L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Gli italiani al Colòn

a cura di Roberta Pedrotti

Il barbiere di Siviglia al Teatro Colòn di Buenos Aires radunava un cast quasi completamente italiano, con un unico argentino fra gli interpreti principali, Juan Francisco Gatell, che però si esibiva per la prima volta in patria dopo aver intrapreso la carriera in Italia. L'ape musicale ha raccolto le loro voci, una volta tanto non cantanti, fra una recita e l'altra.

Gli italiani in Argentina: avevate già cantato al Colon? In quale occasione? Quale è stato il vostro impatto con il teatro di Buenos Aires?

Marina Comparato Per me questo è il debutto al Colon. E' un teatro in cui desideravo cantare da anni e finalmente ci sono arrivata! Il primo impatto è stato di stupore e incredulità per la bellezza della sala, la sua grandezza e la sua acustica straordinaria.

Mario Cassi Al Colon sono arrivato con Riccardo Muti nel 2012 e con un altro Figaro…quello di Mercadante. Era la produzione di Emilio Sagi dei Due Figaro. All’epoca l’impatto fu impressionante, sia per il calore del pubblico sia per questa sala di dimensioni gigantesche ma con un’acustica strepitosa, che permette di fare colori e dinamiche, ancora più sfumate che in sale di dimensioni e pubblico molto più ristretti.

Oggi con questa esperienza del Barbiere non posso che confermare che si canta davvero benissimo in questo teatro, sia per l’energia incredibile che viene dal pubblico, sia per le caratteristiche dell’acustica, davvero quasi inspiegabili.

Carlo Lepore Avevo già cantato qui al Colon nella Cenerentola come Don Magnifico e avevo già apprezzato l'acustica straordinaria del teatro, che per capienza è tra i cinque più grandi del mondo, e il calore del suo pubblico, oltre alla grande gentilezza e professionalità incontrate in ogni occasione. Il barbiere è stato molto apprezzato dal pubblico mi sono reso veramente conto di quanto fosse attento e preparato dalle risate sincere. Le ovazioni ai saluti finali sono state molto gratificanti.

Marco Spotti È la prima volta che canto al Colon di Buenos Aires. L'impatto è stato molto positivo, le maestranze sono cordiali, molto disponibili e preparate: tutto ciò, combinato con una meraviglia architettonica come il teatro Colon, rende questa esperienza indimenticabile.

L'argentino in Italia: ormai Juan Francisco Gatell è di casa in Italia. Qual è il suo rapporto con il Colon? Ci torna spesso? E la sua esperienza nella patria di Verdi e Rossini, come artista e non solo? Quando viaggia per i teatri ha modo di visitare e conoscere anche diversi paesi e città?

Juan Francisco Gatell È il mio debutto assoluto in Argentina. Non avevo mai cantato, né al Colón né altrove, sicché è un'occasione proprio speciale per me. Spero di tornarci spesso, qua e anche al Teatro Argentino di La Plata, la mia città. Se tutto va bene così sarà. Quando sono arrivato in italia avevo intenzione di far solo un'esperienza di un paio di anni, che per un cantante lirico è sempre importante, e poi sono diventati dieci! Ho conosciuto tanti amici, ho capito tante cose che noi argentini portiamo nel nostro sangue italiano, e ho avuto la possibilità di conoscere un paese meraviglioso, il cuore dell'arte, che mi ha aperto le porte al mondo dell'opera.

I musicisti girano il mondo, ma hanno tempo di visitarlo, di fare un po' i turisti? Avete vissuto un po' Buenos Aires anche fuori dal Colon?

Marina Comparato Ho vissuto Buenos Aires anche fuori dal Colon. Essendo qui in città dal primo aprile abbiamo avuto modo di girarla parecchio. Mi ha colpito molto questo suo aspetto da grande città europea, strano per una città del Sud America: essendo stata a cantare a Lima qualche anno fa, non me lo aspettavo! Sembra un po' di stare a Madrid o a Parigi... Chiaramente anche Baires contiene le caratteristiche e contraddizioni di una metropoli sudamericana: degrado e povertà in alcune zone come Boca o S. Telmo o le favelas lungo il porto che offrono un enorme contrasto con i quartieri ricchi e benestanti, quali Recoleta e Palermo.

Mario Cassi Questa volta rimanendo circa un mese, e con una splendida compagnia di amici come questa, ho potuto girare e visitare molti più’ angoli di questa citta’ che davvero a ragione viene considerata la Parigi del Sudamerica. Ho particolarmente apprezzato l’architettura liberty o fin de siècle che si ammira un po’ ovunque qua….un vero tuffo nella storia!

Juan Francisco Gatell Sicuramente viaggiando talmente tanto si conosce un po' di mondo, ma va anche detto che il nostro mestiere ha delle esigenze che talvolta non ci permettono di fare la passeggiata come si vorrebbe o ci costringe a stare in albergo piuttosto che fare una gita bellissima, ma stancante...

