L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Intimo universo

di Roberta Pedrotti

J. Brahms

Ein deutsches Requiem

soprano Christiane Karg

baritono Matthias Goerne

direttore Daniel Harding

Swedish Radio Symphony Orchestra

Swedish Radio Choir, direttore Marc Korovitsch

registrato a Stoccolma nel 2018

CD Harmonia Mundi HMM 902635, 2019

«Beati coloro che soffrono, perché saranno consolati.» «Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito: che riposino dalle loro fatiche perché le loro opere li seguiranno.» Comincia con le Beatitudini di Matteo, termina con l'Apocalisse di Giovanni, il Requiem tedesco di Brahms. Anzi, "un" Requiem, tedesco, a sottolineare, nella scelta dell'indeterminativo, non la solennità del'assoluto, ma l'intimità di una possibile riflessione sul dolore. Una riflessione che dalla sofferenza e dal desiderio di consolazione giunge alla speranza, alla pace del riposo, alla fiducia nei frutti del proprio lavoro, nell'eternità delle arti. 

La bacchetta di Daniel Harding attraversa la riflessione sul dolore, l'elaborazione del lutto, il pensiero dell'eternità, con un pudore delicato, delinea una solennità intima ma non meno elevata. Anzi, a tratti proprio questo sacro riserbo fa vibrare ancor più sottopelle dramma e dolcezza, inquietudine e anelito di pace, fin dal morbidissimo accenno incipitario al tema del Lied der Deutschen di Haydn, più che una rivendicazione nazionale, quasi un richiamo domestico e affettuoso com'è quello al linguaggio contrappuntistico dell'epoca di Bach. Il pathos trattenuto, la tenerezza sincera, il ripiegamento interiore esprimono le angosce e gli spasimi del dolore più profondo e in esso le luci rassicuranti e serene della speranza, meditativo e cullante in uno sviluppo dinamico levigato e tornito senza perdere in incisività. I complessi della Radio svedese, peraltro, rispondono alla perfezione nello sfumare morbide trasparenze, nel mantenere controllo e rotondità nel cuore drammatico del numero VI, "Denn wir haben hie keine bleibende Statt". Qui, come nel numero III "Herr, lehre doch mich, daβ ein Ende mit mir haben muβ" si apprezza la capacità di Matthias Goerne di soppesare la parola, di gravare il suono di tutta la meditazione sulla vita, la morte, l'eternità mantenendo il raccoglimento sofferto e sincero che è la cifra della lettura di Harding, in cui fitte lancinanti sembrano abbeverarsi disperate allo scorrere confortante delle melodie dei legni. Christiane Karg giunge angelica e ristoratrice, seppure la sua delicatezza giunga a esprimere anche l'umana fragilità: apre le porte alla consolazione promessa nel versetto iniziale, ma non immemore del percorso doloroso che porta alla pace. 

Dalla sofferenza, la consolazione, dalla fatica il riposo e l'eternità. Un Requiem per gli uomini, senza distinzione di fede, senza affreschi liturgici, in cui i testi sacri sono assemblati per principio poetico e filosofico. Tedesco di nome, universale di fatto, come scolpisce la punta leggera della bacchetta di Daniel Harding.


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