L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Leonskaja per Benedetti Michelangeli

di Daniele Valersi

Tutto esaurito a Rovereto per il Festival internazionale “Omaggio all’arte pianistica di Arturo Benedetti Michelangeli”, che ospita Elisabeth Leonskaja con I cameristi della Scala diretti da Umberto Benedetti Michelangeli.

Rovereto (TN), 23 agosto 2025 - Una serata appagante al massimo grado, di quelle che ci fanno riappacificare con l’esistenza, si è avuta al Teatro Zandonai di Rovereto, che ha ospitato il concerto della notevole pianista Elisabeth Leonskaja, georgiana di origine e viennese di adozione, evento organizzato nell’ambito del Festival internazionale “Omaggio all’arte pianistica di Arturo Benedetti Michelangeli” che ha riempito il teatro dalla platea fino all’ultimo ordine dei palchi. Musicista artisticamente longeva (a novembre di quest’anno compirà ottant’anni), Leonskaja dimostra una vitalità davvero incredibile, sobbarcandosi un calendario di impegni concertistici che metterebbe in difficoltà anche dei professionisti nel fiore degli anni. La straordinaria permanenza in attività di Elisabeth Leonskaja è dovuta molto probabilmente a una gestione oculata dei programmi che propone, anche se non si può affatto dire che scelga solo le pagine più facili del suo repertorio: se nel concerto di Rovereto la gamma delle dinamiche non andava oltre il mezzoforte (senza per questo voler liquidare un programma mozartiano come semplice), le cose erano ben diverse per il suo recital del giorno successivo, a Cles (TN), quale conclusione del festival dedicato ad ABM, con programma monografico schubertiano. In merito all’intensità del suo impegno artistico, la misura ne è data dalla sua agenda, che prevede ancora tre concerti in Austria prima della fine del mese (al Festival di Mondsee e alla Schubertiade di Schwarzenberg) e cinque date in settembre, a Londra il 19, a Colonia il 23 e il 24, a Francoforte il 26 e a Tolosa (F) il 30, con programmi di tutto rispetto che includono il Quintetto op. 57 di Šostakóvič e le ultime tre sonate di Beethoven, oltre a Brahms, Liszt e Bartók. Il suo stile e la sua maestria interpretativa conquistavano la sala già con il primo dei due concerti mozartiani in programma, il n. 12 K 414, caratterizzato da melodie luminose e da una tessitura limpida e raffinata, scevro da connotazioni drammatiche e dall’autore stesso definito come gradevole all’orecchio, molto brillante, naturale senza essere insipido.

Ad affiancarla era un complesso tra i più prestigiosi, I Cameristi della Scala, che con la direzione esperta e sollecita di Umberto Benedetti Michelangeli si distingueva per raffinatezza nel fraseggio e nelle dinamiche, garantendo anche un suono orchestrale di prima qualità, nella massima evidenza con la Sinfonia n. 40 K 550. La compagine strumentale si faceva ammirare in quella che è forse la più conosciuta delle sinfonie mozartiane, un lavoro a ragion veduta ritenuto protoromantico, ammantato di colori vagamente inquietanti e pervaso da un’agitazione ombrosa, da una tensione continua, che risalta in modo particolare nel Minuetto, praticamente irriconoscibile come tale, rude e quasi aggressivo, contraddistinto inoltre da un severo stile contrappuntistico. La classe sopraffina di orchestra e solista brillava poi nel Concerto n. 23 K 488, appartenente alla piena maturità dell’autore, esempio di mirabile integrazione del pianoforte con l’orchestra, che trovava compimento grazie all’ottima intesa tra la solista e il podio. Anche qui la scrittura di Mozart è già matura, entra così in gioco il contrasto tra la vivacità dei due movimenti estremi, nella squillante tonalità di la maggiore e la malinconia quasi venata di dolore dell’Adagio centrale (nella relativa tonalità minore), appena temperata da una sezione centrale in maggiore, dove i clarinetti giocano un ruolo determinante. Lunghi e vigorosi gli applausi alla fine dei brani, l’acclamazione conclusiva era ripagata da Leonskaja con l’Andante della Sonata per pianoforte K 343, eseguito come bis.

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