L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

L’espressione del virtuosismo

di Michele Olivieri

L’emergenza sanitaria ci ha imposto un nuovo comportamento. Non si può andare a teatro ma questo non significa sospendere ogni attività e non coltivare più gli interessi, bisogna solo fruirne in maniera differente. Grazie al web importanti proposte arrivano direttamente a casa dando una mano alla cultura e un senso di aiuto per ciascuno di noi. Il Teatro alla Scala ha trasmesso in collaborazione con Rai Cultura la versione del Don Chisciotte di Rudolf Nureyev, entrata nel repertorio del Piermarini e programmata regolarmente con successo sia in sede che in tournée di grande successo internazionale.

MILANO, aprile 2020 - Accolta dal grande calore del pubblico in teatro, la versione di Nureyev, è tornata a beneficio di tutti grazie alla registrazione in onda su RaiPlay dal palcoscenico del Piermarini, un omaggio alla memoria del ballerino dei ballerini scomparso nel 1993, per mezzo delle avventure di Don Chisciotte e del suo fido scudiero Sancho Panza che peregrinando di villaggio in villaggio sono alla ricerca dell’amata Dulcinea del Toboso. Un balletto ricco di sfumature e sempre ammirevole da rivedere, con in scena due autentici fuoriclasse nell’infondere forma e movimento all’arte. Magnetica e tecnicamente virtuosa la Kitri di Natalia Osipova. Padrone del ruolo il Basilio di Leonid Sarafanov. La narrazione firmata da Cervantes è stata oggetto di elaborazioni in molteplici campi artistici. In ambito musicale la ritroviamo nelle opere del compositore italiano Giovanni Paisiello, del francese Jules Massenet e dello spagnolo Manuel de Falla. Richard Strauss gli dedicò un poema sinfonico. I registi Georg Wilhelm Pabst e Grigorij Kozincev ne composero due film. In campo ballettistico le avventure dell’Hidalgo hanno ispirato molteplici coreografi per diversi secoli, dal Settecento con la versione di Jean-George Noverre al Novecento con quella di George Balanchine, sino agli allestimenti moderni e contemporanei.

La versione classica più celebre è quella del coreografo Marius Petipa, rappresentata per la prima volta il 14 dicembre del 1869 al Teatro Bolshoi di Mosca. Rudolf Nureyev propose la sua versione nel 1966 per il Balletto dell’Opera di Stato di Vienna, con la musica di Minkus adattata da John Lanchbery per poi divenire uno dei cavalli di battaglia della Compagnia scaligera (due ore di coreografie cosparse su tre atti), trionfante in molte tournée internazionali - in repertorio alla Scala dal 1980 - quando Nureyev ne fu protagonista al fianco di Carla Fracci. Il tartaro volante fu inoltre invitato a rimontare lo spettacolo per molte altre compagnie, tra cui l’Australian Ballet nel 1970 e il Balletto dell’Opéra di Marsiglia nel 1971. La sua è una coreografia a cui viene richiesto a Basilio l’espressione di un virtuosismo quasi atletico e in cui Kitri deve sfoderare tutte le armi seduttive a propria disposizione. Seppur lasciandosi suggerire dalla tradizione sovietica Nureyev ha codificato la coreografia in altra prospettiva, mutando in parte l’argomento e i varî atteggiamenti che appaiono sulle scene, riportando in auge il prologo nella casa di Don Chisciotte, innalzando l’amore tra Kitri e Basilio, suggellandoli in un passo a due al chiaro di luna. La riproposizione dell’allestimento registrato alla Scala nel settembre 2014, si affida alle maestose scene ideate da Raffaele Del Savio e ai preziosi costumi di Anna Anni. Alla direzione dell’Orchestra il maestro Alexander Titov non ha purtroppo brillato alla conduzione, lasciando apparire la partitura appiattita, lenta e a tratti cupa. La coreografia altresì è frizzante, con numerose variazioni, un “atto bianco” che richiama leggiadria e delicatezza, uno spettacolare divertissement finale con il pas de deux esempio di virtuosismo accademico per gli interpreti principali. Questa è stata un’ulteriore occasione, per chi chiuso in casa dalle restrizioni sanitarie, di conoscere e amare i grandi titoli del repertorio, patrimonio dell’umanità ballettistica. Nell’insieme la compagnia scaligera ha fornito ottima prova sulle intenzioni ed interiorizzazioni nella sua impronta peculiare. Natalia Osipova è risultata convincente negli assoli e nei pas de deux, dove ha mostrato una plasticità dei movimenti e una freschezza tecnica arricchita da linee morbide e armoniose, soprattutto nella variazione del primo atto, la quale risulta da sempre impegnativa per i salti. Leonid Sarafanov si è rivelato ben calibrato ed efficace, attento nel sostenere la sicura padronanza del ruolo soprattutto sul versante del temperamento. Negli assoli ha mostrato precisione ed una presenza scenica che ben si amalgama al personaggio guascone di Basilio. Le danze gitane e le esibizioni dei toreri riporta il tutto alla classica tradizione sull’elegante tecnica accademica mediante il sogno di Don Chisciotte con l’atto finale dedicato al puro e festoso divertimento in musica. Da segnalare l’efficace presenza - ordinata e rigorosa - degli allievi della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. Con la sua frizzante energia coreografica e i caldi colori dell’allestimento Nureyev ha trasportato tutti noi in una Spagna ammaliante, nell’intreccio narrativo che fa che da pretesto alla storia d’amore, tra danze di gitani, matadores, mulini a vento, fandango e la sospesa nitidezza del giardino delle Driadi. Divertenti ruoli comprimari e virtuosistici ruoli principali hanno permesso al coreografo di elaborare una formula spettacolare con elementi inediti di portata dirompente, suggellata dalla sua personale prospettiva dell’arte: “ingegno e mestiere”.

 

Foto: Don-Chisciotte-Natalia-Osipova-Leonid-Sarafanov-Ph-Marco-Brescia-Teatro-alla-Scala


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