L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Il suono dell'Est

 di Andrea R. G. Pedrotti

Prosegue il Settembre dell'Accademia Filarmonica di Verona con la Novosibirsk Philarmonic Orchestra diretta da Gintaras Rinkevičius e il violino solista di Itamar Zorman 

VERONA 11 settembre 2015 - Prosegue con un altro successo la stagione settembrina dell'Accademia Filarmonica di Verona e prosegue nel nome della grande Russia, con un concerto interamente dedicato a Čajkovskij. Il direttore d'orchestra (Gintaras Rinkevičius), questa volta, non proviene dalle terre che furono degli Tzar, ma dalla vicina Lituania, mentre il violinista (Itamar Zorman) dalle più calde regioni di Israele, anche se la sua città natale, Tel Aviv, ha ospitato l'immigrazione di molti ebrei dell'Est-Europa. Interamente di provenienza russa, al contrario, la Novosibirsk Philarmonic Orchestra.

La serata si è aperta con il Concerto per violino in Re maggiore Op. 35. V'è un bell'equilibrio fra l'orchestra e le abilità del violinista, un rapporto ben calibrato fra le varie sezioni, sempre senza il minimo sfasamento di colore o dinamici, e i virtuosismi del solista. Rispetto alla London Philharmonic ascoltata 6 settembre con Jurowski [leggi la recensione], notiamo una maggior pastosità degli archi, valorizzata anche dalla partitura stessa: la sonorità, d'altra parte, è quella tipica di un'orchestra dell'Est, il cui gusto è caratterizzato da una corposità, da una ricchezza di armonici notevole. Un gusto generalizzato, che accomuna le voci agli strumenti e che personalmente abbiamo sempre apprezzato molto.

Grande entusiasmo per l'esecuzione, con - a seguito di numerose richieste - un bis per violino solo, ossia la splendida Melodia Ebraica op. 33 di Joseph Achron, la quale, seppur breve si manifesta, come tutta la musica israelita, nella sua grande profondità e ricchezza di significati mai banali.

Secondo, e ultimo, brano in programma è stata la celeberrima Sinfonia n. 6 in Si minore Op. 74 “Patetica”. Ascoltammo questa medesima partitura lo scorso marzo, proprio al Teatro Filarmonico, con l'orchestra della Fondazione Arena, diretta da Omer Meir Wellber [leggi la recensione]. Medesimo pezzo, medesimo spazio, ma lettura molto diversa.

Il maestro Gintaras Rinkevičius affronta la scrittura di Čajkovskij con notevole impeto, appropinquandosi sovente al confine che lo porterebbe a perdere il controllo dell'orchestra. Tuttavia, questo ci è parso un rischio calcolato e ben aggirato. Le sezioni mantengono una buona omogeneità, con una buona resa di tutti i professori, specialmente archi, legni e ottoni. Il tema dominante dei quattro movimenti è sottolineato adeguatamente. I volumi orchestrali fanno sì che l'intenzione di prediligere l'impeto dello struggimento a un fraseggio più riflessivo abbia esito felice, anche se non indimenticabile. La lettura, in ogni caso, non è affatto scolastica e le indicazioni in partitura sono eseguite con precisione e partecipazione.

Un Filarmonico quasi completamente gremito ha salutato con grande entusiasmo il programma regolare previsto e tributato egual, se non maggiore, omaggio ai due bis orchestrali, i quali hanno dato un risveglio e un senso compiuto a un'idea generale che, oltre all'autore, presentava uno scarso legame drammaturgico e di significato.

Il pathos e lo struggimento del romanticismo di Čajkovskij, ci ha portati direttamente dalla coinvolgente e conturbante passionalità dell'Est a quella calda e vorticosa dei paesi latini, concludendo la serie di bis con un travolgente tango di Astor Piazzolla, eseguito con fuge e strette ancor più frenetiche del consueto.

Numerosi presenti ad attendere con pazienza la certezza della conclusione al defluire dei signori professori, a riprova che a Verona è possibile fare grande musica, con un pubblico numeroso, anche in una giornata infrasettimanale.

Il prossimo appuntamento con l'Accademia Filarmonica è per il 15 settembre, con la Baltic Sea Youth Philarmonic.


 

 

 
 
 

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