempo, l’Opera Cardinal Ferrari è diventata anche un’interlocutrice privilegiata per i sindaci e gli amministratori della città, un monumento alla carità e “un luogo di ristoro, la casa in cui sentirsi a proprio agio e il motore per avere l’aiuto dal quale partire e ripartire”. Tra gli intervistati, la volontaria Enza Lo Bello, lo storico Massimiliano Fratter, il Presidente OCF Pasquale Seddio, la collaboratrice OCF Maria Teresa Sarati.

’14-’18: la grande guerra cento anni dopo. Dalla neutralità all’intervento

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale l’Italia rimane neutrale, anche se l’opinione pubblica si divide fin da subito tra coloro che ritengono la scelta del governo corretta e coloro che, invece, vorrebbero un intervento immediato nel conflitto, magari a fronte di una restituzione, da parte dell’Austria, di Trento e Trieste. Un periodo al centro ii “A 100 anni dalla grande guerra” - la serie prodotta da Rai Storia, presentata da Paolo Mieli, con la conduzione di Carlo Lucarelli e la consulenza storica di Antonio Gibelli e Mario Isnenghi – in onda venerdì 11 giugno alle 22.10 su Rai Storia.

Dopo la battaglia della Marna, la situazione precipita e lo spirito nazionalista si rafforza chiedendo a gran voce il passaggio dalla neutralità all'intervento. Radicali, repubblicani, una parte del movimento operaio e i nazionalisti fanno fronte comune, appoggiati da quasi tutti gli intellettuali, chiedendo l'intervento immediato nel conflitto. Il 26 aprile 1915 a Londra viene firmato un patto segreto secondo cui il governo italiano si impegna a mobilitare gli eserciti entro un mese: l'Italia entra in guerra a fianco dell'Intesa.

SABATO12/06/2021


Passato e Presente. Destra storica e unità d’Italia

Alla morte di Cavour, avvenuta il 6 giugno 1861 a soli cinquantuno anni, il governo del neonato Regno d’Italia passa nelle mani dei suoi successori: il gruppo dirigente liberale moderato passato alla Storia come “Destra Storica”. Ad essa spetta l’arduo compito di costruire il nuovo Stato, realizzandone l’unificazione amministrativa, legislativa, fiscale, economica e, non ultima, quella culturale. A “Passato e Presente”, in onda sabato 12 giugno alle 20.30 su Rai Storia. Paolo Mieli e il professor Galli della Loggia ripercorrono le tappe che porteranno all’unità d’Italia, completata proprio dalla Destra Storica. Nel 1866, con la Terza guerra d’indipendenza, l’Austria sconfitta cederà il Veneto all’Italia. Nel settembre 1870, le truppe italiane, aperta una breccia nelle mura Aureliane presso Porta Pia, conquisteranno Roma e il Lazio.

Al “Cinema Italia”con Elio Petri:  “L’assassino”

Alfredo Martelli, un giovane antiquario dal torbido passato, viene portato negli uffici della Squadra Mobile dopo essere stato fermato dalla Polizia. Non sa quale sia il motivo del suo stato di fermo: così, nell’attesa, tornano alla mente tutti quegli episodi e fatti di dubbia onestà di cui si era reso complice o protagonista per raggiungere nel più breve tempo possibile una solida posizione economica. Una storia che Elio Petri racconta in “L’assassino”, in onda sabato 12 giugno alle 21.10 su Rai Storia per il ciclo “Cinema Italia”. Tra gli interpreti, Marcello Mastroianni, Salvo Randone, Micheline Presle.

I sospetti che ricadono su Alfredo sono ben più gravi e riguardano l’omicidio di una sua ex amante, Adalgisa De Matteis: l’uomo l’ha incontrata la sera prima e per questo è nella lista dei sospettati. La polizia risolverà il caso e Alfredo tornerà un uomo libero: quali strascichi e impatti avrà lasciato questa storia sulla sua vita? Reagirà oppure continuerà a condurre la sua esistenza come se niente fosse accaduto?

Documentari d’autore “Vera e Giuliano”

L’indissolubile legame personale e professionale che lega da vari decenni due persone speciali: il regista novantenne Giuliano Montaldo e sua moglie Vera Pescarolo, insostituibile compagna di vita e di set. Lo racconta - ripercorrendo le tappe fondamentali delle loro vite - “Vera e Giuliano” in onda in prima visione assoluta sabato 12 giugno alle 22.50 su Rai Storia per il ciclo “Documentari d’autore”.


 

 

 
 
 

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