L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Fuochi d’artificio

 di Antonino Trotta

Scintille al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino: l’Orchestra Filarmonica di Torino, Giampaolo Pretto e Gabriela Montero insieme per la serata MITO dedicata al dono di Prometeo.

Torino, 13 Settembre 2017 – “Fuoco” è il titolo del concerto MITO 2017 che vede come protagonisti Giampaolo Pretto alla guida dell’Orchestra Filarmonica di Torino e Gabriela Montero al pianoforte. Una serata ardente che vira dal fuoco sacro di Beethoven alle lingue danzanti di Stravinskij, passando per le bollenti pagine romantiche del concerto per pianoforte di Grieg.

Eccellente il lavoro di Giampaolo Pretto alla guida dell’Orchestra Filarmonica di Torino nell’Ouverture dal balletto Le creature di Prometeo op. 43 di Ludwig van Beethoven, che apre il concerto. I sette accordi cadenzali di apertura nell’ouverture, che ricalca i modelli di quelle mozartiane, sono maestosi e trionfali. L’adagio introduttivo, solennemente disteso, proietta il pubblico al gioioso Allegro con molto brio, dove l’opera si arricchisce di caratteristiche dal sapore squisitamente rossiniano. I tempi di esecuzione sono brillanti, così come le sfumature dinamiche che si annidano tra le sinuose crome degli archi. I giochi di eco tra le varie sezioni sono tutti accentuati con enfasi e attenzione alla modulazione in ampiezza del suono. Un’esecuzione che palesa un’attenta e minuziosa preparazione da parte del direttore e dell’orchestra.

Il Concerto in la minore per pianoforte e orchestra op. 16 di Edvard Grieg è un’opera dal colore delicatamente primaverile che risente molto dell’influenza del concerto per pianoforte di Schumann, nonostante il compositore sia riuscito a svincolarsi dalla tradizione romantica tedesca con l’introduzione di temi folkloristici dalle componenti melodiche e ritmiche più scandinave. Infuocata è l’interpretazione di Gabriela Montero, pianista venezuelana solista della serata, che già dai primi accordi puntati in apertura del concerto mostra grande slancio e piglio. Nel primo movimento (Allegro molto moderato) la resa pianistica è di grande livello e l’ancillare orchestra svolge perfettamente il proprio lavoro. Gli arpeggi sono puliti, con note singolarmente percettibili; il fraseggio è limpido, specialmente nella morbida curva melodica del secondo tema in do maggiore; il dosaggio con gusto di rubati chopiniani conferisce all’interpretazione grande effusione melodica. Maestosa la cadenza del primo movimento, prorompente nelle poderose ottave discendenti e nei fragorosi accordi. Molto bella la scelta del tempo nel finale del primo movimento, con un accelerando centellinato che confluisce in un tempo di chiusura non volgarmente veloce. La stessa allure si conserva nel secondo movimento (Adagio), dove gli archi in sordina espongono il lirico tema dalle venature chiaramente nordiche che sarà poi ripreso dal pianoforte con ricche ornamentazioni melodiche. Il tempo molto disteso consente alla pianista di tratteggiare le più sfaccettate sfumature dinamiche, passando dal pianissimo al forte con continuità di volume. Meno nobile è l’ultimo movimento (Allegro moderato molto e marcato), dove viene meno quella comunione di intenti tra orchestra e solista che finora ha coadiuvato armoniosamente le due parti. Il precipitoso attacco del movimento, a un tempo diverso rispetto a quello scandito dal direttore, sembra trascinare l’orchestra in un folle inseguimento del solista che imprime tensione all’esecuzione. Anche il fraseggio si increspa, specialmente nella sezione dell’Halling, l’acrobatica danza popolare binaria che il concerto incapsula all’interno della sua architettura. Nell’interludio centrale, dal carattere contemplativo, si ristabilisce momentaneamente la coordinazione tra solista e orchestra e l’esecuzione riacquista raffinatezza, grazie anche al direttore che con enfasi sottolinea i vari soli orchestrali. Fortunatamente la ripresa del danzante tema principale è più equilibrata e il concerto si conclude tra gli entusiasti applausi del pubblico. Al termine della prima parte del concerto, Gabriela Montero esegue come bis un’improvvisazione sul tema di ’O Sole Mio, proposto dal primo violino.

Esecuzione accurata per la suite dal balletto L’uccello di Fuoco op.20 (versione 1919) di Igor Stravinskij. L’affiatamento tra orchestra e direttore è evidente in ogni singolo ingrediente di questo calderone musicale debordante di idee e spunti che il giovane compositore russo svilupperà con maestria solamente in seguito. Nonostante i colori lividi dell’orchestra, la tessitura dinamica è ricca e cesellata. Ottimo equilibrio delle varie sezioni in una partitura avveniristica fatta di contrasti tonali e intarsi ritmici che preludono al Sacre du printemps. Grandioso il finale, dove i vari strumenti si aggregano progressivamente in una maestosa conclusione liberatoria.

Enorme successo per Pretto al termine del concerto, che all’ennesima uscita in palcoscenico ghermisce la partitura tributando lo scrosciante applauso al genio di Stravinskij.