L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Il nuovo Otello

di Roberta Pedrotti

G. Verdi

Otello

Kunde, Remigio, Gallo

direttore Myun-Whun Chung

regia Francesco Micheli

Venezia, Cortile del Palazzo Ducale, 10 luglio 2013

DVD Unitel 716508, 2014

Il debutto alla Fenice sembrava destinato a rimanere un unicum. Era difficile credere che il tenore contraltino degli anni '80 e '90, pur dopo la sorprendente metamorfosi che, ripresosi da gravi problemi di salute e passati i cinquant'anni, lo ha imposto come uno dei più valenti baritenori in circolazione, potesse fare dell'Otello verdiano più di una sfida episodica, una gemma particolarmente preziosa a illuminare la corona della sua carriera in questi inattesi e pirotecnici ultimi anni. E, invece, dopo il debutto al chiuso, venne per Gregory Kunde questa ripresa all'aperto, nel cortile del Palazzo Ducale di Venezia, e sarebbero poi arrivate recite a Valencia, Genova, Salerno, Torino, senza peraltro escludere dal repertorio – caso storicamente unico – il Moro rossiniano, il personaggio, cioè, che aveva segnato, nel 2007, la rinascita del tenore statunitense, l'inizio della sua nuova vita artistica, e che riprenderà anche nella prossima stagione alla Scala.

L'Otello di Kunde è una sorta di rivoluzione, di operazione filologica ma non archeologica e fine a se stessa: non possiede infatti il suono luminoso e argentino di Francesco Tamagno, la cui brillante e aristocratica vocalità potrebbe ritrovare oggi più immediato riferimento in altri strumenti d'ascendenza lirica che pure hanno approcciato il capolavoro verdiano, con esiti diversi, ora scimmiottando (per lo più malamente) il modello drammatico e baritoneggiante, ora emancipandosi da questa eredità novecentesca. Nessun tenore che canti, più o meno bene, oggi Otello possiede però il retroterra stilistico di Kunde, le sue esperienze nel belcanto, la sua pratica del repertorio francese. Per questo l'artista dell'Illinois può dirsi epigono di Tamagno, non tanto perché sia affine per timbro o natura vocale, quanto per un percorso che lo ha portato ad affrontare il Moro dopo essere stato, sempre in Verdi, Riccardo in Un ballo in maschera e, soprattutto, dopo aver padroneggiato con disinvoltura il linguaggio dell'opéra-comique e del grand opéra. In più, con la scuola del rigore musicale e interpretativo, dello scrupolo verso il testo imposto dalla pratica di Rossini e del Belcanto. Lo spessore che il suo strumento ha assunto, le ombreggiature, perfino le piccole, inevitabili rughe tracciate dal tempo, sulla base della sua cultura e della sensibilità d'interprete, sono così elementi con i quali plasmare una nuova via, filologicamente consapevole, musicalmente ineccepibile, elettrizzante e toccante, radicata nel testo verdiano, nelle fondamenta ottocentesche del suo linguaggio e del suo stile, ma anche conscia e attenta alla storia dell'interpretazione nel XX secolo e proiettata a parlare al pubblico del nostro tempo.

La prima testimonianza ufficiale in video (ma dovrebbe essere a breve disponibile anche il dvd della produzione valenciana sempre del 2013) è dunque un documento storico d'indiscutibile importanza, in cui Kunde torreggia distinguendosi anche per l'intensità d'attore.

Trattandosi di una ripresa all'aperto, in un luogo estremamente suggestivo ma non nato per la musica dal vivo, non possiamo pretendere le finezze di un'esecuzione di riferimento, nondimeno bisogna rilevare la grande partecipazione della Desdemona di Carmela Remigio, soprattutto nell'intensità del quarto atto e nella capacità di conferire al personaggio dolcezza, malinconia e, insieme, forza d'animo, con un pizzico di sensualità. Lucio Gallo tratteggia uno Jago piuttosto ruvido e spigoloso, sacrificando talora la morbidezza dell'emissione, l'articolazione delle vocali e una musicalità più sfumata a un'interpretazione volta a esprimere più che altro l'aspetto amaro, violento e scostante dell'alfiere. Con il Cassio di Francesco Marsiglia ricordiamo il collaudato Roderigo di Antonello Ceron, l'Emilia di Elisabetta Martorana, il Lodovico di Mattia Denti, il Montano di Matteo Ferrara e l'araldo di Antonio Casagrande. Il coro non si esprime sempre ai massimi livelli, ma, ben conoscendo il valore del maestro Moretti, c'è da credere che la particolarità dello spazio non abbia giocato a favore della performance né tantomeno della registrazione. Anche la direzione di Myung-Whun Chung non trova sempre il mordente e il passo teatrale giusti, né riesce a imporre chiaramente tutte le preziosità che emergono comunque soprattutto nei momenti più lirici e rarefatti, con un gioco di colori che nelle intenzioni si percepisce rilevantissimo.

L'allestimento di Francesco Micheli è segnato profondamente dalle caratteristiche dell'ambiente, che permette sì soluzioni suggestive (per forza di cose solo parzialmente restituite dalla regia televisiva, nonostante l'esperienza di Tiziano Mancini), ma sembra imporre anche un impianto coreografico e spettacolare che non sempre convince appieno. È, comunque, da notare la cura dei dettagli nella recitazione, talora perfin troppo minuziosa, talora foriera d'intelligenti sottolineature, come quando Otello evita di guardare negli occhi la moglie mentre le profferisce le estreme accuse e Desdemona, pur conscia della tragicità della situazione, per innato decoro e istintivo pudore, alzandosi dal letto non rinuncia ad avvolgersi subito nella vestaglia, o nella contrapposizione sempre studiata fra divise militari, talora pomposamente oppressive, abiti di gala e morbidi tratti orientaleggianti.

Se i limiti della rappresentazione all'aperto non possono essere compensati, nel dvd, dal brivido dello spettacolo vissuto nel cortile del Palazzo Ducale di Venezia, riconosciamo come sempre ai tecnici Unitel una presa audio accurata e ben spaziata, garanzia di un prodotto tecnicamente di qualità. I sottotitoli sono in italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo, cinese, coreano e giapponese.


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