L’ape musicale

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Prigioniero di se stesso, liberato a Erl

di Irina Sorokina

Il Tiroler Festspiel di Erl festeggia l'anno nuovo in bellezza con uno spumeggiante gala dedicato a Emmerich  Kálmán

Erl, 31 dicembre 2019 - Peccato, peccato, peccato. È triste il destino di Emmerich (Imre) Kálmán in Italia, dove l’operetta somiglia a una Cenerentola senza speranza di assaporare la vita in un castello. Qualche volta si può assistere a una rappresentazione della Csárdásfütstin (La principessa della ciarda), ma sentire dei brani da Die Bajadere, Die Zirkusprinzessin Marinka, Die Herzogin von Chicago è un lusso a cui è difficilissimo accedere.

Peccato non apprezzare abbastanza questo grande compositore ungherese che fece il grande dono all’umanità delle sue melodie ammalianti e struggenti, raccontando delle belle storie d’amore che danno qualche speranza. Ascoltare un’operetta o anche soltanto un brano di Kálmán è simile a bere un bicchiere di champagne di ottima qualità, il sangue inizia a scaldarsi e l’umore sale, nessuno escluso.

Se qualcuno prova amore per il grande ungherese, doveva essere il teatro avveniristico attaccato ai monti di Kaisergebirge nel piccolo paesino tirolese di Erl dove da vent’anni si ascolta una grande musica. La si ascoltava nei tempi del fondatore del Tiroler Festspiele Gustav Kuhn e si ascolta oggi quando la gestione del festival è passata al sovrintendente dell’Opera di Francoforte Bernd Loebe.

La musica di Kálmán è stata scelta per il concerto di San Silvestro, un programma piuttosto nutrito che è stato reso ben funzionante dal drammaturgo Ulrich Lenz, ben diciannove brani, che si è spaziato dalle arie e duetti da operette famose come Gräfin Mariza e Die Csárdásfürstin a frammenti molto meno conosciuti, con la partecipazione del soprano americano, legato negli ultimi anni all’Opera di Francoforte Karen Vuong, la sua conterranea Elisabeth Reiter, il tenore Daniel Prohaska e il baritono Liviu Holender. Sul podio è salito il giovanissimo direttore britannico Alexander Prior che pochi giorni prima aveva riscosso un favoloso successo personale in Rusalka, titolo d’apertura della versione invernale del festival.

Conosciamo ormai il promettente direttore che si abbandona completamente alla musica e dirige non soltanto con le mani, ma anche con le braccia e addirittura la schiena; stavolta usa pure le gambe e i piedi che forse involontariamente vengono coinvolti nei passi di danza o addirittura eseguono qualche saltino. Ben venga! Nel pezzo forte, quello d’apertura, l’ouverture dalla Gräfin Mariza, uno splendido mosaico dei più bei temi dell’operetta omonima, Prior inizia in modo solenne e brillante, ottenendo risposta entusiasta dell’orchestra che sfoggia sonorità piene pur con qualche tocco di malinconia. Gli archi hanno il loro momento di gloria intonando il celebre tema in minore e tutto finisce con una vertiginosa friška presa dalla Ciarda di Tassilo.

I cantanti fanno la loro prima apparizione nel celeberrimo duetto di Mariza e Zsupán dalla stessa operetta, “Ich bitte, nicht lachen – Komm mit nach Varasdin” ed è il primo dei molteplici trionfi della serata. Karen Vuong, reduce del grande successo nel ruolo del titolo della Rusalka di Dvorak, si cimenta con un genere completamente diverso, l’operetta, appunto. La voce si conferma davvero splendida, morbida e lucente e il fascino di donna c’è pure. Ma alla cantante, abituata a ruoli nelle opere mozartiane, wagneriane e pucciniane, il genere frizzante e i colori ungheresi non sono ancora familiari. La deliziosa Vuong appare sempre amabile e molto musicale, ma senza grinta e passione che alle eroine di Kálmán appartengono in pieno. Al contrario, il suo Zsupán, il bravissimo baritono Liviu Holender, canta con un’estrema naturalezza e conquista fin dalle prime note grazie a una voce timbrata e ben proiettata e dizione nitida. L’orchestra li sostiene con lo spirito comico trasmesso soprattutto dallo xilofono senza perdere mai lo spiccato lirismo. E fa la sua parte l’istrionico Prior che lascia ai suoi musicisti una certa libertà mentre lui esegue qualche passo di danza sul podio.

Die Bajadere è la prossima tappa del viaggio che ci fa compiere Imre Kálmán: si è partiti dalla tenuta della contessa Mariza in Ungheria e si arriva a Parigi dove l’attrice Odette vive l’amore con il principe indiano Rajami e la coppia formata dal comico e dalla soubrette ci delizia con i loro duetti pieni di civetteria e spirito scherzoso. Le melodie piccanti dai colori orientali si ascoltano con piacere nell’Introduzione e Danza. Nel duetto di Odette e Rajami “Weil wir oft lieben der Mann” Karen Vuong sorprende felicemente per la versatilità, facendo dimenticare i toni apertamente drammatici della sua Rusalka e colorando le melodie di Kálmán di dolcezza e sensualità, mentre Daniel Prohaska si dimostra un partner attento e delicato sia nel canto sia nella recitazione. Segue un’altra pagina celebre, il duetto tra Marietta e Louis-Philippe al ritmo di shimmy, dove la coppia Reiter-Hollender funziona perfettamente, lei ammalia con la voce cristallina e la grazia nelle movenze, lui con timbro gradevole e musicalità staordinaria.

