L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Il pathos del violino

 di Roberta Pedrotti

G. B. Viotti

Concerto per violino e orchestra n. 18 in Mi minore WI:18 (G.90)

Concerto per violino e orchestra n. 17 in Re minore W:17 (G.86)

Guido Rimonda, violino e direttore

Camerata Ducale

CD Decca 481 5698, 2017

Guido Rimonda nutre per Giovanni Battista Viotti, si sa, un amore speciale. Sta registrando per Decca gli opera omnia, lo esegue assiduamente, lo studia con passione, ne promuove la conoscenza e ha anche sostenuto l'attribuzione della paternità della Marseillaise – questione non proprio unanimemente accettata dalla comunità musicologica, non persuasa dalle prove, un manoscritto in possesso dello stesso violinista, in favore della tesi.

Al di là dei dibattiti scientifici e accademici, il suo apporto come interpete alla causa di Viotti è di tutto rilievo, e lo conferma quest'incisione dei concerti n. 17 e n. 18, in cui Rimonda esibisce un suono pieno, intenso, e sempre nitido, esatto, nonché un fraseggio sensibile e sfumato che rende appieno quel sorgere del sentimento (e non sentimentalismo galante) in seno all'Illuminismo, quel sorgere di ombreggiature espressive svincolate dalle categorie degli affetti che sfocerà gradualmente ma inevitabilmente nel Romanticismo. La cantabilità di Viotti possiede un'immediatezza espressiva che non scade mai nella banalità; dove traspaia una maggiore drammaticità questa ha una tensione interna parallela a quella che sorge nel melodramma a cavallo fra i due secoli, da Jommelli e Gluck a Mayr e Manfroce passando per Mozart; il virtuosismo si muove in una misura classica, ma possiede modi ed energia che definiscono già gli approdi della tecnica ottocentesca. Rimonda ci restituisce questo linguaggio con appropriato mordente, abili chiaroscuri, ben appropriati guizzi virtuosistici, un dialogo con l'orchestra sviluppato con naturalezza e adeguata dialettica. Insomma, in tutto e per tutto un'ottima esecuzione, un'interpretazione intelligente e appassionata, un ascolto che merita attenzione, se non altro per la qualità con cui si persegue un progetto di indubbio interesse storico.

Un appunto, allora, si potrà fare solo al comparto grafico: per le note d'accompagnamento il font futura (o altro ad esso simillimo) e l'interlinea troppo ampia non agevolano la lettura e paiono davvero ineleganti, non all'altezza di un'etichetta blasonata come la Decca, cosa che non giova allo scritto dello stesso Rimonda, che vanta nella descrizione dei due concerti l'indubbia competenza tecnica, ma non una penna avvincente quanto il suo archetto.

Di pregio, viceversa, la resa audio, che restituisce il fascino inestimabile dello Stradivari Le noir imbracciato da Guido Rimonda.