L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

 

 

Velo di polvere

 di Roberta Pedrotti

Assai promettente sulla carta, il recital di Margarita Gritskova al Rof si rivela una completa delusione.

PESARO, 21 agosto 2017 - Lo dicevamo in occasione del concerto di Luca Pisaroni: tante possono essere le declinazioni dei Concerti di Belcanto al Rof e, accanto all'impostazione liederistica che accosta a Rossini Schubert o Liszt, può ben trovar posto anche il recital operistico, specie quando si tratti del biglietto da visita di un'artista come Margarita Gritskova, al suo debutto a Pesaro e, salvo smentite, in Italia.

Forte di esperienze alla Wiener Staatsoper e al Festival di Salisburgo, con un bel calendario che la vedrà anche Charlotte nel Werther con Piotr Beczala, il giovane mezzosoprano russo annuncia un programma impegnativo, che promette scintille e pare quasi una candidatura ufficiale per le prossime edizioni del Rof con una carrellata di personaggi che va da Tancredi a Isabella, da Cenerentola a Rosina, da Sigismondo a Elena della Donna del lago. A queste si alternano la preziosa rarità di un Glinka in lingua italiana (“L'iniquo voto”) e un eloquente esempio del belcanto russo dello stesso autore con l'aria di Ratmir da Ruslan y Ludmila.

Basta poco perché, però, le speranze accese sulla carta, sfumino in una flebile vampata: quando Ivan Demidov attacca al piano l'introduzione alla cavatina di Tancredi ci si rende subito conto che qualcosa non quadra e che la trascrizione utilizzata non si basa certo sul materiale filologicamente aggiornato cui dovremmo essere abituati a Pesaro. L'approssimazione nei testi corrisponde all'approssimazione nell'interpretazione e stupisce non poco constatare che perfino arie da opere cantate per intero in teatro (le tre buffe e Sigismondo) o che si presuppone siano alla base della formazione di qualunque mezzosoprano russo (Ruslan y Ludmila) siano affrontate senza staccare quasi gli occhi dal leggio. Al di là della mera dizione, non chiara ma nemmeno scorretta in italiano, sia che canti nella nostra o nella propria lingua, Margarita Gritskova sembra impermeabile al senso di quel che sta eseguendo,  si tratti di un re folle, di un eroe innamorato, di un'avventurosa seduttrice, di un principe fiabesco, di un'agguerrita pupilla, di dramma o lieto fine, di rimorsi, inganni, speranze o timori. La cantante si compiace di pianissimi più che esili, suoni accennati che supponiamo ben difficili da udire in un teatro di dimensioni normali e con un'orchestra anche contenuta. Sussurra soprattutto nella zona grave della tessitura e lo fa senza una precisa coerenza espressiva o musicale, mentre salendo la dinamica si appiattisce sul forte e l'acuto, piuttosto aperto, rischia spesso di perder l'intonazione. 

Le variazioni, rare, non sono particolarmente belle o significative, a ulteriore conferma di una musicalità piuttosto insipida quando non fallace, anche al di là dell'utilizzo di spartiti troppo datati (dei tempi di Zara Dolukhanova dovrebbe prender a esempio l'emissione, la classe e la fantasia, non gli arbitrii filologici). Sfugge, peraltro, la ragione autolesionista per cui la cantante e il suo pianista optino talora, come nel rondò “Tanti affetti”, per tempi letargici senza prender nemmeno fiato là dove, anche con passo più spedito, la musica lo consentirebbe, sì da arrivare al termine di ogni frase senza adeguato sostegno.

Il programma ufficiale è stato intercalato anche da due corrette esibizioni solistiche di Demidov, Souvenir d'une Mazurka e Variazioni sopra un tema da “L'usignolo” di Alijab'ev, entrambi di Glinka.

Nell'unico bis, l'unica interpretazione originale del concerto: dilatatissima nei tempi La fioraia fiorentina di Rossini diventa quasi una scena di follia, fra gesti meccanici e bruschi contrasti dinamici, con un effetto straniante difficile da decifrare nel quale si stenta a riconoscere il brillante bozzetto dai Péchés de vieillesse. Fra applausi cordiali, un paio di spettatori omaggiano il mezzosoprano con delle rose che poi diventano parte integrante dell'azione non proprio improvvisata della stessa arietta rossiniana, con bacio finale fra Gritskova e Demidov.

Foto Amati Bacciardi