È quasi sconosciuta Marinka, un musical presentato a Broadway nel 1945, basato sulla storia d’amore tragica tra il principe ereditario Rodolfo d’Asburgo e la diciassettenne baronessa Maria Vetsera, ben nota come “i fatti di Mayerling”. Finita col doppio suicidio nella vita reale, la storia ha un evitabile e improbabile happy end nel musical di Kálmán, la fuga degli innamorati oltre l’oceano. Il programma del Silvester-konzert include ben cinque brani da Marinka, “Only one touch of Vienna”, quartetto del cocchiere Bratfisch, principe Rudolf, contessa Landowska e Marinka, “Old man Danube”, l’assolo di Bratfisch accompagnato dal coro maschile, Danza in stile ungherese, “When I auditioned for the Harem of the Shah” della Landowska e “Sigh by night”, duetto degli amanti. Le voci ben assortite di quattro solisti trasmettono una nostalgia sottile, mentre il formidabile artista Liviu Hollender dà il suo meglio nello spavaldo sincopato assolo del cocchiere che risulta perfettamente adatto al suo temperamento. Il coro lo sostiene con brio ed energia. Si ascolta con grande piacere un piccolo intermezzo, la Danza ungherese con chiari riferimenti alla parte conclusiva della ciarda, friška, che porta i professori d’orchestra a un vero scatenamento. Un’affascinante Elisabeth Reiter intona un brano scherzoso “When I auditioned for the Harem of the Shah” con grazia e una leggera malizia. “Sigh by night”, un vero hit caratterizzato da una grande invenzione melodica, cantato da Vuong e Prohaska con abbandono e nostalgia, conclude con enorme successo la prima parte della serata.

Nella seconda parte del concerto si ha una vera fortuna di ascoltare quattro brani da Die Herzogin von Chicago e due da Arizona Lady. La prima operetta inevitabilmente presenta due coppie, la milionaria di Chicago Mary Lloyd (Karen Vuong) e il Principe dell’immaginario stato della Sylvaria (Daniel Prohaska), e la principessa Rosemarie (Elisabeth Reiter) e il segretario di Mary James Bondy (Liviu Holender). Nei brani dal grande fascino melodico, “Und in Chicago”, “Den Walzer hat der Herrgott…”, “Im Himmel spielt auch schön die Jazz band” e “Rose der Prärie” si alternano I ritmi di valzer languidi e quelli jazzati. La Vuong si abbandona ad un lirismo più coinvolgente che le appartiene proprio, in piena sintonia con lei Prohaska, a suo agio in questo tipo di repertorio, sfoggia la voce versatile e seducente, la Reiter è una soubrette perfetta e Holender li supera tutti grazie all’energia, il grande temperamento, l’umorismo e forza comunicativa. L’atmosfera in sala si scalda sempre di più.

Di grande effetto il duetto maschile da Arizona Lady ”Song der Prärie” in stile “americano” e dallo spirito grandioso e gioioso, con la massiccia partecipazione del coro, in cui Daniel Prohaska e Liviu Hollender cantano liberi e con grande grinta, e Karen Vuong dà il suo meglio in “Auftrittslied Lona”, un brano dalle tinte drammatiche e reminiscenze ungheresi dove, oltre al canto impeccabile, riesce finalmente a dimostrare un temperamento un po’ più forte del solito.

Ma il bello deve ancora venire. Non avete dimenticato qualcosa, non vi è mancato qualcosa? Ma certo, manca il capolavoro assoluto del maestro ungherese, che appartiene decisamente a tutti i tempi e tutti i popoli, Die Csárdásfürstin, La principessa della ciarda. E un dessert di lusso dopo quel pranzo succulento che si chiama Silvester-konzert. Una piccola parata di soli tre brani inizia con il Tanzwalzer “Erstahlen die Lichter” per condurre immancabilmente a una perla assoluta, il duetto tra Sylva ed Edwin “Heller Jubel – weisst du es noch” intonato da Karen Vuong e Daniel Prohaska. Due voci morbide a raffinate, colorate dalla nostalgia struggente e accompagnate dall’orchestra in stato di grazia portano il pubblico a una vera estasi.

Ma, per finire bene, ci vuole un altro brano celebre da un’operetta celebre, e può essere solo il terzetto di Sylva, Boni e Feri “Nimm, Zigeuner, deine Geige – Joj, Mamám”, sempre da Die Csárdásfürstin, in cui tre meravigliosi artisti si scatenano totalmente suscitando grandissimi applausi.

Cosa desiderare di più per la serata del 31 dicembre? Abbiamo avuto tutto: un programma intelligentemente costruito, musiche abbaglianti, voci stupende, direttore eccezionale, conduzione spiritosa di Liviu Holender. E abbiamo avuto una conferma preziosa: non soltanto l’Opera è Signora, ma anche la sua sorella minore, Operetta, lo è, se trattata con rispetto e comprensione.

Per concludere, una citazione di Bernard Grun su Kálmán: ”Dietro la sua maestria sicura, perfetta, quasi macchinosa c’erano i pericoli dei cliché. Fu questa la tendenza a lui fatale, il ripetere sé stesso, con la speranza di raggiungere ancora una volta la Grande Libertà”. Il compositore ungherese spesso si arrese allo schema drammaturgico collaudato secondo il quale fu creato il suo grande sestetto di capolavori (Die Zigeunerprimas, Die Bajadere, Die Csárdásfürstin, Gräfin Mariza, Die Zirkusprinzessin, Das Velichen von Montmartre): una breve ouverture, un coro iniziale, entrate dei due protagonisti, duetti frizzanti del comico e la soubrette, due-tre concertati, finali efficaci del primo e secondo atto ed un breve terzo atto. Ma se Imre Kálmán fu il prigioniero della propria maestria, è stato liberato ad Erl poche prima dell’arrivo del nuovo anno.


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