L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Vite celestiali

di Andrea R.G. Pedrotti 

Daniel Harding, prossimo all'anno sabbatico in cui lascerà il podio per pilotare aerei di linea, e i Wiener Philharmoniker affrontano le quarte sinfonie di Sibelius e Mahler. Un programma in crescendo, in un'eccellente interpretazione.

Vienna, 20 settembre 2019 - Al Wiener Konzerthaus, nella serata del 20 settembre, è stata la volta di un concerto che ha visto l'esecuzione di due quarte sinfonie, genericamente simili nelle tematiche (l'attenzione alla drammaturgia è sempre massima nella Mitteleuropa), ma notevolmente differenti sotto molti altri aspetti.

La prima parte del programma, con la Sinfonia n. 4 di Jean Sibelius, fa da apripista a quello che si sarebbe ascoltato dopo, con la Sinfonia n. 4 di Gustav Mahler. Sebbene entrambi si possano considerare ottimi musicisti, ciò che marca la differenza fra le due composizioni è certamente la profondità intellettuale dei due compositori: interessante quella di Sibelius, dirompente quella di Gustav Mahler.

Punto di forza della serata è senz'altro l'organico orchestrale, infatti il particolare suono dei Wiener Philharmoniker consente di rendere ancor meglio alcune sfumature di significato come altre compagini, sebbene di eccellente qualità tecnica, non potrebbero fare. Per una volta il riferimento non va nello specifico agli ottoni o ai legni, ma agli archi. È raro che si sottolinei la peculiarità dei violini dell'orchestra viennese, poiché le caratteristiche del suono non sono dovute anche a un diverso strumento (come accade per corni o timpani), ma è proprio al modo in cui viene suonato a dare quel senso di apparente spensieratezza che fu tipico della Finis Austriaee che si riverbera ancor oggi nell'unicità dei Wiener Philharmoniker.

La sinfonia di Sibelius non è una composizione particolarmente stimolante nella scrittura, ma lo diviene grazie all'orchestra che sa regalare, specialmente nel primo e nel terzo movimento, istanti di particolare poetica che si concludono nel quarto e ultimo movimento. Questo, col suo tempo allegro, ci introduce a quello che avremmo ascoltato dopo la pausa, quando la dirompente magnificenza intellettuale di Gustav Mahler si pone alla ribalta.

Mahler per questa composizione si affida a un organico ridotto rispetto al consueto (non in assoluto), regalandoci, ancora una volta, uno spaccato della sua sensibilità. “Riflessivo”, “La vita celestale”, queste le indicazioni del musicista boemo a due dei quattro movimenti, ed è proprio “La vita celestiale” la miglior definizione che si potrebbe dare di questa sinfonia, e che è titolo del Lied per voce di soprano che ascoltiamo nell'ultimo movimento. Da notare come il titolo originale sia “Das himmlische Leben” che si può tradurre come “vita celeste o celestiale”, ma che nell'originale tedesco rimanda a qualcosa di più profondo, legato al trascendente e un concetto di purezza ultraterrena che, nel pensiero mahleriano, non poteva che essere affidato a una voce femminile, che meglio può esser accostato alla purezza della nascita e del fanciullo, come a quella dell'angelo, puro nella suo esser privo di caratteri sessuali.

La tematica è bucolica, serena familiare, non è intrisa di un ideale pervaso di grandiosità, ma è la grandezza della semplicità, che ritroviamo nella strumentazione e in un canto che, secondo la nota di Mahler, è da eseguirsi Sehr behaglich (molto comodamente), quasi in ossequio alla quiete del focolare domestico, quella quiete che Mahler cercò ossessivamente tutta la vita, senza aver mai sorte di trovarla.

I Wiener Philharmoniker sono perfetti nel rendere tutto questo, omaggiando, ancora una volta Mahler, loro autore d'elezione. Parimenti ai professori, il plauso va alla bella direzione di Daniel Harding, il quale, con grande precisione tecnica, conduce l'orchestra a esaltare le proprie caratteristiche, grazie a delle belle scelte dinamiche, a un sapiente uso delle pause e a una assai interessante richiesta di policromia del suono, capace di esaltare la scrittura di entrambe le sinfonie.

Bene anche il soprano tedesco Christiane Karg, impegnata nell'esecuzione del Lied di Mahler.

Al termine grandi applausi da parte dell'intera sala, gremita come sempre.