L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Une caresse à ma femme

 di Giuseppe Guggino

Intensità e intimismo venano un’indimenticabile serata di musica al Teatro Massimo di Palermo con Mariella Devia. Accompagnata premurosamente dal bravo Giulio Zappa al pianoforte, il soprano ligure alterna arie dagli ultimi ruoli del proprio repertorio a liriche da camera, in un delicato percorso concluso con il pubblico entusiasta e due bis.

Palermo, 30 gennaio 2019 - Nel piccolo Péché de vieillesse rossiniano che Giulio Zappa al pianoforte, con trasparenza e discrezione interpola nel recital vocale del Teatro Massimo di Palermo, potrebbe racchiudersi l’essenza di una serata per certi versi unica: Une caresse a Mariella Devia, oggi impegnata il un lungo tour di concerti di congedo, che non poteva non far tappa proprio in quelle stesse tavole di palcoscenico che la videro al suo esordio assoluto. Dell’atmosfera tenera con cui Rossini idealmente accarezza la sua seconda moglie, non senza inframezzare una piccola scaramuccia, nulla manca a questo concerto, neanche il fare un poco civettuolo nello schermirsi dietro l’idea del péché, giammai di vecchiaia, ma certo di grande maturità.

Eccola fare ingresso nella sala, con un elegantissimo abito viola, in barba ad ogni fola scaramantica ed attaccare da par suo la sortita di Lucrezia Borgia. E l’anticonformismo che l’ha sempre distinta, a fare il paio con l’antidivismo, lo si percepisce pure in un’amministrazione vocale che, ad onta di una carriera ultraquarantennale, vieppiù trascorsa almeno per gli ultimi quindici a scavare ruoli onerosissimi, si presenta di sorprendente saldezza e di ancor più sorprendente freschezza: quella che le consente di venare con inusitata malizia adolescenziale quell’amor suo che rese beata una matura Elisabetta I per il suo Roberto, almeno quanto l’amore per lo studio e l’approfondimento hanno reso grande il soprano ligure. Sarebbe impossibile scrivere qualcosa d’inedito sul suo magistero vocale, a meno di non voler scadere nel peana, basti quindi notare come questo livello di scavo interpretativo le è possibile in virtù di una disciplina che non ha eguali nel panorama odierno. Quella disciplina che, senza apparente fatica, dopo un’intimistica sosta nel legato a fior di labbra della lirica da camera di Hugo/Liszt, ritorna a fare capolino in una trascinante esecuzione dell’Air des bijoux dal Faust di Gounod.

La seconda parte del recital si apre all’insegna del cantabile verdiano, con la cantilena di Medora dal Corsaro e la sortita di Giovanna d’Arco nel prologo dell’opera dedicata all’eroina francese.

Il Notturno op. 70 n. 1 di Martucci ben eseguito da Giulio Zappa, che aveva già impreziosito la serata anche con una romanza senza parole di Mendelssohn, sa mantenere alta la temperatura di un programma fantasioso e ben congeniato per chiudersi con il finale del Pirata belliniano, nel quale la Devia, senza sconti, sa far valere il proprio spessore tragico e la grande esperienza nella frequentazione delle topiche scene di follia.

È a questo punto, con la sala plaudente, quasi intimamente raccolta in platea ai piedi del proscenio ad invocare i bis, che si fanno avanti le richieste più sfacciate: Lucia di Lammermoor, un Rossini; la Devia categoricamente dice qualche “no”, si percepisce la stanchezza, una piccola scaramuccia su gli innumerevoli (e in effetti abbastanza invadenti) smartphone a immortalare il cimento, anziché goderne appieno, si scioglie in complimenti proferiti, e alla fine la diva acconsente, castamente, e come Bellini non potrebbe meglio sperare. Infine le richieste si fanno più incessanti, al pari delle speranze che vorrebbero magari un Crucifixus dalla Petite Messe o una Liù, perché è evidente che si tratterebbe di chiedere un sacrificio. Forza un poco la mano il fino ad allora discretissimo pianista, lei risponde con un sospiro di esausto assenso; non sapremmo quantificare la fatica costatale, verosimilmente troppa, ma il Sogno di Doretta che le viene fuori, fra mezze voci, filati, poesia, quanto a freschezza è la pagina più riuscita dell’intera serata. E si ha come l’impressione che questo ultimo scampolo di carriera, al pari dei bis, non potrà che essere un costante crescendo: è Mariella Devia.