L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Un raggio di speranza

di Luigi Raso

Daniele Gatti debutta sul podio del teatro di San Carlo con una lettura estremamente drammatica, asciutta, improntata a una spiccata mobilità agogica del Deutsches Requiem di Brahms.

NAPOLI, 3 febbraio 2020 - La chiave di lettura di Ein deutsches Requiem di Johannes Brahms è rintracciabile nel versetto (Giovanni, 16:22) “Ora voi siete nella tristezza, ma io vi rivedrò e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno potrà più togliervi la gioia”: una meditazione musicale, profonda e consolatoria, intorno al mistero della morte, indagato da Brahms attraverso una personale silloge di testi tratti dalle Sacre Scritture, collazionati per far risuonare un convinto messaggio di conforto e speranza.

Il Requiem di Brahms è una composizione di difficile inquadramento, non riconducibile né all’oratorio, né alla Missa pro defuntis di rito cattolico; non c’è lo sgomento dell’Animula vagula blandula dinnanzi al pensiero della Morte e del Dies illa tremenda, ma, al contrario, ritroviamo raggi di luce che rasserenano il mondo interiore rattristato dalla morte.

Daniele Gatti, per la prima volta alla guida delle compagini orchestrali e corali del San Carlo, individua proprio l’anelito alla speranza e alla consolazione che aleggia nel corpo della composizione di Brahms e ne fa la propria cifra interpretativa. Sfronda di magniloquenza il Requiem tedesco per darne una lettura estremamente drammatica, asciutta, improntata a una spiccata mobilità agogica, che predilige scelte di tempi dall’andamento sostenuto (marcia funebre del secondo movimento).

Sin dalle prime battute Gatti dà l’impressione che la propria rivisitazione parta dalla fine della composizione, da quel messaggio di beatitudine finale che è Selig sind die Toten, Beati sin d’ora i morti.

Il raggio di luce conclusivo dell’ultimo accordo si propaga, a ritroso, prendendo il suono della melodia ascendete dell’oboe, dal suono assertivo, tondo e madreperlaceo che illumina l’affresco di composta mestizia del primo movimento (Selig sind, die da Leid tragen, Beati coloro che soffrono).

Gatti sfronda di gravosità, ma non di solennità, la successiva marcia funebre (Denn alles Fleisch, es ist wie Gras, Poiché tutta la carne è come l'erba), imprimendole un andamento sostenuto, teso, terso nelle sonorità, e rafforzata dal soffio vitale e palpitante del costante ribattere dei timpani, dalla intensità sonora ben dosata.

L’orchestra del San Carlo - in grande forma in tutte le sezioni - risponde perfettamente alle indicazioni del direttore, esibendo un suono deciso e tornito nel fugato del secondo movimento e nella fuga del terzo; è perfetta nel disegnare, con sonorità leggere e trasparenti, il bozzetto lirico e quasi pastorale del quinto movimento (Ihr habt nun Traurigkeit, Ora voi siete nella tristezza) nel quale si adagia la voce limpida di Roberta Mantegna, soprano dalla linea di canto elegante che sconta però qualche assottigliamento eccessivo, quanto a peso vocale, scalando la tessitura.

Markus Werba nel Herr, lehre doch mich (Fammi consapevole, o Signore) sfoggia una linea di canto cesellata, fraseggio analitico e vario, ma denota un timbro prosciugato in alto e dal peso non del tutto adeguato alla parte.

Il Coro del San Carlo, pur esibendo appropriati volumi sonori, sembra scontare l’oggettiva complessità e difficoltà della scrittura vocale: la compagine diretta da Gea Garatti Ansini fraseggia con gusto e cura, ma evidenzia, soprattutto nel settore femminile, la tendenza a emettere note acute e in pianissimo dall’intonazione a tratti periclitante e, non di rado, suoni improntati a un’eccessiva ruvidezza o, per quanto attiene al coro nella sua interezza, sfibrati e poco smaltati timbricamente.

Il settimo movimento - Selig sind die Toten, Beati fin d’ora i morti - ha finalità consolatoria e conciliativa: Gatti assottiglia le sonorità, fa cantare con intenso lirismo i violini, per poi giungere alla sospensione, dal colore sonoro diafano e trasfigurato, della speranzosa esclamazione di beatitudine tratta dall’Apocalisse.

L’applauso di una parte del pubblico, come purtroppo sempre più frequentemente accade, irrompe prima che Gatti abbia fatto risuonare la coda del silenzio finale.

Al termine, applausi calorosissimi e prolungati per tutti.


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