L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Il maestro e il violoncello

 di Roberta Pedrotti

Antonio Pappano e Luigi Piovano, musicisti di grande valore in affiatatissimo duo, propongono a Bologna le due Sonate per pianoforte e violoncello di Brahms affiancate da due lavori recentissimi loro dedicati da Riccardo Panfili e Michele Dall'Ongaro. L'auditorium Manzoni, affollatissimo, risponde con giustificato calore.

BOLOGNA, 17 dicembre 2017 - Non sono pochi i direttori d’orchestra che siano o siano stati anche solisti, talora di valore. Non è nemmeno così raro che le due carriere procedano, per quanto possibile, in parallelo, ma l’amore di Antonio Pappano per l’attività cameristica ha qualcosa di speciale, proprio perché esprime il piacere di far musica – soprattutto in duo – alla pari. Trovarlo al pianoforte accanto alle prime parti della “sua” orchestra di Santa Cecilia comunica innanzitutto un’assoluta totalità nella gestione dei ruoli, scevra da ogni divismo e volta solo al miglior servizio alla musica, alla gioia di renderlo.

Per quest’ultimo concerto del 2017 con cui Musica Insieme porge gli auguri di buone feste, l’amore per il proprio mestiere di musicisti e interpreti si traduce anche nell’interesse per gli autori contemporanei: le due parti della serata sono aperte da brani recentissimi, entrambi del 2016, entrambi dedicati al duo Antonio Pappano (pianoforte)/ Luigi Piovano (violoncello). Il primo è L’ospite insonne di Riccardo Panfili (1979), classicamente suddiviso in due sezioni contrastanti – L’ora del lupo piana ed estatica, La fuga (aus der “Lichtung”) concitata e inquieta – in cui il pianoforte tintinna suoni acutissimi, lunari e astratti fra le grandi arcate sospese del violoncello per poi lanciarsi in un intreccio frenetico di reciproci inseguimenti. Il secondo è costituito dalle Due canzoni siciliane (A la vitalòra (modo di vita) e Carnascialata dei Pulcinelli (Palermo)) di Michele Dall’Ongaro (1957) e parte pure da strutture e moduli consolidati, in questo caso tradizionali, per filtrarli attraverso la lente dei linguaggi contemporanei.

Ai preludi odierni segue l’eterna modernità delle due Sonate per violoncello e pianoforte di Brahms, la prima in mi minore op. 38 e la seconda in fa maggiore op. 99. Pappano e Piovano suonano bene, sì, con sicurezza, sì, ma soprattutto comunicano, in pezzi di tale difficoltà, quella familiarità, quella naturalezza che è propria di chi lavora fianco a fianco tutto l’anno e ha sviluppato un respiro comune, un comune sentire, un’affinità perfetta. Le sfumature dinamiche di quelle definizioni che ad Allegro, Allegretto e Adagio devono quasi sempre abbinare una precisazione di affetto, passione, vivacità, un “quasi Menuetto” o un “non troppo” si delineano fluide e chiarissime, gli strumenti dialogano in un continuo divenire dialettico, come nei due movimenti centrali della seconda Sonata, in cui l’incipit felpato di Pappano viene progressivamente coinvolto dal lirismo affettuoso o dal calore passionale di Piovano, suono netto e ben tornito com’è quello del direttore/pianista.

Le introduzioni al programma curate dagli stessi interpreti contribuiscono a cementare l’empatia con il pubblico, che non accenna a lasciare la sala e lasciar scemare gli applausi fino alla concessione di due bis, le due Romanze op. 72 di Martucci, autore amato da molti direttori e strumentisti, legato a Bologna dove diresse il Liceo Musicale e fu maestro di Respighi.