Carlo Lepore Visto che avevo già trascorso qui più tempo di tutti, ho fatto nei primi giorni da guida ai colleghi portandoli a visitare le zone della città che avevo sperimentato come le migliori e abbiamo trascorso insieme anche il giorno di Pasqua, nonostante qui comunque ci fosse prova. La città è molto particolare piena di contrasti dai quartieri più ricchi, come Palermo, ai più disagiati ma pieni di fascino, come la Boca, dal mercato di San Telmo, che ha stregato tutti, alla tranquillità della Recoleta

Marco Spotti Sono riuscito anche a visitare la città, certo non come se fossi venuto in vacanza, ma comunque abbastanza bene per capire e vedere l'importanza e i fasti che in passato ha vissuto. Sicuramente la grave crisi che ha vissuto ha lasciato un segno pesante.

Come è vissuta l'opera in Argentina? Sia da parte del pubblico sia dell'organizzazione e del lavoro in teatro.

Marina Comparato L'opera è vissuta con grande passione, sia nel teatro che fuori. Cantare al Colon è un grande onore per un cantante, sia argentino che italiano e l'opera italiana è apprezzatissima, data anche la presenza di un numero elevatissimo di italiani di seconda, terza o quarta generazione. Il pubblico è calorosissimo e molto preparato.

Mario Cassi Il pubblico, come dicevo prima, è molto caldo. Mi dicono che circa la metà degli argentini vanti origini italiane, per questo l’opera viene vissuta davvero con un affetto e una dedizione incredibile, quasi a voler sottolineare il legame affettivo con la cultura della terra d’origine. Forse in nessuna altra parte al mondo c’è tanta passione, così radicata….Oggi un tassista ha messo un cd della Traviata, edizione storica con Stella Di Stefano Gobbi, conosceva tutti i cantanti!! Non mi è mai successo in nessuna città d’Italia.

In teatro si respira l’aria dei cantanti storici che qui si sono esibiti. Orchestra, Coro, tecnici, tutti collaborano con grande tranquillità, senza la pressione che spesso si respira nei grandi teatri europei, ma con tanta dedizione e amore per l’Opera.

Marco Spotti La grave crisi credo abbia colpito anche il teatro, nonostante la stagione lirica sia ricca di proposte e comprenda molti titoli di repertorio. Dal grandissimo successo che ha avuto questo Barbiere, posso dire che il pubblico non solo ha seguito e capito perfettamente l'opera, ma si è fatto coinvolgere, ridendo e applaudendo con molto trasporto. Ho notato inoltre molta eleganza tra pubblico e maestranze, inoltre i velaristi (le persone che accompagnano il sipario) erano vestiti con i costumi e la parrucca d'epoca, come fino a qualche anno fa si poteva notare anche alla Scala di Milano.

Juan Francisco Gatell Sono tanti anni che vivo fuori, pertanto parlo un po' dei ricordi che ho: in Argentina c'è un forte ambiente di appassionati e intenditori d'opera. Anche se i teatri importanti sono pochi, si sono sempre fatte delle stagioni intense e interessanti, con folta pressenza di figure internazionali di prim'ordine. È un pubblico esigente ma allo steso tempo caloroso, assomiglia molto a quello italiano, come anche l'ambiente dentro del teatro: in fondo "gli argentini sono degli italiani che parlano lo spagnolo...", recita una vecchia battuta.

L'Argentina ha vissuto una gravissima crisi economica che ha colpito duramente anche l'attività del teatro. Com'è oggi la situazione, per quello che avete potuto vedere?

Marina Comparato La situazione economica è sicuramente migliorata rispetto al grosso default del 2001-2002. Permangono però problemi strutturali che si riscontrano sia nel degrado visibile in alcune zone della città sia nelle forme di protesta che quasi quotidianamente si svolgono nella zona centrale di Avenida 9 de julio. Anche il mercato parallelo, al nero, del dollaro è uno specchio delle difficoltà che il paese incontra ancora per stabilizzare la sua moneta e la sua inflazione, decisamente galoppante. All'interno del teatro questi aspetti sinceramente si notano poco, l'organizzazione interna è molto buona e il personale estremamente disponibile ed efficiente.

Mario Cassi Per quello che si vede, c’e’ tanta voglia di fare, di affrontare la crisi a testa alta. In teatro e fuori. Come dire, se i soldi sono pochi la gente magari cerca di lavorare di più, sicuramente non si spende nel superfluo, negli status symbol… Si vedono molto pochi iphone in giro, ancora meno auto alla moda, ma il teatro e’ sempre strapieno!!! E fuori ci sono code a tutti i botteghini dei teatri della città. Che offre una stagione policroma e piena di eventi interessantissimi, dall’Opera, alla Sinfonica, Balletto contemporaneo e classico, Musical……Qui magari si rimane a cena a casa, ma poi si esce e si va a teatro o alla milonga. Insomma direi una bella lezione per i paesi che pensano di affrontare la crisi economica solo con manovre finanziarie e senza cercare di aumentare i valori culturali e umani della società!

