L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Oltre i confini

di Gina Guandalini

Incontro con il pianista romano, anima curiosa, aperta alle sfide e alle sperimentazioni, interessato all'arte contemporanea e al mondo del canto (lirico e cameristico), alla musica del XX e del XXI secolo, ma senza rinnengare Schubert e le radici classiche del repertorio.

Il sogno del pianista Sebastiano Brusco è stato – ma lo è ancora – il Progetto Sinestesia al Macro. Bisogna spiegare che il Macro è, dal 2002, l’avveniristico museo di arte moderna nel nord di Roma, disegnato dalla francese Odile Decq, dove hanno trovato sede definitiva più di 600 opere d’arte del XX e XXI secolo. Mario Ceroli, Mario Schifano e Mimmo Rotella sono solo la punta dell’iceberg dal patrimonio esposto al Macro. Brusco mi confida, nella sua elegante parlata di sapore romano, di provare invidia verso gli artisti figurativi: “Loro hanno luoghi di riunione, di discussione, biblioteche, pensatoi; si conoscono, si frequentano; formulano le nuove tendenze. Noi musicisti no, ed è per questo che il mio progetto più ambizioso resta quello di ‘consociare’, per così dire, le varie arti in un luogo che sembra creato apposta, di organizzare una sinestesia degli artisti. Compositori e pianisti che frequentano le esposizioni d’arte, ne seguono gli ultimi sviluppi, leggono, comunicano, discutono. Così dovrebbe essere e così sogno che sia, molto presto; e non rinuncio al mio sogno”.

Se si crede nella compresenza delle arti, la si realizza in concreto: e e Brusco ha prestato il suo multiforme talento pianistico durante alcune performances dal vivo di artisti romani suoi amici che si sono svolte alla Domus Talenti a Roma, un loft in pieno centro che ospita eventi e happenings non scontati. Impressionante è stato anche il suo contributo musicale alla performance dell’artista polacca Ana Rewakowicz, che lavora su grandi bolle di PVC e ha presentato a Roma, in loft al Portuense, Living in a Bubble. Il recital di Brusco in conclusione non è apparso “accostato” all’evento, ne era parte integrante. Sebastiano ha un viso da ragazzino malizioso sotto una nuvola di capelli incongruamente grigi, e del ragazzo ha anche la figura smilza e il modo di accoccolarsi sui divani. Mi parla di performances attuali, ma ha appena offerto un saggio molto classico, esclusivo della sua arte, una serata schubertiana, in una piccola sede, la chiesa evangelica situata di fronte a Castel S.Angelo a Roma. A proposito di un concerto analogo, che si è svolto in Svizzera, la Neue Zürchner Zeitung parla di “ammirazione strappata dalla sensualità del suono e dal piacere dato dallo scatenarsi delle energie interne della musica”. Cresciuto a Roma, Brusco a 19 anni ha dovuto fare i conti con una gravissima malattia, poi risolta e superata. Ma sono esperienze che lasciano il segno, che impongono riflessioni profonde e infondono una frenetica voglia di recuperare il tempo perduto. E’ venuta quindi per Sebastiano la decisione di studiare pianoforte al Conservatorio di Perugia; di conseguenza si è perfezionato con Lya de Barberis, Katia Labèque e Aldo Ciccolini. “Per chi è interessato agli alberi genealogici musicali, alle ascendenze e ispirazioni artistiche”, ci tiene a segnalare Brusco, “ho seguito un corso di perfezionamento durato tre anni con Ennio Pastorino, che è stato allievo di Benedetti Michelangeli. E’ stata un’esperienza a cui tengo molto” E’iniziata poi una carriera intensa. Oggi Sebastiano Brusco suona con i Solisti Veneti e l’Orchestra Verdi di Milano, è conosciuto anche in Canada, negli Emirati Arabi, in Islanda e ( grazie a concerti trasmessi in televisione) in Messico e nelle Fiandre.

