L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Tra sacro e profano

di Michele Olivieri

L’emergenza sanitaria ci ha imposto un nuovo comportamento. Non si può andare a teatro ma questo non significa sospendere ogni attività e non coltivare più gli interessi, bisogna solo fruirne in maniera differente. Grazie al web importanti proposte arrivano direttamente a casa dando una mano alla cultura e un senso di aiuto per ciascuno di noi. Sul canale web del Teatro Massimo di Palermo è visibile la versione di Annonciation di Angelin Preljocaj e di Siciliana di Mattia Russo e Antonio de Rosa.

PALERMO, aprile 2020 – Grazie alla WebTv il Teatro Massimo ha offerto un appuntamento imperdibile con il balletto nel dittico Preljocaj-Kor’sia, andato in scena al Teatro Massimo nel 2019: nella prima parte Annonciation con la coreografia del grande maestro Angelin Preljocaj (rimontata per l’occasione dalla puntuale Claudia De Smet), su musiche di Antonio Vivaldi e di Stéphane Roy. Soliste, in scena, a raccontare l’incontro della Vergine e dell’Angelo, due danzatrici del Corpo di ballo del Massimo. Nella seconda parte, Siciliana, la nuova creazione dei giovani coreografi internazionali Mattia Russo e Antonio de Rosa di Kor’sia (compagnia nata nel 2014 a Madrid), drammaturgia di Giuseppe Dagostino per il Corpo di ballo del Massimo, con l’Orchestra e il Coro diretti da Tommaso Ussardi.

Annonciation, il cui debutto risale al 1995, è un gioiellino religioso-coreutico finemente cesellato su cui il coreografo riesce a creare - attraverso un delicato equilibrio di sbalzo e grazia - un singolare movimento intriso di mistero, raffinatezza e voluttà. L’indiscusso pregio, oltre alla realizzazione artistica in sé, la ritroviamo nell’esecuzione di Annamaria Margozzi e Francesca Bellone capaci di riportare l'eco della tradizione di preghiera del popolo cristiano nella sua componente cattolica con una capacità di forza tecnica ed intensità espressiva tale quasi fosse per le due esecutrici una autentica trasfigurazione. La soavità dei costumi di Nathalie Sanson e le luci di Jacques Chatelet offrono al dialogo tersicoreo, che Preljocaj instaura tra Maria e l’Angelo, l’inizio e l’enigma di un Dio che assume in sé la natura umana e la fa propria con l’assenza del peccato, tanto che l’amore trasposto nel duetto scenico si fa capolavoro nell’essenza della femminilità. Annonciation (da menzionare il premio ricevuto al Bessie Award 1997 per la XIII edizione del New York Dance & Performance Award) appare come un condensato di testimonianze: l’umiltà della scena, l’accettazione, il dubbio, la felicità, la preoccupazione e la rabbia, descrivono i sentimenti contrastanti nel confronto tra la giovane fanciulla e l’angelo in un omaggio al perpetuo mondo femmineo, quale attrazione e magnete invisibile. Le dinamiche si traslitterano in espressioni della forza e della manifestazione divina evidenziando nel finale quella salvezza che si fa ricerca alternativa nel produrre una ‘danza’ efficace e comunicativa. In essa è insita la magia: nel saper parlare sempre e comunque al cuore dello spettatore. Musicalmente ci trasmette quell’amore appassionato e al tempo stesso trepidante, espresso dai chiaroscuri del corpo, riproducendo votivamente il ruotare dell’arcolaio che dipana le matasse. Il coreografo francese di origine albanese pone l’accento sulla ‘creazione’ nel ‘concepimento’ lasciando parlare la personale modernità stilistica che viene strettamente identificata, non solo nel momento storico, e che risulta rapportabile a caratteri specifici del nostro tempo, scartando tutto ciò che non è riconducibile alla ‘bellezza’. La danza di Preljocai si fa capolavoro in quanto sa cogliere al meglio dalla natura e dall’arte stessa.

Di tutt’altro stampo, più scanzonato, la coreografia Siciliana in cui gli splendidi stucchi di Giacomo Serpotta prendono vita e disinvoltamente giocano nella notte, narrando anche la storia del furto del quadro di Caravaggio dall’Oratorio di San Lorenzo, introdotto in lettura da un palco teatrale. La tradizione e la cura dell’identità in Sicilia è rappresentata anche da riti e ricorrenze condivisi e radicati nella popolazione. Un susseguirsi di rappresentazioni,rituali, usi, credenze e processioni che hanno come scopo quello della rievocazione e della commemorazione ben salda alle radici dove i quadri portati in scena si snodano nei loro caratteristici costumi, dai paramenti del clero ai simulacri sacri. La presenza attiva dei danzatori è percepita a livello emotivo dal pubblico in teatro, e i sentimenti del dolore, della perdita, ma anche della gioia e del divertimento - tra sacro e profano - appaiono autentici per la teatralità assunta. Le simbologie connotanti la performance, sia a livello decorativo sia di presentazione riecheggiano nel sottofondo dello scacciapensieri, con quel suo suono arcaico e ronzante, permettendo alle statue che decorano l’Oratorio di San Lorenzo di prendere vita, tra balli e sfilate alla rincorsa di vassoi di cannoli e cassate. I due coreografi sviluppano così un'idea di comunità unita nella propria identità culturale, costituita da una danza che riflette echi classici accademici con contaminazioni di stile moderno e naturalmente contemporaneo, individuando atteggiamenti – a tratti provocatori ed irriverenti, a tratti poetici – con valori, abitudini, modi di pensare e di comunicare distintivi da una società all’altra. In scena il Corpo di ballo del Teatro Massimo, le musiche di Arvo Pärt, Franz von Suppé, Pëtr Il'ič Čajkovskij e Johann Sebastian Bach eseguite dall’Orchestra del Teatro diretta da Tommaso Ussardi, il Coro diretto da Piero Monti e la nostalgica voce della cantautrice e cantastorie Rosa Balistreri. Scene baroccheggianti di Christian Lanni, costumi ornamentali di Adrián Bernal, luci in continua evoluzione di Salvatore Spataro. Novelli pupari in rappresentanza dei racconti siciliani: Lucia Ermetto, Fabio Correnti, Gaetano La Mantia, Benedetto Oliva, Giuseppe Rosignano, Alessandro Cascioli, Andrea Mocciardini, Vito Bortone, Michele Morelli, Michaela Colino, Giorgia Leonardi, Giovanni Traetto i quali danzano con una percezione nuova, un linguaggio dell’eccesso che appaga la vista nel corpo e nel movimento non convenzionale. Diventano all’occasione simili a quei vasi ornamentali di ceramica dipinti a mano, emblemi della cultura e dell’arte isolana frutto di una leggenda intrisa di passione, tradimenti, gelosia e vendette. L’atteggiamento irriverente e sfrontato incuriosisce lo spettatore tanto da parafrasare un pensiero di Gesualdo Manzella Frontini “c’è nei canti (come nelle danze), del popolo siciliano una particolare nota, che li farebbe distinguere fra quelli di mille altri popoli, ed è una nota di signorilità: quasi una sprezzatura per tutto ciò che è volgare e scurrile”.

 


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