L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Un tuffo nel passato, lo splendore del Carnaval

di Irina Sorokina

La riscoperta dell'opéra-ballet di Lully propiziata da Federico Maria Sardelli porta a Modena uno spettacolo di altissima qualità musicale e coreutica.

MODENA, 1° marzo 2026 - Le Carnaval di Lully arriva al Teatro Comunale di Modena ed è l’occasione di godersi uno spettacolo unico, di rara bellezza visiva e di raffinata esecuzione musicale. Si ricorda giustamente il regno glorioso di Luigi XIV che fu re guerriero, ma anche grande amante del balletto. Narcisista e come tale innamorato di sé stesso, il re amava le calze rosse (qualcuno sostiene che ritenesse le proprie gambe molto belle), si autoproclamò l’incarnazione della gloria e organizzò la propria esistenza simile ad uno spettacolo teatrale. Non per nulla passò alla storia come il Re Sole.

Luigi XIV si distinse per una particolare qualità: il rapporto con l’arte. Instaurò uno stretto legame tra il suo potere assoluto e le sue passioni, la danza prima di tutti. Tenne moltissimo alla musica, teatro, poesia, architettura, pittura che diventarono un mezzo per esprimere la sua gloria, al cui servizio si investì nella creazione di bellezza. Ecco perché si parla del “secolo di Luigi XIV” e i nomi di tutti gli artisti della sua epoca e delle loro creazioni si ricordano in collegamento col nome del Re Sole.

Ancor’oggi in molti credono che fu lui a inventare il balletto; durante il suo regno il ballet de cour godette di una grande vitalità. Bisogna, però, ricordare che già il predecessore, Luigi XIII, non soltanto partecipò a molti ballet de cour, ma ne scrisse addirittura soggetti e musica. Allo spettatore odierno questi balletti di corte chiamati à entrée possono sembrano strani: non avevano una storia coerente e personaggi principali, ma erano costituiti da una serie di scene separate di carattere sia solenne sia grottesco. La musica di questi balletti o, per meglio dire, spettacoli teatrali (furono ancora ibridi, una combinavano di danza, canto e recitazione) fu composta dall’italiano Jean Baptiste Lully e con gli allestimenti lussuosi di Jean Bérain, che concepì particolari costumi con gli uomini che indossavano una specie di gonnellino chiamato “tonnelet”. Pur ispirato dall’epoca romana, aveva ben poco a che fare con le vesti antiche; rimase “una divisa” dei danzatori maschi fino al diciottesimo secolo.

Le Carnaval. Mascarade royale ha la prima mondiale in tempi moderni a Ferrara e successivamente si sposta a Modena; il grande privilegio di assistere a questo spettacolo va al direttore d’orchestra Federico Maria Sardelli. Per la sua volontà il 28 novembre 2022 è nato a Firenze l’Istituto Giovanni Battista Lulli, che punta a far conoscere al pubblico l’arte del compositore italiano naturalizzato francese. L’opéra-ballet Le Carnaval rappresenta una tappa importante del suo percorso, non è altro che un pasticcio in cui Lully ripropone i pezzi su testi di celebri autori della sua epoca, Moliére, Benserade e Quinault, legati dal tema di carnevale. Il successo scoppiettante modenese conferma la grandezza del maestro fiorentino, compositore beniamino del Re Sole.

Emiliano Pellisari è un vero “tuttofare”, firmata regia e scene, ma anche le coreografie, insieme a Mariana Porceddu, e le luci, in sodalizio con Gregory Zencher. Lo affiancano Daniela Piazza e Nora Bujdoso responsabili rispettivamente dei costumi e del concept art. Visibilmente affascinato dagli “eccessi” del teatro barocco, Pellizzari si impegna nella creazione di uno spettacolo di teatro totale, ma prende la decisione saggia di non proporre una ricostruzione filologica; il suo allestimento è una ricca fantasia sul tema del teatro dell’epoca di Luigi XIV e del suo compositore Jean Baptiste Lully. Lo spettacolo impiega moltissimi mezzi quali l’impressionante gestione dello spazio, la creazione dei costumi da cui l’occhio non riesce a staccarsi, la rievocazione delle coreografie che ricordano passi graziosi e gestualità leziose dell’epoca. E poi, c’è una trovata, pur sicuramente già vista, me che qui rappresenta, probabilmente, l’elemento più affascinante dello spettacolo: lo specchio enorme che riflette il pavimento nero su cui i corpi agili di otto danzatori della Compagnia NoGRavity Theatre formano delle figure che superano ogni immaginazione e possono essere soggette alle interpretazioni varie.

Il cast vocale si fa ammirare per le voci particolari, nella giusta misura “delicate” e “celestiali”, ben diverse da quelle che richiede il repertorio romantico e verista: Valeria la Grotta (Première dessus), Giuseppina Bridelli (Deuxième dessus), Philippe Talbot (Haure-contre), Cyril Auvity (Taille), Biagio Pizzuti (Première basse), Alexandre Baldo (Deuxième basse) si distinguono per una perfetta padronanza di stile e raffinatissima musicalità, ma si fanno ammirare anche per la grazia nei movimenti scenici.

Federico Maria Sardelli dirige l’Orchestra Modo Antiquo nel modo impeccabile dimostrando la profonda conoscenza della materia e la padronanza dello stile. La direzione solida e passionale evita la leziosità a volte percepita nell’interpretazione di questo repertorio, e rispetta pienamente la vocalità degli interpreti.

Al pari dell’orchestra risulta il Coro I Musici del Gran Principe sotto la direzione di Samuele Lastrucci, grazie al suono trasparente e leggermente secco e soprattutto alla dizione formidabile; il suo contributo nella riuscita della recita è davvero prezioso.

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