Risale al 1993 il suo sodalizio artistico con il pianista Marco Scolastra di Foligno, una sorta di fratello in arte, anche lui aperto a ogni sperimentazione: come duo, Brusco e Scolastra sono al meglio delle loro possibilità espressive, e chi scrive ricorda un Bolero di Ravel trascritto per due pianoforti che hanno affrontato al Parco della Musica di Roma. Se c’erano dubbi sull’efficacia di una esecuzione non orchestrale, eterodossa, di questo pericoloso balletto, la travolgente sensualità dei questi due compagni di tastiera ha lasciato tutti senza fiato. In quella circostanza ho potuto ascoltare anche l’avanguardistico Concerto della demenza di Vieri Tosatti, che, oltre che per due pianoforti, è scritto anche per voce recitante, grancassa e ferraglie varie, e sprigiona una forte carica goliardica e ironica. Vogliamo dire postfuturista? Sebastiano e Marco l’hanno presentato in prima assoluta al Festival di Spoleto nel 2005. A rivelare al meglio l’eclettismo di Brusco è il fatto che Busoni, Malipiero, Respighi Casella e Petrassi sono gli autori del CD che il nostro duo ha registrato con etichetta Phoenix e il titolo Colori e virtuosismo del Novecento italiano. Un altro partner per così dire fisso di Brusco è l violinista russo Vadim Brodsky. “Lavoriamo bene insieme e, come piace a me, si progetta quasi sempre qualche cosa per il futuro. Non mi piace rimanere a lungo inoperoso”. Infatti Sebastiano non è solo pianista, ha altre frecce al suo arco: si deve parlare di una stagione di musica da camera di cui è stato direttore artistico per diversi anni, dal 2004 al 2011. I concerti di S.Agnese in Agone costituiscono una fase preziosa della sua attività. “La chiesa ha questa piccola sacrestia dotata di acustica eccellente. Stravinsky si augurava sempre, nel caso di musica da camera, o comunque suonata da pochi strumenti, una grande vicinanza tra esecutori e pubblico”, osserva Brusco.”Le stagioni a S.Agnese in Agone mi hanno permesso anche questo. Il rapporto si è chiuso per, diciamo così, resistenze interne da parte di un esponente della chiesa stessa. Ma resta questa sede raffinatissima, musicalissima, nella quale spero di ritornare anche come organizzatore”. Resta da ricordare uno dei raggiungimenti più singolari nell’attività di Sebastiano, che potrebbe indicare una strada nel suo futuro. Tra Oslo e Sorrento, nelle ultime stagioni ha accompagnato il baritono islandese Sigurdur Bragason in un recital intitolato Songs of Light and Darkness, che spazia dalla musica da camera di Stravinsky a quella di Grieg e Rachmaninov. Accompagnare è un termine limitativo e Brusco si pone come coprotagonista in questa rassegna; e lascia intuire che non ha alcuna pregiudiziale a presentarsi come pianista accanto a voci interessanti o importanti. “Certo, è un progetto al quale penso. Perché accompagnare il cantante è atto di grande importanza e responsabilità, e comunque mi affascina. Penso spesso di aumentare la mia attività di accompagnatore nel Lied e, perché no, nell’opera.” Mi sembra arrivato il momento di chiedergli delle sue incisioni. “Siamo chiaramente in un’epoca della storia in cui il disco si è sottratto al monopolio delle multinazionali e delle loro decisioni dittatoriali. Torna a una dimensione artigianale e autogestita”. Realizzato appunto così nello scorso settembre 2013 è un CD che offre una bella scelta di Impromptus di Schubert, fra l’altro agevole da acquistare su Internet. “Ho suonato uno Steinway e ho controllato io stesso i livelli dinamici e i risultati complessivi”, precisa l’inteprete, che non sembra rimpiangere i tempi del mercato discografico “di monopolio”. “Adesso ho un progetto ambizioso: pubblicare 4 CD nell’arco di un anno, con una casa discografica, la Flippermusic, che ordinariamente si occupa di cinema, ma che vuole aprire un settore classico. Chopin, Schubert , Beethoven e Mozart saranno gli autori”. Resta l’impressione di un personaggio ipersensibile, iperattivo, che in ogni ramo artistico continuerebbe a proporre a se stesso traguardi e sfide.


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