L’Ape musicale

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der rosenkavalier alla scala

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Mehta alla Scala con Der Rosenkavalier

 

Con Der Rosenkavalier Zubin Mehta porta alla Scala il tramonto della Vienna imperiale

Dopo il successo dei concerti delle scorse settimane il Maestro dirige il capolavoro della coppia Strauss-Hofmannsthal in un’edizione firmata dal regista Harry Kupfer e dallo scenografo

Hans Schavernoch. Cantano le parti principali Krassimira Stoyanova,

Günther Groissböck, Sophie Koch e Christiane Karg

Biografie Zubin Mehta Harry Kupfer il cast l'opera in breve soggetto

Dal 4 giugno al 2 luglio Zubin Mehta dirige alla Scala Der Rosenkavalier, il capolavoro di Richard Strauss e Hugo von Hofmannsthal, nell’allestimento realizzato da Harry Kupfer e Hans Schavernoch per il Festival di Salisburgo nel 2014 in occasione del centocinquantenario della nascita del compositore. Una produzione in cui la vera eroina è la stessa città di Vienna. L’opera, che vide la luce a Dresda nel gennaio 1904, fu rappresentata a Vienna nell’aprile dello stesso anno con un successo epocale: Strauss fu nominato cittadino onorario di Vienna e Der Rosenkavalier fu ripreso alla Staatsoper per quasi 1.000 produzioni. Nel 2014 Zubin Mehta, che nel corso della sua vita aveva diretto più volte tutti i principali lavori teatrali e sinfonici di Strauss, non aveva però mai diretto Der Rosenkavalier: grande quindi l’attesa per il debutto a Salisburgo, dopo alcune recite a Firenze. Un’indisposizione aveva però costretto il maestro a rinunciare alla partecipazione al Festival, dove era stato sostituito da Franz Welser-Möst. Questo appuntamento mancato accende ancor più i riflettori sulle prossime rappresentazioni alla Scala, dove il cast è quello già applauditissimo al Groβes Festspielhaus: accanto alla Marschallin di Krassimira Stoyanova ascolteremo Sophie Koch come Octavian, Christiane Karg come Sophie e, nella parte del barone Ochs, GüntherGroissböck, un cantante capace di esprimersi in dialetto viennese come da tradizione e che in più ha l’età suggerita dal libretto. Secondo le indicazioni di Hofmannsthal infatti Ochs è solo di qualche anno più maturo della Marschallin, che ha 32 anni, mentre Octavian ne ha 17. Il personaggio è un uomo nella prima maturità, certamente volgare, ma privo dei tratti grotteschi di molte rappresentazioni tradizionali.

Der Rosenkavalier prosegue un percorso nella musica di Richard Strauss avviato dal M° Mehta con il concerto per la Stagione Sinfonica del Teatro replicato il 14, 15 e 16 maggio, in cui si sono eseguiti i poemi sinfonici Till Eulenspiegles lustige Streiche e Also sprach Zarathustra e i Vier letzte Lieder, sempre con la voce di Krassimira Stoyanova.

Harry Kupfer e Hans Schavernoch: Der Rosenkavalier e Vienna

Der Rosenkavalier è un’opera che parla del tempo che passa, che è passato: nelle vite dei protagonisti, come la Marschallin, ma anche per le nazioni e le civiltà. Hofmannsthal e Strauss ambientano la vicenda nel Settecento ma parlano della loro epoca di transizione, di finis Austriae, di malinconia e tramonto di un mondo e di un linguaggio. Solo in questo contesto s’intende il senso dell’uso ricorrente del Waltz, danza che definisce inequivocabilmente l’atmosfera viennese al volgere del secolo XIX. Il regista Harry Kupfer e lo scenografo Hans Schavernoch hanno scelto di

restituirci la complessità del contesto disegnato da Strauss e Hofmannsthal attraverso una serie di grandi immagini, quasi tutte in esterno, di una Vienna sospesa tra passato absburgico, nuova borghesia commerciale, anima popolare e solitudine dei grandi parchi silenziosi.