Juan Francisco Gatell Essendo stato all'estero per tanti anni ho saltato, a quanto mi hanno detto, la parte più brutta della crisi, in modo che ora ritornando ho trovato tutto quasi come prima. So che sono stati anni duri anche per il teatro, ma quello che ho trovato ora è un teatro funzionante ad alto livello.

Cantare Rossini, e una commedia!, in Italia, con un pubblico madrelingua, e all'estero, per quanto in un paese latino con un'ampia presenza di cittadini d'origine italiana. Ricordo che Enzo Dara raccontava come, ai suoi tempi, per il pubblico del Met doveva rendere la comicità di Rossini e Donizetti in modo diverso, un po' più accentuato, pur senza tradire lo stile: voi trovate qualche differenza nell'entrare in empatia e nel divertire un pubblico non madrelingua?

Marina Comparato Personalmente trovo che il pubblico argentino sia estremamente partecipe ed attento e non necessita assolutamente né di un'accentuazione della comicità né di un cambiamento nella recitazione. Ogni sera il pubbblico si è mostrato estremamente reattivo, con applausi a scena aperta e risate esplicite e spontanee in tutti i momenti più divertenti, anche e soprattutto nei recitativi, anche perché l'italiano è perfettamente compreso e inoltre ci sono anche i sovratitoli. Questa spontaneità nel seguire un'opera arcinota è cosa ormai, ahimè, assai rara in Italia...

Mario Cassi Sinceramente non ho cambiato niente del mio personaggio, inserendo gag o alterando il fraseggio per caricare la recitazione o la prosodia per essere più’ comprensibile. Questo pubblico ha una naturale propensione per l’opera italiana. E come dice il Maestro Zedda, Rossini non deve far ridere ma solo sorridere….Alterare testo o recitazione per strappare una risata al pubblico è molto sbagliato oltre che non necessario qui.

Juan Francisco Gatell Sicuramente non è lo stesso fare commedia in italiano in Italia che all'estero, e anch'io ho trovato quel particolare di cui parla Dara negli Stati Uniti. Anche qui qualcosa di simile c'è, ma in misura molto minore, penso per il fatto di essere un pubblico di ascendenza italiana, di lingua latina, inoltre molto esperto, ma soprattutto con un senso dell'umorismo tutto italiano!

I vostri prossimi impegni?

Marina Comparato Tra i miei prossimi impegni un altro Barbiere di Siviglia all'Opéra Bastille a Parigi e la presentazione del mio nuovo disco su Pauline Viardot in uscita a giugno.

Mario Cassi Quelli che posso annunciare sono il debutto al Liceu di Barcellona sempre con Il Barbiere di Siviglia (Figaro) che porterò anche a Tel Aviv; L’elisir d’amore (Belcore) per il mio ritorno al Teatro San Carlo dopo il Figaro dello scorso gennaio, e alla Bayerische Staatsoper in Munich; Il viaggio a Reims (Don Alvaro) in Amsterdam; Madama Butterfly per il mio ritorno al Teatro Petruzzelli di Bari, Lucia di Lammermoor e Die Zauberflöte a Liège.

Juan Francisco Gatell I miei prossimi impegni sono: Così fan tutte al Teatro An der Wien, per il Wiener Festwochen, in debutto in The Rake's Progress di Stravinskij alla Fenice di Venezia, un recital a Tokyo, nel Musashino Civic Cultural Hall, Il barbiere di Siviglia e un concerto di belcanto al ROF di Pesaro e Don Giovanni alla Fenice

Carlo Lepore Bartolo è un personaggio che sto eseguendo molto, insieme a Mustafà e Don Magnifico, in tutto il mondo. Quest'anno lo dovró cantare di nuovo a Parigi e a Montreal, a Madrid invece ho cantato don Basilio, che è stato per me, dal mio debutto a Roma, un cavallo di battaglia. L'esperienza maturata nel corso degli anni mi ha permesso di aggiungere questo ruolo che, insieme a Falstaff e Schicchi, rappresenta un traguardo e una grande soddisfazione per la mia vocalità da basso. Ho recentemente pubblicato per la Bongiovanni un cd dal titolo Non solo buffo in cui eseguo i miei cavalli di battaglia rossiniani insieme ad alcune arie di Verdi del repertorio serio, con il pianista Giovanni Velluti. Fra i prossimi impegni teatrali, oltre al Barbiere a Parigi e Montreal, ricordo Le nozze di Figaro a Londra e Glyndebourne, L'elisir d'amore alla Fenice e al Colòn e Armida al Rof con la regia di Ronconi

Marco Spotti I miei prossimi impegni mi vedranno impegnato in Norma al teatro Massimo di Palermo, in una produzione della Bohème a Torre del Lago con la regia Ettore Scola, Aida in Arena e, al Festival Tivoli di Copenaghen, I puritani.

 


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