L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Note to a friend

di Daniele Valersi

La Stagione d’Opera della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento ha in cartellone un’autentica novità, la prima esecuzione europea di Note to a Friend, del compositore statunitense David Lang, già insignito del Premio Pulitzer, la cui musica si ispira al minimalismo e al rock. Composta nel 2023 su commissione della Japan Society di New York, quest’opera da camera rielabora il Memorandum per un vecchio amico di Ryūnosuke Akutagawa, scritto poco prima che il grande scrittore e poeta giapponese si togliesse la vita. A interpretare questo raffinato monodramma è la straordinaria vocalità di Theo Bleckmann (cantante e compositore più volte nominato ai Grammy, vincitore del prestigioso Jazz Echo Award) insieme al Quartetto Prometeo, gruppo di riferimento per il repertorio contemporaneo, già Leone d’Argento alla Biennale Musica di Venezia. L’opera andrà in scena sabato 7 marzo al Teatro Comunale di Bolzano (ore 20) e mercoledì 11 marzo al Teatro Sanbàpolis di Trento (ore 20); regia, scene e costumi sono di Fabio Cherstich, artista in residenza della Fondazione Haydn, che abbiamo intervistato; Veronica Varesi Monti cura la progettazione delle luci, le installazioni video sono di Francesco Sileo. Cherstich declina la storia nello stile di un giallo e immerge il protagonista in un’indagine sulla sua vita; così la presenta: “La scena si apre come un archivio disordinato. Fotografie, documenti, oggetti privati, video frammentati compongono un paesaggio della memoria. In questo spazio, si muove un detective solitario, che è anche un possibile doppio del protagonista scomparso: la stessa voce, forse lo stesso volto. È lui a guidare l’indagine, o a esserne travolto. Il pubblico assiste così a un’indagine visiva e sensoriale in cui il confine tra passato e presente, realtà e ricordo, razionalità e sogno si fa sempre più incerto. Man mano che la ricerca procede, la figura del detective si frantuma: è ancora alla ricerca della soluzione o sta tentando di ricostruire sé stesso? La regia lavora per tenere lo spettatore sospeso, intrappolato in questo enigma”.

A monte dell’opera vi è il Memorandum di Ryūnosuke Akutagawa, che implica una notevole problematica di ordine etico: come ha affrontato questo aspetto?

Il punto di partenza è certamente delicato. Akutagawa scrive quella lettera come una sorta di congedo lucido dal mondo, e David Lang prende quel materiale non per raccontare una storia biografica ma per interrogarsi su come, dopo una morte, restino soltanto frammenti: lettere, fotografie, messaggi, ricordi degli amici. Nel lavoro scenico ho cercato di evitare qualsiasi forma di spettacolarizzazione del gesto estremo. Non c’è mai la rappresentazione della morte. Piuttosto c’è una persona che prova a ricostruire un pensiero, una vita, a partire da tracce incomplete. In questo senso lo spettacolo diventa quasi un rituale di lettura e di ascolto: un tentativo di dare forma al vuoto che rimane quando qualcuno scompare. Mi interessava che il pubblico non fosse posto nella posizione di “guardare una tragedia”, ma di condividere un processo di ricerca e di interrogazione. La dimensione etica sta proprio lì: nel trattare quel materiale con rispetto, come un enigma umano più che come un fatto narrativo.

Interpretarla nello stile di un giallo, genere tra i più frequentati, è anche un modo per facilitarne la lettura?

Il giallo è una struttura narrativa che tutti riconosciamo: c’è un evento iniziale e qualcuno che cerca di ricostruirne il senso. In Note to a Friend il punto di partenza è la morte di una persona e il tentativo di capire cosa sia successo davvero. Ma non è un giallo nel senso tradizionale, perché non c’è una soluzione. Piuttosto è un’indagine destinata a rimanere aperta. Questo dispositivo però aiuta lo spettatore a entrare nel lavoro: si crea una tensione, un processo di scoperta progressiva. La forma del “mistero” diventa quindi una struttura drammaturgica che rende accessibile un materiale molto astratto e poetico, senza semplificarlo.

Come è impostata l’interazione tra musica (e musicisti) e scena?

Per me era importante che i musicisti non fossero semplicemente in buca o in una posizione separata, ma diventassero parte attiva della scena. Il Quartetto Prometeo e Theo Bleckmann sono presenti come una comunità che costruisce insieme il racconto. La musica di Lang è estremamente precisa e minimale: lavora su ripetizioni, piccoli scarti, variazioni quasi impercettibili. Ho cercato di tradurre questa qualità anche nello spazio scenico. Le immagini, i video, i movimenti dei performer si compongono come frammenti che appaiono e scompaiono, proprio come accade nella musica. In questo senso Tutto funziona come un unico dispositivo: suono, immagine e presenza dei performer contribuiscono a costruire un ambiente mentale, quasi una memoria condivisa.

Come valuta la sua collaborazione in qualità di artista in residenza della Fondazione Haydn?

È stata un’esperienza molto fertile. La Fondazione Haydn di cui sono artista associato ha dimostrato una grande apertura verso progetti che stanno tra musica contemporanea, teatro e arti visive, e questo per me è uno spazio di lavoro ideale. Con Note to a Friend abbiamo potuto costruire un processo molto accurato, lavorando a stretto contatto con musicisti straordinari come il Quartetto Prometeo e Theo Bleckmann, ma anche con un team creativo molto solido. La cosa che apprezzo di più è proprio questa possibilità di sperimentare: non semplicemente produrre uno spettacolo, ma sviluppare un linguaggio scenico che metta davvero in dialogo la musica con altre forme artistiche. In questo senso la residenza alla Fondazione Haydn è un contesto molto stimolante e non vedo l’ora di tornare a Trento a fine mese con Italiana in Algeri e di fare nuovi progetti nella speranza di continuare a sperimentare!


 

 

 
 
 

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