L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Cantare la poesia

di Roberta Pedrotti

Anna Bonitatibus e Adele D'Aronzo impreziosiscono il programma del Festival Toscanini con un percorso attraverso la musica da camera fra Otto e Novecento.

PARMA, 17 giugno 2022 - È una Parma torrida quella in cui si svolge il primo Festival Toscanini: come se non bastasse la temperatura effettiva, ecco il rombo dei motori della Millemiglia, ma, soprattutto, una campagna elettorale decisamente surriscaldata. Fra una fiammata e l'altra, si fa strada il ristoro di una rassegna ricercatissima, dedita per lo più a rarità del repertorio e dell'epoca del maestro eponimo, ma anche alla società attuale e alla collettività (il 18 giugno il Parco della Musica è uno dei centri nodali del Pride, con La Toscanini in prima linea tutta arcobaleno; il 21 Santa Cecilia è celebrata con spettacoli, concerti gratuiti, dalle voci bianche alla musica da camera, e con l'inaugurazione di uno spazio biblioteca dedicato anche ai più piccoli).

Fra le varie proposte, per un pubblico ancora di nicchia, spunta anche una serata dedicata a voce e pianoforte, con liriche rare se non misconosciute, se si fa eccezione per i Wesendonk Lieder di Wagner (ma nella versione italiana curata da Boito!) e per i Folksongs di Berio. Sul palco dell'Auditorium del Carmine, con l'attore Davide Gagliardini, abbiamo il consolidato duo composto da Anna Bonitatibus e Adele D'Aronzo, dedite a ricerca e riscoperta: nessuna concessione confortevole sulla carta, ma la capacità di conquistare sempre il pubblico con la qualità e la cura dei loro programmi.

Proprio i pezzi più noti, i Lieder wagneriani, sembrano infatti riascoltati per la prima volta se i versi diventano quelli tradotti da Boito, impongono un'altra fonetica, svelano un'ispirazione melodica,a arcate legate e dinamiche differenti da quanto eravamo abituati ad ascoltare. Il canto è sulla parola, la traduzione incide e si fa parte di un'interpretazione che si fa intendere come, al tempo, l'opera del tedesco fosse recepita e resa in Italia, come un sotterraneo legame potesse essere rivelato o magari ricercato deliberatamente. Anche Hans von Bülow, il direttore d'orchestra e primo marito di Cosima Liszt, si diede alla composizione e in questo caso rivolgendosi senza mediazioni alla grande poesia italiana, a Dante e al sonetto “Tanto gentil e tanto onesta pare”, con la ricerca di una continuità melodica che s'immagina voler essere belcantista e mediterranea. Curioso che, per contro, un altro coraggioso tentativo di musicare un monumento poetico italiano, L'infinito di Leopardi secondo Mario Castelnuovo Tedesco, di risolva all'opposto, in una scrittura essenziale, dilatata, impalpabile per il pianoforte con un sottile canto sillabico.

Sempre, ma a maggior ragione con un programma di questo genere, tutto poetico e desueto, gli interpreti fanno la differenza nel lavoro sulla parola, sul metro e sul ritmo del verso, sul senso e sul fonema. La musicalità è poesia, e Bonitatibus lo sa bene, nel suo continuo e mai lezioso cesello nelle gradazioni del pianissimo, ma anche nel sapido e spiritoso accento dei sonetti berneschi intonati da Malipiero, irresistibili nel canto come nella lettura per i loro ribaltamenti del petrarchismo di maniera. Parimenti, il voluto arcaismo di Respighi (“Quanta invidia mi fai bel gelsomino”) e di Pizzetti (Antifona amatoria di Basiliola da La nave) devono cercare preziosismi e suggestione con franco convincimento, al pari dei Quattro canti op. 14 di Sgambati, così densi nella loro scrittura. Se la perfetta simbiosi fra mezzosoprano e strumento non bastasse a dare il metro del valore di D'Aronzo, due pezzi solistici la vedono impegnata: lo Scherzo n. 2 di Martucci e l'Omaggio a Stravinskij di Silvio Mix. Se il ciclo ufficiale si chiude con la prima versione dei Folksongs redatta da Berio quando Toscanini era ancora in vita, il programma si era aperto con una lirica giovanile dello stesso Toscanini, il quale, fra tanti richiami ascoltati stasera agli immortali vertici della poesie italiana, si rivolse invece (seppur in traduzione) a Goethe, a quel Canto di Mignon che ricorre frequente nella liederistica tedesca. Ed è indubbio che anche ad essa guardi il maestro, pur radicandosi in un humus italiano che, lo vediamo bene questa sera, ricerca e sperimenta senza abbandonare la tradizione ma nemmeno abbandonandosi ad essa. Insomma, non si vive di solo Tosti.

Nonostante la serata non sia certo al risparmio, fra musica e poesia, l'attenzione palpabile di un pubblico non numeroso merita un riconoscimento, e arrivano i bis, non meno raffinati del programma a cui si collegano. L'ultimo, in particolare ci colpisce: una canzone di Fiorenzo Carpi su testo di Strehler da Brecht e dedicata a Milva. Una miniatura squisita che Bonitatibus ammanisce con affabile sprezzatura senza scimmiottare la prima interprete, in un autentico omaggio a lei a un anno dalla scomparsa, al regista a ridosso del centenario, al compositore nel venticinquesimo dalla morte; per di più, la canzone teatrale ci rimanda anche al cabaret sviscerato da Omer Meir Wellber con Hila Baggio ed Ernesto Tomasini (Parma/Reggio Emilia, Le Willis e Cabaret!, 5-6/06/2022) e ripreso da Baggio (21 giugno) sempre in seno al festival. Bene per chi c'era.


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