L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Vincere per distacco

di Alberto Ponti

Nel cartellone di MiTo SettembreMusica, sotto le dita del grande maestro croato anche pagine celeberrime di Schubert e Chopin brillano di luce inedita

TORINO, 15 settembre 2021 - Il titolo non tragga in inganno. Non si vuole alludere a una sorta di competizione tra esecutori perché, quando i livelli sono eccelsi, ognuno ha la sua visione personale. Ivo Pogorelich si innalza al di sopra della media, ricreando quasi ex novo pezzi notissimi che acquistano così il sapore di rivelazioni.

Bistrattati da generazioni di pianisti in erba, e spesso presenti nei programmi dei concertisti professionisti, i sei Moments musicaux D780 op. 94, composti a diverse riprese ma pubblicati nell’ultimo anno di vita di Franz Schubert (1797-1828), godono della reputazione di brani relativamente ‘facili’ all’interno della produzione di un autore che, salvo poche eccezioni, non richiede insormontabili sforzi di virtuosismo tecnico. Nulla di più sbagliato. Parafrasando Oscar Wilde, si potrebbe affermare che la categoria del facile e del difficile equivale a quella del bello e del brutto, e di conseguenza esistono solo pezzi scritti bene e pezzi scritti male. Che la silloge schubertiana appartenga alla prima categoria lo dimostra Pogorelich già nell’attacco del Moderato: suono asciutto, lunare, con le mani a strisciare all’unisono sulla tastiera. Le cinque note in staccato che seguono, chiudendo la prima frase melodica, hanno una fisicità fortissima eppure incorporea. L’impressione di un controllo eccessivo, di un’emozione troppo trattenuta è presto smentita dal canto della parte centrale: una voce commovente librata in pianissimo sul tappeto di terzine della mano sinistra, morbide, dolcissime e implacabili a un tempo. Non si avverte un frammento, un grumo sonoro che non sia necessario (ecco il ‘distacco’ nel senso migliore del termine) e, nella formidabile economia di mezzi, questi ‘momenti musicali’ paiono abbandonare il salotto biedermeier per farsi antesignani di klavierstücke schoenberghiani.

Ogni passo è una riscoperta. Pogorelich mette a nudo dettagli rivelatori, un fascio di luce risplende all’improvviso, come in un dipinto caravaggesco, su personaggi nascosti e non notati, presenti e ignorati. L’Andantino in 6/8 è giocato per intero su minime sfumature dinamiche che gli conferiscono movenze sinuose e raffinate da danza antica. I numeri dal terzo al quinto della raccolta, meno meditativi e più estroversi, non lasciano spazio a nulla di gratuito o scontato ma tradiscono l’impressionante ricerca di soluzioni profonde, lo scavo nel mistero dell’animo schubertiano, l’inquietudine celata sotto il sorriso gioviale. Esemplare è l’approccio al Moderato (n. 4), di cui l’esegesi non manca di sottolineare l’ispirazione bachiana. Qui non vi è nulla della costruzione meccanica, quasi impersonale con cui di solito si affrontano troppo di fretta le parti estreme, salvo poi abbandonarsi con tempo dilatato in maniera insopportabile ad eccessi epidermici di romanticismo nella cantabile sezione centrale. L’approccio di Pogorelich, al contrario, evidenzia il magnifico canto alternato in chiaroscuro tra le due mani, supportato da impercettibili ma sapienti tocchi di pedale, per incorniciare, senza variazioni agogiche, un episodio interno di sussultante intensità.

Anche un capolavoro del calibro della Sonata n. 3 in si minore op. 58 (1844) di Fryderyk Chopin (1810-1849) acquista nuova vita nella memorabile serata torinese. A venire in superficie sono soprattutto i sottili rimandi tematici tra le idee portanti della composizione: la stretta parentela, ad esempio, tra il secondo tema dell’iniziale Allegro moderato e la frase principale del mirabile Largo. Dal connubio Chopin/Pogorelich nasce una lettura di alta poesia. L’estrema concentrazione architettonica trova sublimazione in un tocco preciso, pulito, sfaccettato e debordante di fremente trasporto. Chopin, al pari di Paganini, avrebbe potuto creare melodrammi. Ce ne accorgiamo una volta di più dal sognante episodio in legato al centro dello Scherzo, scolpito da Pogorelich con statuaria perfezione, alternata allo sferzante vortice di sestine che apre e chiude il movimento con l’ambivalenza di un Giano bifronte. Il rapinoso finale travolge senza mezzi termini l’uditorio nella sala di un Conservatorio sfruttato al massimo di quanto consente l’attuale normativa, e, tra acclamazioni e applausi di caldo entusiasmo, il premio per i fortunati presenti è, fuori programma, una strepitosa esecuzione della Fantasia op. 49, ancora vertice e quintessenza del genio chopiniano.


 

 

 
 
 

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