L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

.

 

 

 

 

Il lutto di Adriano

 di Giuliana Dal Piaz

Non convince appieno, nonostante il cast di lusso capitanato da Thomas Hampson come protagonista e il soggetto tratto dal romanzo di Marguerite Yourcenar, Hadrian, la nuova opera di Rufus Wainwright.

Toronto, 19 ottobre 2018 - Il clou della stagione 2018-19 della Canadian Opera Company, che si apre in questi giorni a Toronto, è una produzione originale, Hadrian, che si ispira alla figura di Adriano, imperatore romano dal 117 al 138 d.C., successore di Traiano. Il compositore è il canado-statunitense Rufus Wainwright, vocalista e autore di canzoni che vanta collaborazioni con Elton John, David Byrne, Robbie Williams e Burt Bacharach, autore finora soltanto di un’altra opera, Prima donna, per il Festival Internazionale di Manchester (2009); il libretto è stato scritto dal rinomato drammaturgo canadese Daniel MacIvor.

Nel complesso, non appare un’operazione di grande successo: il libretto è troppo lungo (l’opera dura più di due ore e mezzo), la partitura è discontinua e alterna fasi apertamente melodiche, con accenni di blues e jazz, a momenti di taglio più violentemente moderno, con abbondanza di ottoni e percussioni, senza mai abbandonare, però, lo stile tonale.

Con l’idea di ricreare l’atmosfera di Villa Adriana a Tivoli, cinque efebici ballerini in un tanga succinto vogliono suggerire, con le loro pose statiche, le numerose statue di Antinoo erette nella Villa. La scenografia presenta un ambiente di marmi scuri al cui centro troneggia una struttura a mezza via tra un altare e una tomba, sostituita nel secondo atto da un letto su cui si configurano – con molta discrezione – gli incontri sessuali tra l’imperatore e il suo amante Antinoo. La regia, a carico di Peter Hinton, asseconda l’intenzione del compositore di mettere in scena un amore gay, presentandolo, tuttavia, come una novità nel mondo romano, mentre non solo di omosessualità e bisessualità si hanno testimonianze ben precedenti (per tutte, quelle riferite a Giulio Cesare), ma, soprattutto, nella cultura greca di cui Adriano era un cultore il rapporto erotico e sentimentale era riconosciuto più fra uomini e al di fuori del matrimonio, concepito più per dovere sociale e per assicurare la discendenza.

Nello spettacolo vi sono, secondo me, diverse falle di contenuto e di forma, anche se in fondo sono tutte riconducibili a una sola: la raffigurazione di Adriano come un uomo d’età avanzata, distrutto dalla morte del suo favorito, che ha praticamente rinunciato a regnare e trascura nel lutto i suoi compiti di governante. Un ritratto che riduce uno dei maggiori imperatori romani d’Occidente a un personaggio debole e lamentoso, portato alla propria morte dal lutto invece che da un’embolia polmonare conseguenza dell’idropisia di cui aveva sofferto per anni.

Nelle sue note introduttive, il compositore dichiara di aver voluto mettere in musica le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. Peccato che tanto lui quanto il librettista non abbiano saputo come trasmettere i molti contenuti di una narrazione che mette in luce la complessa personalità di un governante non esente da errori politici, ma in genere saggio e lungimirante, coltissimo e progredito, nella cui storia personale Antinoo e il suo amore rappresentano soltanto un episodio, importante ma non certo unico. Entrambi, Wainwright e MacIvor, si sono semplicemente proposti di raccontare questo amore a un pubblico moderno, tema che perfino in Canada ancor oggi incontra limitazioni. Addirittura la repressione della grande rivolta di Bar Kekoba in Giudea e la soppressione di tale provincia, rinominata Syria Palestina, viene presentata come un episodio legato al lutto per Antinoo e all’opposizione verso il culto di un solo Dio, in contrasto con il politeismo romano. Il malcontento dei senatori – riconducibile soprattutto alla grande riforma amministrativa introdotta da Adriano, che di fatto riduceva i poteri del Senato, e all’abbandono della politica imperiale di conquista di ulteriori province – sembra invece esigere dall’Imperatore, “ammalato d’amore” e non di concreti problemi di salute, una maggior cura per gli affari di Stato. E così via...

Quanto ai difetti di forma, il libretto menziona ripetutamente i “nazareni” come nemici da contrastare, utilizzando il termine – originalmente usato solo per Gesù Cristo – per indicare i cristiani che stavano guadagnando forza in Medio Oriente e presto anche a Roma. Gli eterogenei e fantasiosi costumi dei personaggi, soprattutto nella parte finale in cui i luminosi fantasmi di Adriano e Antinoo raggiungono quelli di Traiano e di sua moglie Plotina – dii ex machina in scena fin dall’inizio, vogliono continuare a esistere grazie alla distruzione del culto monoteista sia ebreo che cristiano – fanno pensare a un musical di Broadway piuttosto che a un’opera ambientata nel II secolo dopo Cristo. Sfiorano poi il ridicolo, in totale contrasto con l’ambientazione, i mutandoni indossati da Antinoo (e dallo stesso Adriano, sotto la lussuosa vestaglia aperta) nella seconda parte dello spettacolo.

Gli unici momenti teatralmente avvicenti sono dati dalla sottile pioggia di sabbia rossa sul palcoscenico e dall'ingresso in scena, trasportato da danzatori, di un enorme braciere dorato sul quale si effettua il sacrificio di un agnello a una divinità, peraltro inesistente nel culto romano.  

L’orchestra della Canadian Opera Company, diretta con maestria da Johannes Debus, ha dato rilievo alla musica, coadiuvato dal coro diretto da Sandra Horst. Il cast, in generale buono, comprende alcuni nomi di spicco e ottimi interpreti, tra cui i soprani Karita Mattila (Plotina, moglie di Traiano, e la Sibilla) e Ambur Braid (la moglie di Adriano, Sabina), il baritono statunitense Thomas Hampson (Adriano), il tenore Ben Heppner (il senatore Dinarco), il baritono Gregory Dahl (il medico Ermogene). Il giovane tenore Isaiah Bell ha dato un’interpretazione dignitosa di Antinoo, con un paio di cadute vocali, ma promette di diventare un bravo cantante.

Foto di scena di Michael Cooper

HADRIAN – Stagione 2018-19 della Canadian Opera Company. Four Seasons Centre for the Performing Arts, Toronto (13-27 ottobre). Musica: Rufus Wainwright. Libretto: Daniel MacIvor. Regia: Peter Hinton. Scenografia: Michael Gianfrancesco. Costumi: Gillian Gallow. Luci: Bonnie Beecher. Coreografia: Denise Clarke. Direzione d’orchestra: Johannes Debus. Direzione del coro: Sandra Horst.

Personaggi e interpreti:

Adriano, Imperatore – Thomas Hampson, baritono

Antinoo, suo favorito – Isaiah Bell, tenore

Traiano, ex Imperatore – Roger Honeywell, tenore

Plotina, sua moglie/ Sibilla – Karita Mattila, soprano

Ermogene, medico – Gregory Dahl, baritono

Sabina, moglie di Adriano – Ambur Braid, soprano

Lavia, dama di compagnia – Anna-Sophie Neher, soprano

Turbo, generale di Adriano – David Leigh, basso

Dinarco, senatore – Ben Heppner, tenore

Altri senatori, donne e uomini del popolo, danzatori.


 

Vuoi sostenere L'Ape musicale?
Basta il costo di un caffé!

con un bonifico sul nostro conto

o via PayPal