Senza pioggia, con una lacrima
Esito bifronte per l'Ernani che ha inaugurato la stagione del Teatro Filarmonico di Verona: note positive sul fronte musicale - specie per gli interpreti maschili - mentre desta perplessità l'allestimento di Stefano Poda.
VERONA, 19 dicembre 2025 - In tanti anni di pellegrinaggio per l’Europa Ernani, una delle più belle opere del Verdi giovane, non ha fatto molte apparizioni, ma ha sempre destato interesse e ammirazione se il cast impegnato fu efficiente. Nel 2005 - sembra lontano anni luce! - lo si ricorda al Teatro Filarmonico di Verona nell’allestimento firmato Pier Lugi Pizzi, soltanto due anni fa al Bregenzer Festspiele, affidato alle mani di Lotte de Beer (regia) e di Christof Hetzer (scenografie), a luglio scorso si è appresa la notizia della première al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo dove mancava da centosessant’anni. Ovviamente, per fermarsi ad alcune esperienze personali, senza andare a cercare negli annali.
L’attuale Ernani al Teatro Filarmonico di Veronaè stato affidato alle mani di Stefano Poda, già firmatario totale (regia, scene, costumi, luci) di due messe in scena che avevano inaugurato il festival storico veronese nel 2023 e 2025, Aida e Nabucco, con esito contraddittorio; qualcuno le aveva osannate, qualcuno si era indignato. Fosse questo il problema! Il problema, secondo il nostro parere, sta nel fatto che due produzioni erano assolutamente uguali, e ora il nuovissimo Ernani, un altro titolo verdiano, è apparso strettamente imparentato con Aida e Nabucco firmati Poda. Pressappoco inesistenti i riferimenti all’ambientazione originale, la scenografia ridotta a tre “scatole”, resti delle civiltà passate, statue antiche, un sovraccarico di mimi e figuranti: qualcuno li voleva contare, sono stati ben venticinque. E, sempre presente, la scritta “La bataille d’Hernani” ben nota agli intenditori della storia della letteratura francese, quando a Parigi i sostenitori dell’estetica classica e di quella romantica entrarono in un forte conflitto durante la rappresentazione della pièce di Victor Hugo
Il cast è stato la parte più godibile della produzione; Antonio Poli nel ruolo del titolo ha letteralmente deliziato l’orecchio grazie a una voce di tenore calda, dal bel timbro e dall’accento nobile. Soprattutto è stato capace di mettere in risalto il fascino complesso del personaggio che sotto le spoglie del bandito nasconde autentica nobiltà d'origini e d’animo. Gli ha tenuto bene testa il baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat. amatissimo ormai; nel ruolo di Don Carlo ha brillato con tutte le sue qualità – tra cui un timbro davvero bello, splendente e virile – e ha dato priorità pressoché assoluta al canto rispetto alla resa del personaggio, che avrebbe potuto essere più incisiva e ricca di nuance. Ha destato un’impressione contraddittoria il soprano Olga Maslova nel ruolo d’Elvira: non le si può negare certo negare una voce importante e ampia e un temperamento drammatico, tuttavia i registri risultano poco omogenei, le note alte tese e affaticate e il portamento in scena è mancato d’eleganza. Vitalij Kowaljov ha offerto un’interpretazione notevole del ruolo di Silva, con un atteggiamento tra lo ieratico e il feroce e un canto espressivo. Ben funzionante è risultata la squadra dei comprimari, Elisabetta Zizzo (Giovanna), Gabriele Sagona (Jago) e Saverio Fiore, che, colpito da un’indisposizione, ha portato quasi eroicamente avanti la parte di Don Riccardo.
Il lavoro di Paolo Arrivabeni sul podio è stato molto apprezzato, la partitura di Ernani gli è risultata consona, ha guidato l’orchestra areniana con mano sicura, trovato buon equilibrio tra episodi lirici e cabalette dallo spirito quasi “militare”; i tempi erano giusti e la raffinatezza del fraseggio notevole. La cosa più bella, l’amore sincero del direttore per cantanti: la sua interpretazione si è avvicinata molto al concetto di classico.
Da sempre bravissimo, il coro dell’Arena di Verona preparato da Roberto Gabbiani ha superato sé stesso offrendo attimi indimenticabili mentre intonava “Si ridesti il leon di Castiglia” che affascinava per il suono compatto e nobile. E non solo, gli artisti del coro si si sono dimostrati veri attori, sapevano perfettamente muoversi in scena e dimostrare lo spirito di gruppo.
La messa in scena può essere messa in discussione, ma l’esecuzione musicale è stata senza macchia: Ernani ha meritato i grandi applausi.
Ma perché abbiamo chiamato la recensione “Senza pioggia, con una lacrima”? Nel 2023 il titolo del resoconto dell’Aida cosiddetta “di cristallo” era “Le lacrime nella pioggia” e si riferiva sia al maltempo che aveva colpito la prima e sia al giudizio non positivo sulla nuova produzione. Il nuovo Ernani veronese è stato rappresentato al chiuso e non ha temuto la pioggia, ma qualche lacrima di delusione non è mancata.
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