Nell’atto primo, la stanza in cui assistiamo al risveglio degli amanti si apre su una veduta presa dall’angolo del Graben, in cui giganteggia la Hofburg, la reggia imperiale: è il mondo della monarchia, l’ambiente aristocratico della Marschallin. Nella scena del “lever” in cui nella stanza si affollano fornitori e famigli, lo sguardo si sposta sugli edifici della Ringstraße, nei pressi dell’Hotel Imperial: è la città stessa che entra negli appartamenti della Marschallin con la sua frenesia, i suoi piccoli commercianti, la sua animata atmosfera popolare.

L’ultima scena del primo atto, con la celebre riflessione sul Tempo, ha per sfondo un viale solitario del parco di Schönbrunn in novembre, immagine di malinconia e introspezione in cui, pur in un ambiente inequivocabilmente aristocratico, si estinguono orpelli e mediazioni della vita sociale.

Nel secondo atto la casa del nouveau riche Faninal è immaginata secondo gli stilemi dell’architettura della Ringstraße, l’arteria circolare costruita tra il 1860 e il 1890 con edifici il cui caratteristico stile storicista rispecchiava il desiderio di apparire e di fingersi un passato immaginario della borghesia affluente che si avviava a sostituire la nobiltà alle redini economiche dell’Impero. Si tratta di uno stile ancora tradizionale, che tuttavia rappresenta il nuovo rispetto ai palazzi storici dell’aristocrazia.

Il terzo atto si apre tra le travi e le decorazioni metalliche della Ruota del Prater, il principale parco di Vienna. In origine riserva di caccia imperiale, il Prater fu aperto al pubblico da Giuseppe II nel 1766 e fu teatro dell’Esposizione Universale del 1873. Nel 1897 compare la ruota panoramica (Riesenrad) ai piedi della quale si moltiplicano ristoranti e birrerie. Una delle osterie più celebri del Prater era la locanda “Zum Walfisch” (“Alla balena”), sormontata da un enorme cetaceo metallico. La prima certezza di Schavernoch era di non voler ambientare la scena in un interno, ma forse in un Heuriger, le taverne viennesi dove si serve il vino novello: poi l’idea di Zum Walfisch, che nel frattempo era stato chiuso nell’ambito di un contestato rinnovamento del parco. Il finale dell’opera è ancora collocato nel parco, ma il cambio di paesaggio non potrebbe essere più radicale: a poche decine di metri dalle strutture metalliche della fiera, simbolo del nuovo secolo, ci si addentra nei boschi che le circondano. L’opera termina così nella pura natura in cui i personaggi, rimasti soli, sono costretti a confrontarsi seriamente con se stessi e la regia sottolinea l’assonanza drammaturgica del finale del terz’atto con quello del primo.

Il cast

Krassimira Stoyanova (Die Marschallin) è nata in Bulgaria (ha studiato a Plovdiv) ma ha rapidamente intrapreso una carriera internazionale che l’ha portata a esibirsi in tutti i maggiori teatri del mondo, con una relazione speciale con l’Opera di Vienna. A suo agio in un repertorio vastissimo, nella stagione 2015/16 ha cantato Aida a Monaco, Requiem di Verdi a Santa Cecilia, Rusalka, Un ballo in maschera e Ariadne auf Naxos a Vienna, Simon Boccanegra con Barenboim a Berlino e Missa Solemnis con Thielemann a Salisburgo. Nella prossima stagione canterà tra l’altro nel Requiem diretto da Chailly alla Scala, in Aida al Metropolitan e in Don Carlo a Londra, Milano e Vienna.

Günther Groissböck (Ochs) ha studiato con Robert Holl e José van Dam a Vienna. Dopo aver fatto parte delle compagnie di Vienna e Zurigo ha cantato regolarmente in teatri come la Staatsoper di Berlino, la Bayerische Staatsoper, il Metropolitan, il Liceu di Barcellona, le opere di Los Angeles e Chicago, oltre che ai festival di Bayreuth e Salisburgo, e alla Scala. Il suo repertorio spazia dai ruoli wagneriani (Hunding, König Heinrich, Hermann) a Mozart (Sarastro) a Gremin nell’Onegin e Boris Godunov.

