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Leggende per Weinberg

 di Anna Costalonga

Per il ciclo che il Konzerthaus di Berlino gli ha dedicato quest'anno, Gidon Kremer ha invitato la partner artistica prediletta Martha Argerich. Il concerto, fra Prokof'ev e Schubert, è anche uno splendido omaggio al compositore polacco Mieczyslav Weinberg, nella cui riscoperta Kremer si è sempre speso con passione.

BERLINO, 20 ottobre 2019 - Ogni anno, il Konzerthaus di Berlino dedica dieci giorni a un grande interprete. Negli anni è stata la volta di Rostropovich, Alfred Brendel, l’anno scorso addirittura i Wiener Philarmoniker.  Quest’anno il consueto omaggio è stato invece dedicato a Gidon Kremer, con la particolarità che si è lasciato carta bianca al violinista lettone per le scelte artistiche.

La rassegna, che si concluderà il 27 ottobre, include molti artisti con cui Kremer suona ormai da anni: la sua Kremerata Baltica, ovviamente, ma anche David Zinman, Lucas Debargues, lo stesso Christoph Eschenbach, da poco direttore stabile dell’orchestra del Konzerthaus, Yulianna Avdeeva. Uno dei clou è stato proprio il recital di con Martha Argerich, con cui Kremer ha un lunghissimo sodalizio artistico, in termini di recital e di dischi registrati assieme. Un duo accomunato da uno stesso spirito esplorativo per un repertorio inusuale e moderno e da una grande stima reciproca.

“Gidon come musicista è un mago - le emozioni che trasmette quando suona sono straordinarie. Ricorda un uccello dalle piume color d’acqua. Non una creatura comune, piuttosto un essere mitico, una sirena. Ricerca sempre il nuovo, senza mai stancarsi. Cerca e apre [n.d.T: nuove vie]. E si trasforma” così Martha Argerich a proposito di Gidon Kremer, in un’intervista con Lika Kremer. “Fare musica insieme a Martha è un’opportunità fantastica, non solo perché Martha possiede l’abilità di plasmare le note in modo splendido, ma perché ha una capacità che me la rende un esempio: la capacità di ascoltare. In tanti decenni [di collaborazione], ho potuto vedere quanto Marta sia aperta a nuove idee” così Gidon Kremer a proposito di Martha Argerich, in un documentario del 2008 di Euroarts.

Un duo leggendario e molto amato dal pubblico berlinese, che li ha subito salutati con un lungo applauso alla loro entrata sul palco.

In una sala piena, Kremer e Argerich hanno scelto un programma insolito e raffinato. Con due nomi di questo calibro, qualunque tipo di programma sarebbe potuto andare bene e invece per Gidon Kremer questo non è stato sufficiente. Basti pensare che metà della serata è stata dedicata al compositore polacco Mieczyslav Weinberg.

Senza Kremer, questo compositore dalla vita sfortunata - incorso nelle purghe antisemite staliniste, incarcerato nella famigerata Lubjanka nel 1953, riuscì a uscirne solo grazie alla morte di Stalin - probabilmente sarebbe rimasto un nome oscuro ancora per lungo tempo e di certo oggi non si troverebbe nei programmi delle grandi sale da concerto, nonostante la produzione molto vasta. Possiamo pure dire di più: in fondo, il motivo per cui Gidon Kremer ha curato artisticamente un omaggio dedicato a se stesso, non è per narcisismo da primadonna, è perché ha voluto spostare l’attenzione su Mieczyslav Weinberg, e celebrare così il centenario della sua nascita. È sufficiente dare una rapida occhiata al programma della rassegna per rendersene conto: quasi tutti i concerti contengono almeno un’opera di Weinberg.

A cominciare la serata è stata, però, la sonata per violino e pianoforte n.2 op.94bis di Prokof'ev, un’opera già nel repertorio del duo Kremer e Argerich, dal vivo e non solo (da ricordare che, nel 1992, proprio alle sonate per violino e pianoforte del grande russo, Argerich e Kremer dedicarono un cd, pubblicato da Deutsche Grammophon).

