L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Otello (non) fu

di Giuseppe Guggino

Il Teatro Bellini chiude la stagione d’opera con un’alterna produzione dell’Otello verdiano in cui risultano vincenti i complessi stabili, in splendida forma, sotto la direzione di Fabrizio Maria Carminati e il venerando Otello di Gregory Kunde.

Catania, 29 novembre 2025 «Quanto al balletto o meglio divertissement, perché stamparlo? È una concessione (una lacheté) che gli autori fanno all’Opéra ma artisticamente parlando è una mostruosità». Sebbene sia la stessa penna di Verdi ad opporre un netto rifiuto all’interpolazione (in una missiva a Giulio Ricordi), quella manciata di minuti a inizio del terzo atto (per la verità di ascolto assai infrequente) fa capolino nelle recite catanesi con la levigatezza di un’orchestra in stato di grazia. Gli ottimi archi, fiore all’occhiello del Teatro Bellini, per tutta la serata non lesinano generosità di suono sotto la guida di un Fabrizio Maria Carminati quanto mai battagliero, né difettano a bucare il muro sonoro la compagine corale preparata da Luigi Petrozziello e quella delle voci bianche istruita da Alessandra Lussi.

Ne fanno un poco le spese i solisti, costretti anche a patire un allestimento con scena unica molto allungata in profondità. Risultano comunque apprezzabili il Roderigo di Ivan Tanushi e il Cassio di Paolo Antognetti, mentre è una fin troppo pugnace Emilia quella disegnata da Anna Malavasi e Fabrizio Brancaccio, Luca Dall’Amico e Luciano Leoni si disimpegnano rispettivamente nei panni di Montano, Lodovico e dell’Araldo.

Bei mezzi ha la Desdemona di Lana Kos che però si fanno sin troppo taglienti se non proprio avventurosi in acuto. Franco Vassallo è un solido Jago più giocato sulla ruvidezza che sulla mellifluità, forte di un’emissione molto sonora che non teme l’orchestra di Carminati, pagando lo scotto di qualche eccessiva nasalità d’emissione.

Ma indubbiamente l’elemento catalizzante di tutta la distribuzione è l’estremo venerando Otello di Gregory Kunde, dalla carriera ultra-quarantennale, che nel giro degli ultimi venti è perfino riuscito ad alternare felicemente il personaggio verdiano con l’Otello di Rossini, risultando peraltro stilisticamente ineccepibile in entrambe le partiture separate fra loro da settant’anni di storia dell’opera. Indiscutibili sono ancora oggi l’intelligenza interpretativa, lo slancio, la capacità di adesione al personaggio, il volume; fisiologicamente meno inappuntabile è la tenuta fisica per un tenore ultrasettantenne impegnato in un simile cimento anche se, specie in acuto, non mancano (anzi!) gli splendidi momenti di sorprendente vigore e di smalto; la regione più centrale del pentagramma, che risulta più fibrosa, è però risolta (vedasi “Dio! Mi potevi scagliar”) con un scaltrito uso del mezzo che potrebbe valere a Kunde l’immortalità più che la longevità nell’attuale panorama tenorile: Otello (non) fu, ma ancora sarà, chiosando scherzosamente.

Lo spettacolo prosegue in quel di Catania la linea artistica di reimpiego di scenografie condivise con teatri dell’Est, già inaugurata dal Teatro Bellini con la Norma in apertura di stagione. Qui la scena fissa di Bruno de Lavenère (tre ordini di arcate sulle tre pareti e un ballatoio metallico a mezza altezza) proviene da un allestimento dell’Opéra di Monte-Carlo, ceduto all’Opera Opera Nazionale Tbilisi, è cornice di un rimontaggio registico alquanto raffazzonato. Dimenticabili tanto le coreografie di Lino Privitera quanto le irrilevanti videoproiezioni di Etienne Guiol e Arnaud Pottier. Alla cifra artistica “popolare” della proposta artistica è corrisposto il sold out di questa ultima recita, registratosi anche a tutte le precedenti. Che è un modo per vincere facile al botteghino, sebbene durante la serata i rumoreggiamenti e i colpi di tosse non siano mancati da parte di un pubblico assai eterogeneo. La prossima stagione proseguirà l’andazzo, nonostante il potenziale delle masse artistiche del Teatro Bellini potrebbe far traguardare mete più ambiziose.

NB: per un disguido d’accreditamento del Teatro Bellini l’accesso in sala al nostro corrispondente è stato concesso a primo atto inoltrato e lo spettacolo è stato fruito da un palco a visibilità molto penalizzata fino alla fine del secondo atto. La recensione pertanto riflette lo spettacolo con una parzialità di cui è doveroso dar notizia al lettore.

 

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