Sophie Koch (Octavian), allieva di Jane Berbié, raggiunge la notorietà internazionale con Il barbiere di Siviglia e Così fan tutte con Sir Colin Davis al Covent Garden: seguono impegni a Dresda e Monaco. Nel 2014 debutta al Metropolitan come Charlotte in Werther, ma la parte di Octavian nel Rosenkavalier resta, dopo il debutto a Vienna, il suo cavallo di battaglia. Ha preso parte alle rappresentazioni della Tetralogia a Vienna e Parigi, dove è stata anche Venere in Tannhäuser.

Christiane Karg (Sophie) ha studiato canto al Mozarteum di Salisburgo: nel 2009 la rivista “Opernwelt” la ha eletta “Giovane interprete dell’anno”; dal 2006 ha cantato regolarmente al Festival di Salisburgo (Amore nell’Orfeo diretto da Riccardo Muti, Zerlina in Don Giovanni diretto da Nézet-Seguin) e al Theater an der Wien oltre che alla Bayerische Staatsoper e alla Semperoper di Dresda. Nel 2015 ha debuttato al Covent Garden come Pamina e dopo l’impegno alla Scala sarà Susanna alla Lyric Opera di Chicago.

Il cavaliere della rosa/Der Rosenkavalier al Teatro alla Scala

Il cavaliere della rosa approda alla Scala nel 1911, in italiano, per la direzione di Tullio Serafin con scene e costumi di Alfred Roller, innovatore dell’impianto scenico della Staatsoper diretta da Gustav Mahler e futuro fondatore del Festival di Salisburgo insieme a Strauss e Max Reinhardt. L’esito della serata fu compromesso da una sostanziale incomprensione dell’opera aggravata dalle proteste nazionalistiche contro la raffigurazione dell’infido italiano Valzacchi e di Annina. Con caratteristico pragmatismo i nomi dei personaggi furono immediatamente mutati in Rys-Galla e Zephira. Il cavaliere torna alla Scala nel 1927 con Ettore Panizza sul podio (ma lo stesso Strauss dirigerà la ripresa nel ’28), i costumi di Caramba e Conchita Supervia come Octavian, mentre Iris Adami Corradetti appare fugace nella parte della modista; sempre Panizza dirige l’edizione del 1947, in cui Italo Tajo è Ochs e i costumi sono di Lele Luzzati.

 

La rivoluzione arriva nel 1952: Herbert von Karajan impone la versione in tedesco e un cast incomparabile: Elisabeth Schwarzkopf è Die Marschallin, Otto Edelmann Ochs, Sena Jurinac Octavian e Lisa della Casa Sophie. Regista è lo stesso Karajan. La Schwarzkopf e Otto Edelmann tornano nel 1961 con Karl Böhm e la regia di Rudolf Hartmann; con loro Christa Ludwig come Octavian e Anneliese Rothenberger come Sophie. La parata di eccelsi maestri continua nel 1976 con Carlos Kleiber che dirige Evelyn Lear, Hans Sotin, Brigitte Fassbaender e Lucia Popp nel classico spettacolo di Otto Schenk. Nel 2003 Der Rosenkavalier arriva agli Arcimboldi con la direzione di Jeffrey Tate e la regia di Pier Luigi Pizzi: Adrianne Pieczonka e Cheryl Studer si alternano come Marschallin, Ochs è un applauditissimo Kurt Rydl, Octavian è Kristine Jepson e Sophie Laura Aikin. La più recente versione scaligera, in coproduzione con Madrid e Parigi, è firmata da Herbert Wernicke con Philippe Jordan sul podio e nelle parti principali Anne Schwanewilms e Camilla Nylund, Peter James Rose e Kurt Rydl come Ochs, Joyce DiDonato come Octavian e Jane Archibald come Sophie.

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