Il movimento iniziale, Moderato, oscilla tra il sognante o misterioso, e un brio energico: due caratteristiche di questo pezzo, che poi si dispiegano più ampliamente nei movimenti successivi. Ecco il brio svilupparsi nel secondo movimento, Presto, ancora più enfatizzato dal tocco vigoroso di Argerich, mentre il dolce melodico prende forma nell’Andante, dove Kremer introduce con grande delicatezza il bel tema iniziale, ripreso con altrettanta eleganza da Argerich. Entrambi sviluppano un’atmosfera elegiaca e onirica di grande ricercatezza - senza esagerare, un vero miracolo sonoro. Nell’Allegro con Brio finale, poi, Kremer e Argerich ci riportano invece a sonorità più terrene e briose, perfino umoristiche e caricaturali, con sprazzi melodici quasi circensi, giocosi, con un tale funambolismo virtuosistico da fare letteralmente impazzire il pubblico in una standing ovation al termine del brano.

Si è passato poi alla sonata per violino solo n.1 op.82 di Mieczyslav Weinberg, un’opera di grande tecnicismo ma anche di grande bellezza. L’incipit severo, in una reminiscenza della celebre partita bachiana, sembra preludere a una linea melodica che, però, non si sviluppa davvero mai, rimane anzi incatenata in una voluta fragile ossessività, in un susseguirsi di funambolico espressionismo sonoro, che Kremer rende in tutta la sua angosciosa frammentarietà. Nel bellissimo Andante, prende invece piede un melodismo di cui Kremer sottolinea il carattere dolente e profondamente malinconico. Nei movimenti successivi il violinista sfoggia un inarrivabile virtuosismo timbrico, necessario per un brano di questa ecletticità e ricchezza sonora, in particolare nell’Allegretto, dove la malinconia dolente lascia il passo a accenni quasi giocosi, e nel movimento finale Presto - Adagio, irto di tecnicismi e di lunghi passaggi, a tratti quasi un perpetuum mobile.

Nella seconda parte del programma, è di nuovo Weinberg, questa volta insieme ad Argerich, con la Sonata per Violino e pianoforte n.5 op. 53, altro brano già ben “rodato” del loro repertorio come duo. A differenza della sonata per violino solo, la sonata op.53 si presenta con un melodismo più spiccato, già dalle prime note e qui il duo Argerich e Kremer davvero regala al pubblico dei momenti di alto virtuosismo e grande forza interpretativa.

Il vigore, il tocco grave e elegiaco di Argerich sono l’alter ego perfetto del suono più delicato ma lancinante di angoscia del violino di Kremer: dopo averli ascoltati assieme, non si può pensare a degli interpreti migliori per questa sonata di Weinberg. La simbiosi artistica fra queste due leggende viventi è tale che si ha l’impressione di trovarsi di fronte un unico “organismo sonoro” di irraggiungibile espressività timbrica e raffinatezza interpretativa.

Il programma termina poi con la sonata postuma per violino e pianoforte op.162 D 574 di Schubert, un compositore molto caro a Gidon Kremer, come da sua stessa ammissione. Ed eccoci allora catapultati in un fluire di classico melodismo romantico - e quale eleganza di interpretazione! E che fraseggio abbondante di grazia, soavità e spirito! Una vera cura per l’anima, dopo la dolorosa bellezza della musica weinberghiana.

Il pubblico in visibilio ha tributato un’altrettanto generosa standing ovation finale ai due grandissimi interpreti.

C’è stato perfino chi si è avvicinato al palco a offrire fiori e chi regali a Martha Argerich, visibilmente sorpresa da queste manifestazioni di affetto inaspettate.

La serata si è poi conclusa tra lunghi applausi e con due bis: una performance suggestiva di Milonga ohne Worte di Astor PIazzolla e dulcis in fundo, una gioiosa interpretazione del primo movimento della sonata per violino e pianoforte n.35, K 526 di Mozart.

Non si poteva chiudere meglio un concerto che resterà fra i picchi della programmazione del Konzerthaus di Berlino.

 

foto Pablo Castagnola


 

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