L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Se son rose…

 di Valentina Anzani

 

All’Arena del Sole di Bologna uno spettacolo che sposa dramma di parola e arie verdiane per una Traviata messa in scena dagli allievi della Scuola dell’Opera del Teatro Comunale.

BOLOGNA 13 maggio 2015 - Al teatro dell’Arena del Sole è in scena fino alla fine del mese di maggio TRAVIATA ovvero La signora delle camelie, "opera in due atti di Nanni Garella", curatore anche della regia. Prodotto in collaborazione con La Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna, è uno spettacolo che vede fusi canto e recitazione in un adattamento della famosa opera di Verdi e del dramma (e del romanzo) di Dumas a cui quest’ultimo s’ispirò.

Riuscito adattamento di due testi che in origine avevano una vita a sé, lo spettacolo è un prodotto calibrato con cura, in cui i passaggi dalla recitazione al canto sono calcolati con equilibrio, da cui risulta una narrazione sciolta che si compenetra con le più famose arie dell’opera verdiana, rielaborate nella strumentazione da Claudio Scannavini. L’orchestra, delle dimensioni poco più che cameristiche, era quella del Teatro Comunale di Bologna, diretta da Massimiliano Carraro, mentre Antonio Fiorentino ha proposto un’impostazione scenografica semplice e sintetica, riuscendo a dimostrare che con poco è possibile creare atmosfere e ambientazioni del tutto funzionali.

Su tutti si è distinta la protagonista Marianna Mennitti, che non si è limitata ad affrontare in modo appropriato le arie verdiane, ma che è stata anche attrice convincente e ha saputo dare una caratterizzazione personale alla protagonista Violetta. Diversamente è apparso lo spagnolo Néstor Losán, i cui difetti di pronuncia della lingua italiana potrebbero essere giudicati accettabili se si considera che Alfredo Germont, originario della Provenza, si distingueva a Parigi per il proprio accento, ma che dovrà affinare emissione, fraseggio e gestione dei volumi per poter sostenere in futuro ruoli di simile complessità. Accettabile la prova del baritono Michele Patti, nel ruolo di Giorgio Germont e dei comprimari Giovanni Maria Palmia (il visconte Gastone), Luciana Pansa (Flora) e Nicolò Donini (Barone Duphol); in particolare quest’ultimo, seppur la sua parte non prevedesse che pochi passi cantati, è stato presenza dalla mimica carismatica.

Apporto fondamentale al mantenimento della tensione drammatica è stato quello dei due attori professionisti Umberto Bortolani, interprete del Dottor Grenvil e narratore ideale della vicenda, e Marina Pitta nel ruolo della cameriera di Violetta Annina.

Il bilancio complessivo dello spettacolo è positivo, anche considerando la giovane età dei cantanti, tutti allievi della Scuola dell’Opera. Se nella parte musicale il compito degli interpreti era però semplificato, non dovendo questi eseguire l’opera per intero, l’allestimento è stato di certo ulteriore spunto di riflessione sulla necessità sempre maggiore per i cantanti lirici di liberare la parola recitata dai manierismi e di curare la gestione dei movimenti scenici.

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foto Raffaella Cavalieri