L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

L’olimpico Stabat Mater

di Giuseppe Guggino

In ossequio alle celebrazioni pasquali il Teatro Massimo affida lo Stabat Mater di Rossini nelle ottime mani di Michele Spotti che, con un quartetto ben assortito, nel quale si distinguono Giuliana Gianfaldoni e Luca Tittoto, conduce i complessi di casa ad esiti artistici ragguardevoli.

Palermo, 3 aprile 2021 - Correva l’anno 1831 quando l’alto prelato spagnolo Manuel Fernandez Varela ottenne da Rossini, Giove nel panorama musicale parigino dell’epoca, la composizione di uno Stabat Mater ad uso privato e con il divieto di darlo alle stampe; non tutta di mano del pesarese, questa prima versione – che per l’aria del tenore e del basso, per il duetto fra i due soprani e per l’amen conclusivo era firmata dal collaboratore Giovanni Tadolini – undici anni dopo, era destinata al completamento di mano rossiniana e alla successiva esecuzione pubblica al Théâtre des Italien, con un quartetto composto da Giulia Grisi, Emma Albertazzi, Mario De Candia e Antonio Tamburini, segnando il ritorno alla ribalta di quel compositore che da quasi un quindicennio aveva abbandonato le scene, divenendo dominus maximus della vita musicale parigina, pur senza scrivere più nemmeno una nota.

La cifra composita complessiva dell’intera partitura, in olimpico equilibrio fra pagine in stile severo (il quartetto a cappella del Quando corpus morietur e il seguente ordito contrappuntistico dell’Amen) e pannelli di palese teatralità (il Cujus animam del tenore o l’Inflammatus de primo soprano) la accomuna per varietà e complessità strutturale delle ultime sinfonie mozartiane. A ben vedere, peraltro, l’insondabile mistero che avvolge l’ultima lunga stagione dell’altrettanto lunga vita del Giove della musica ottocentesca non è poi dissimile da quello che tinge gli ultimi anni della breve vita del Giove della musica settecentesca. Non stupirà allora che un direttore emergente di indubitabile intelligenza, ormai ben più di una giovane promessa nel panorama odierno, quale è certamente Michele Spotti, abbia pensato di coniugare il profano dionisiaco dell’ultima sinfonia K 551 di Mozart alla sacralità sui generis dello Stabat Mater rossiniano. Per entrambe le pagine la lettura si caratterizza per la cifra trascinante, talvolta persino tardoromantica, pur con grande attenzione ai dettagli, che pure non pare tradire i rispettivi orizzonti estetici delle rispettive scritture. In Mozart, verosimilmente anche per ragioni contingenti, ne fanno le spese tutte le ripetizioni ad eccezione di quelle nel Menuetto, omesse come era prassi fino agli anni ’70 del secolo scorso, per spostare il punto focale sulla successiva pagina sacra. L’Orchestra segue l’approccio del podio, suonando piuttosto bene, seppur talvolta difettando in nitore e nell’articolazione del suono che esigerebbe la cristallina scrittura contrappuntistica dell’ultimo tempo in Mozart o con qualche occasionale svista dei legni (nella seconda ascesa al si doppio bemolle del Cujus animam, per esempio). Notevolissima, invece, e senza riserve è la prova del Coro, diretto da Ciro Visco, che nel fugato finale impressiona per turgore e precisione.

Il quartetto di solisti è di buon livello e ben assortito, a cominciare dal luminoso timbro tenorile di Edgardo Rocha e dal colore scuro della vocalità di Vasilisa Berzhanskaya, ancorché caratterizzata da un’ancora troppo vistosa disomogeneità fra i vari registri. Nel caso di Luca Tittoto il velluto e l’ampiezza del mezzo da vero basso sono di prim’ordine sicché il Pro peccátis non potrebbe trovare migliore realizzazione, sospesa fra l’autorevolezza perentoria della prima frase musicale e la morbidezza del legato nella seconda. Infine alla splendida Giuliana Gianfaldoni, che pure regala un Inflammatus ben calibrato su tutta la gamma e impreziosito da un Fac me cruce custodíri a fior di labbra, non si potrebbe domandare maggiore dolcezza nel Quis est homo che la vede impegnata a duettare con la seconda voce femminile.

La registrazione del concerto, trasmesso in streaming, è ancora disponibile sulla pagina Youtube del Teatro Massimo.


 

 

 
 
 

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