L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Vincere una scommessa

di Antonino Trotta

Accolto da un pubblico numeroso ed entusiasta, il Trio Chagall chiude la rassegna estiva dell’Unione Musicale di Torino.

Torino, 22 luglio 2020 – È sempre bello vedere un teatro pieno. La densità di popolazione della sala, per carità, non definisce affatto la buona riuscita della serata tuttavia in essa si misura l’elettricità di un evento, si legge la risposta franca del pubblico a uno stimolo. Oggi poi, dopo un letargo fuori stagione spaventoso e quando una delle principali preoccupazioni di sovrintendenti e direttori artistici, tra le altre migliaia, è l’incognita reazione degli spettatori, un teatro pieno è soprattutto un segnale incoraggiante. Così l’Unione Musicale di Torino, nell’ultimo appuntamento della gustosa rassegna Camera d’Estate, vince la scommessa e riempie il Vittoria – nomen omen! – fino all’orlo dimostrando – e si percepisce tutto dal calore dell’uditorio – che ripartire con la musica dal vivo non solo è possibile. È strettamente necessario.

Certo complice di questa vittoria è l’affiatatissimo Trio Chagall (Edoardo Grieco, violino; Francesco Massimino, violoncello; Lorenzo Nguyen, pianoforte) che nell’interpretare il Trio n.6 in do maggiore K. 548 mostra di possedere, fin dall’apertura del primo movimento, prontezza tecnica e sorprendente maturità artistica. Sarebbe infatti facile, persino banale, liquidare queste pagine con la stralunata giovialità che spesso ne accompagna – e talvolta ne impoverisce – l’esecuzione; il Trio Chagall, invece, si addentra negli idilli dell’immaginario mozartiano con contezza di stile, proprietà di linguaggio, spiccato senso della misura, così da esaltare dell’Allegro iniziale, in fondo un distillato dell’esperienza operistica del compositore, la nutrita varietà di registri che finalizza quindi un discorso di vivace brillantezza teatrale. Del Trio Chagall si apprezza la capacità di porgere con gusto le frasi, qualità che nel movimento centrale emerge ora dal melodiare ispirato del pianoforte – in questo Trio indiscusso protagonista –, ora dalle arcate sontuose del violoncello: è un fraseggio, questo nell’Andante cantabile, mai plateale o melenso – nonostante l’abbacinante soavità del tema –, piuttosto intimo, introverso, come illuminato dall’interno, che si afferma, lungi da ogni costruzione posticcia, con sensazioni di assoluta naturalezza. L’Allegro conclusivo, infine, esplode nella schiettezza della suo forma danzereccia, ammicca al virtuosismo strumentale – ben reso dai tre giovani musicisti – che non passa mai in primo piano rispetto alla profondità della lettura – davvero espressiva, ad esempio, l’impercettibile esitazione con cui il trio attacca il frizzante sviluppo –, s’inarca caliginoso nell’episodio in minore in cui le sezioni, messi in pausa i giochi di eco e proiezioni, sanno convergere verso un’unica traiettoria. Inevitabile un bis che, in un attestato di sincera riconoscenza, il Trio Chagall dedica al pubblico: l’Andante un poco mosso dal Trio op.99 di Schubert, magnificamente condotto in un’atmosfera di poetica malinconia.

Applausi tanto entusiasti quanti meritati. Non vediamo l’ora di scoprire le novità che l’Unione Musicale saprà riservarci per l’autunno. A presto!


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