L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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I piaceri dell'Intermezzo

 di Davide Mingozzi

Meritato successo per la pregevole proposta, in collaborazione tra il festival Vicenza in lirica e Barocco Europeo degli intermezzi di Giuseppe Maria Orlandini Bacocco e Serpilla, ovvero Il marito giocatore e la moglie bacchettona

VICENZA, 8 settembre 2019 - Nel maggio 1715 le assi del Teatro di Verona risuonarono con il Tamerlano composto per l’occasioneda Francesco Gasparini. Se l’opera ottenne un buon successo anche negli anni seguenti, il maggior consenso lo raccolsero però gli intermezzi che Giuseppe Maria Orlandini aveva composto ex novo su versi di Antonio Salvi: Bacocco e Serpilla, ovvero Il marito giocatore e la moglie bacchettona. Riproposto innumerevoli volte sia in Italia sia all’estero – se ne segnalano esecuzioni a Londra, Dresda e nella Parigi della Querelle des Buffons – l’intermezzo rimase in repertorio per quasi cinquant’anni. All’indomani nella prima, nel 1719 il Bacocco e Serpilla giunse a Venezia dove, variamente modificato nella terza parte, fu presentato al Teatro di Sant’Angelo. È questa la versione che, a distanza di trecento anni, è stata offerta al pubblico domenica 8 settembre nella secentesca cornice di Palazzo Leoni Montari a Vicenza.

Lo spettacolo rinnova la felice collaborazione, già da alcuni anni all’attivo, tra il festival Vicenza in lirica e Barocco Europeo. Il tempo inclemente ha indotto un repentino cambio di location: dal sontuoso cortile all’altrettanto sfarzoso salone. Donatella Busetto, maestro al cembalo e direttore, ha saputo concertare in ogni dettaglio la veste musicale dello spettacolo. Condivisibilissima, sia a livello scenico sia musicale, la scelta di frapporre alle tre parti che compongono l’intermezzo altrettanti Introduzioni teatrali di Pietro Antonio Locatelli – nella fattispecie i numeri 6, 3 e 4 – che uniscono in un tutt’uno lo spettacolo senza però inficiare sulle distanze temporali delle azioni che si rappresentano. Gli ecclettici concerti del compositore bergamasco sono eseguiti eccellentemente dall’ensemble Cenacolo Musicale (due violini, viola, violoncello e violone), con vivacità ed energia nei movimenti concitati; forse un poco freddi i movimenti più cantabili, ma non per questo privi di trasporto.

Essenziale, quasi filologica, la regia di Cesare Scarton e Eva Hribernik. Poca attrezzeria (due sedie, un tavolino, un mazzo di carte, una toga, una maschera a mo’ di “medico della peste”) supporta lo spettacolo, affidato in gran parte alla recitazione dei due interpreti. L’azione è accompagnata con rispetto da Scarton; i movimenti giusti e calibrati aiutano lo spettatore a comprendere lo svolgersi della vicenda. Assai lodevole la capacità di fuggire quell’horror vacui drammaturgico che tante volte, nel repertorio sei-settecentesco, finisce per imporre ai personaggi movimenti e atteggiamenti avulsi dal contesto. Anzi degna di nota la ricerca di stretta interazione tra la recitazione e quei passi in cui la partitura Orlandini descrive musicalmente il testo – si pensi duetto «Serpilla diletta», tipico battibecco di una coppia attempatella un po’ in crisi, che chiude il secondo intermezzo.

Antonella Carpenito è una frizzate Serpilla. Forgia il personaggio su una voce brunita ma non scura, che ha nel registro medio e acuto il suo punto di forza. Più a suo agio forse nei momenti concitati, ha saputo in ogni caso dar ottima prova nel cantabile-patetico che caratterizza il terzo intermezzo. La dizione chiara e pulita ha reso sempre intellegibile il testo. A Michele Perrella compito di impersonare il giocatore Bacocco. È dotato di una bella presenza scenica cui associa una viva recitazione affidata non di rado alla mimica facciale. Possiede una voce corposa, ricca, squillante nel registro acuto, pastosa nel medio-grave, che sa modulare con disinvoltura. Versato nel canto animato, dimostra una piena padronanza di mezzi tecnici che gli consentono una cristallina chiarezza nei rari passi di agilità. Anche nel suo caso eccellente la dizione che permette di seguire al completo il suo personaggio. La coppia, con una frizzante recitazione, ha saputo rende partecipe il pubblico dell’azione. I recitativi sono stati sostenuti con eleganza da Busetto, senza cadere in un eccessivo, ondulante e continuo arpeggiato.

L’ensemble accompagna con estro ma sempre nel rispetto del canto e della sua libertà. Su questa base i due personaggi si muovono con spontaneità, dando forza e verve a una partitura che talvolta non brilla per inventiva melodica. Si nota con piacere anche una certa attenzione filologica alla conduzione del canto, che non si limita alle sole (e ormai di dominio pubblico) variazioni nel “da capo” delle arie, ma ricerca anche quelle appoggiature nei recitativi, spesse volte trascurate. Uno spettacolo breve (durata un’ora circa) ma coinvolgente, che ha saputo dare al pubblico un’idea viva e realistica di un intermezzo settecentesco. E l’ascoltatore odierno ne è stato consapevole: al termine dello spettacolo, ancora con il sorriso sulle labbra per le buffe vicende appena viste, ha accolto con trasporto il rientro dei cantanti e strumentisti per dei meritatissimi applausi.

 

Bacocco: Michele Perrella

Serpilla: Antonella Carpenito

Ensemble Cenacolo Musicale di Barocco Europeo

Violini: Giacomo Catana e Mauro Spinazzè

Viola: Alessandra Di Vincenzo

Violoncello: Cristina Vidoni

Violone: Mauro Zavagno

Maestro a cembalo e concertatore: Donatella Busetto.


 

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