L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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L'inutil precauzione

 di Giuliana Dal Piaz

Non convince la revisione del testo di Die Entführung aus dem Serail attuata dal regista Wajdi Mouawad con un'eccessiva preoccupazione per il politicamente corretto e per l'esplicitazione di contenuti universali che sarebbero di per sé già sottintesi nel singspiel.

Toronto, 10 febbraio - In Nordamerica l’opera lirica sta prendendo una brutta strada: misconoscendo le caratteristiche storiche e qualitative del genere a cui mettono mano, alcuni registi cominciano a prendersi delle libertà davvero eccessive. Le mie preferenze vanno in genere all’opera messa in scena in modo tradizionale, ma – quando la regia è di gran qualità – posso accettare anche l’alterazione dell’epoca storica. Quello che non posso accettare, e non si era mai visto finora a Toronto, è che un regista si prenda la libertà di alterare il libretto, aggiungendo una gran quantità di recitati e snaturando così il carattere stesso dell’opera.

È quanto accaduto con Die Entführung aus dem Serail di Mozart: nella co-produzione (2016) tra la Canadian Opera Company e l’Opéra de Lyon, che la C.O.C. presenta ora a Toronto, essa si trasforma in un noioso musical etico-didattico, trascurando completamente il fatto che si tratta di un singspiel, teatro musicale d'origine leggera per il quale Goethe indicava dovesse essere “agile, sobria, sapida la parte dialogica”.

Ritenendo evidentemente che la fabula originale potesse suonare “razzista e islamofobica” al pubblico contemporaneo, il regista e autore dei dialoghi addizionali, Wajdi Mouawad, canadese di origine libanese, ha sentito la necessità di riequilibrare il giudizio nei confronti della cultura turco-musulmana. Fa quindi partire lo spettacolo da quanto immagina sia accaduto “dopo”: in casa Lostados, il padre di Belmonte dà una festa per celebrare il ritorno del figlio e della nuora Konstanze. Quello che era il libretto originale del lavoro mozartiano si trasforma nel racconto che i protagonisti fanno della loro avventura in Turchia, con i “momenti” musicali che fanno praticamente da intervalli al recitato.

Ascoltiamo quindi Konstanze perorare la causa della libertà femminile nel mondo cristiano come lo aveva fatto al cospetto del Pascià; vediamo il rifiuto suo e di Blonde di farsi beffa dei “barbari” che le avevano fatte schiave e che non sono stati poi crudeli con loro, anzi le hanno profondamente amate; apprendiamo infine che Pedrillo ha ripreso con sé Blonde, malgrado questa sia stata amante non del tutto riluttante di Osmin e ne sia perfino rimasta incinta. Sentiamo Pascià Selim affermare che il suo odio per il Lostados, governatore della piazza di Orano e padre di Belmonte, sia dovuto al fatto che gli ha strappato la donna amata, una dama spagnola dagli occhi azzurri che Lostados ha sposato ed è poi stata la madre di Belmonte (!). Sentiamo il Pascià concedere la grazia ai quattro e consolare il furente Osmin dicendogli che “un giorno arriverà una creatura che tornerà a te”, come già suggerito da una scena in cui Osmin gioca tra i fiori con una bimbetta bionda vestita di bianco. La seconda parte dello spettacolo si apre, con buona pace di Mozart, al suono della preghiera intonata dal muezzin, e vediamo tra gli oranti anche Pedrillo e Blonde: costretti a convertirsi all’Islam, pregano con gli altri cinque volte al giorno.

L’integrazione del libretto mi è parsa insultante anche nei confronti del pubblico, indipendentemente dalla passione o meno di questo per l’opera: le spiegazioni aggiunte sono in realtà già quasi tutte in nucae nel libretto originale e si riflettono perfettamente nella grande musica di Mozart. Credere che sia necessario ribadirle con ulteriori parole significa non ritenere il pubblico capace di comprenderle da sé, oltre a eliminare completamente lo spirito leggero e sorridente del singspiel viennese!

L’orchestra, diretta da Johannes Debus, e il coro diretto da Sandra Horst sono, come sempre, ottimi.

Tuttavia, la prima risulta mortificata dalle lunghe pause imposte dal moltiplicarsi dei recitati, mentre il coro lo è dalle maschere che cancellano l’identità dei cantanti, e dai costumi, più adatti ai detenuti di un lager che ai membri di una corte orientale. Stravagante l'abito di Belmonte, considerando che alla fine del ‘700 quel tipo di abbigliamento era riservato agli eventi di Corte ma non era certo quello che un viaggiatore avrebbe usato per un viaggio in Turchia. Curiosa, infine, l’idea di vestire i personaggi turchi di una monacale tonaca grigia e presentarli sempre a piedi nudi.

La scenografia ha, invece, una sua tetra bellezza – di nuovo, niente a che vedere con il singspiel, ma coerente con l’atmosfera voluta dal regista – con due enormi parallelepipedi grigi che vengono spostati manualmente sulla scena a simulare recinti e pareti e si chiudono simbolicamente su donne e bambine fino a schiacciarle. Dietro questi elementi, una gigantesca sfera grigia sospesa mostra la propria funzione solo alla fine dello spettacolo, aprendosi a rivelare l’harem e la prigione in cui sono rinchiusi i protagonisti.

Buono in genere il cast, sia dal punto di vista vocale sia dal punto di vista teatrale. Spiccano in particolare il bravissimo basso croato Goran Juric (Osmin) e il pregevole tenore canadese Owen McCausland (Pedrillo). Adeguati il tenore svizzero Mauro Peter (Belmonte) e il soprano canadese Claire de Sévigné (Blonde). Il soprano Jane Archibald fa del suo meglio per interpretare il'impervio ruolo di Konstanze ma la sua voce manca della forza e della coloratura adeguate, mentre a tratti i suoi acuti degenerano nello strillo.

Foto di Michael Cooper

Toronto, 10-2-2018. Four Seasons Centre for the Performing Arts. Stagione 2017-18 della Canadian Opera Company. Die Entführung aus dem Serail, Singspiel in tre atti (dal 7 al 24 febbraio). Musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Libretto di C.F.Bretzner dall'originale di Gottlieb Stephanie. Orchestra della C.O.C. diretta da Johannes Debus. Coro della C.O.C. diretto da Sandra Horst. Regia e dialoghi aggiunti: Wajidi Mouawad. Scenografia: Emmanuel Clolus. Costumi: Emmanuelle Thomas. Luci: Eric Champoux.

Personaggi e interpreti:

Belmonte – Mauro Peter

Blonde – Claire de Sévigné

Konstanze – Jane Archibald

Osmin – Goran Juric

Pedrillo – Owen McCausland

Pascià Selim/Padre di Belmonte – Raphael Weinstock