L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Alle origini del violino

 di Luigi Raso

Con un concerto di Suyoen Kim, l'Associazione Scarlatti di Napoli inaugura l'esecuzione integrale delle sonate violinistiche di Bach, che liberano il potenziale polifonico fino ad allora inespresso dello strumento.

NAPOLI, 24 gennaio 2019 - Sono pochi gli anni che separano la nascita - a Cremona, nel 1702 - del violino Stradivari Lord Newlands da quella delle Sonate e Partite per violino solo di Johann Sebastian Bach, composte durante il soggiorno del compositore a Köthel, tra il 1717 e il 1720.

In quel 1702 lo Stradivari era destinato a suonare musica monodica, non immaginando, all’epoca, che un giorno dalle proprie quattro corde sarebbe stato possibile trarre ardite polifonie e fughe. La rottura della tradizione avvenne proprio con le tre Sonate e tre Partite (BWV 1001 -1006) di J.S Bach: composizioni rivoluzionarie, prive del tradizionale accompagnamento del basso continuo, che affidano anche al violino la capacità di erigere complesse architetture contrappuntistiche.

Nella stagione del centenario l’Associazione Scarlatti ha affidato (in due concerti: il secondo si terrà nella prossima stagione) l’esecuzione integrale delle Sonate e Partite alla talentuosissima violinista tedesca di origine coreana Suyoen Kim e al suo meraviglioso violino Stradivari del 1702, in prestito dalla Nippon Foundation.

Il concerto è introdotto da una breve intervista-chiacchierata sui temi della fede, del diritto e della scrittura tra l’architetto e vulcanico animatore culturale napoletano Diego Nuzzo ed Eduardo Savarese, magistrato, scrittore e raffinato giurista, estensore delle note di sala del concerto.

L’accordo iniziale di sol minore che apre l’Adagio della prima sonata e le successive biscrome sono il biglietto da visita della serata: suono luminoso e penetrante dello Stradivari, che diventa possente e brunito nei bassi, sulla quarta corda, precisione e pulizia musicale, linee contrappuntistiche sbalzate. Dell’Adagio Suyoen Kim scava ogni frase musicale, in una contrapposizione di dinamiche che rende espressiva una della meditazioni musicali più profonde che Bach abbia prodotto; un adagio che, per contrasto, introduce l’ascoltatore alla successiva Fuga dall’estremo rigore ritmico e nitore sonoro. Danzante e sinuosa è la Siciliana in tempo ternario che segue; impetuoso il Presto finale.

Suyoen Kim opta per un’interpretazione classica dei capolavori per violino solo di Bach: l’intonazione è sempre precisa, l’uso delle corde a vuoto è estremamente ridotto, c’è vibrato, potenza e cavata sonora, colori, si avvertono perfettamente gli accenti in battere; si avverte la costante ricerca di un suono ricco di armonici, di arcate potenti e espressive, vivacità ritmica e contrasti dinamici, senza rinunciare a una ben calibrata libertà agogica. Una lettura, dunque, che si pone nel solco dei modelli classici di Nathan Milstein, Henryk Szeryng e Itzhak Perlman, più che in quello, più recente, della filologia esecutiva.

Il Preludio iniziale della terza Partita in mi maggiore, ondeggiante tra piano e forte, leggero e scintillante, si addice perfettamente alla voce luminosa delle prime due corde dello Stradivari e apre le danze. Seguono, infatti, la nobile Loure, eseguita con aristocratico distacco, la Gavotte en Rondeau accattivante,i due minuetti, la Bourrè e la Gigue finale, tutte danze improntate a soavità e splendore sonoro, senso ritmico, corposità delle linee melodica e armoniche.

Il programma della serata si chiude con la seconda Partita BWV 1004, la cui Ciaccona finale, summa del violinismo di ogni tempo, dà la possibilità alla giovane violinista tedesca di districarsi con abilità tecnica sbalorditiva tra accordi, arpeggi, scale, trilli, senza mai far perdere di vista la linea melodica e quella del basso, in un miracoloso esempio di architettura musicale che lascia sbalorditi ad ogni ascolto.

L’Allemanda iniziale, aperta da un incisivo incipit, la vivace Corrente, eseguita con tempo giusto, senza cedere alla tentazione di abusare dello staccato; un sonoro accordo di re minore (il suono della quarta corda dello Stradivari Lord Newlands ha potenza e colori impressionati, assimilabili a quelli di un Guarneri) ci introduce nell’atmosfera solenne della Sarabanda. La successiva Giga ha un andamento mosso e variegato, nella quale ogni singola è perfettamente distinguibile.

E, in chiusura, la Ciaccona che sembra ricondurre a unità, esaltandone la potenza espressiva, le precedenti danze della stessa Partita, i cui accordi iniziali trasformano quasi lo Stradivari nel poderoso organo della Thomaskirche di Lipsia.

L’ambiente raccolto del Teatro Sannazaro e il pubblico particolarmente attento e ipnotizzato dalla arte e dalla tecnica della giovane violinista, hanno consentito l’ottima riuscita del concerto, premiato da meritatissimi applausi.

Non resta che attendere la prossima stagione per il concerto conclusivo dell’esecuzione delle opere per violino solo del Kantor.