L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Storie nella Storia

di Roberta Pedrotti

L'ormai tradizionale appuntamento con l'Orchestra Olimpia (qui in formazione cameristica) per l'8 marzo porta a Fano le storie e la musica di Dora Pejačević e Sofija Gubajdulina: qualità artistiche diverse per un programma che fa riflettere.

FANO, 8 marzo 2026 - Un concerto non deve necessariamente proporre capolavori assoluti, imprescindibili, indimenticabili. Può anche scegliere di raccontare delle storie, soprattutto se si tratta di un concerto legato a una ricorrenza specifica, in questo caso la Giornata internazionale della donna.

La serata proposta dall'Orchestra Olimpia amplia le sue proporzioni con la presenza di Guido Barbieri come narratore (sempre bravissimo, ma forse sarebbe stato più efficace dare maggior spazio alla musica rispetto alle parole) e si apre con la storia di Dora Pejačević, nobildonna croata nata a Budapest – la madre era una baronessa ungherese – nel 1885 e morta per le conseguenze del parto nel 1923 a Monaco di Baviera – dove si era già trasferita per studiare ben prima di sposare un aristocratico austriaco. Vicenda affascinante, di una giovane che cresce in un ambiente illuminato, che stimola e incoraggia l'interesse di Dora per la musica, permettendole di affermare la sua vocazione (suoi brani sono eseguiti anche a Dresda). E, tuttavia, Pejačević non vive da privilegiata, matura presto una coscienza sociale che le fa mettere duramente in discussione i vantaggi dell'aristocrazia e le disparità di classe, si impegna in prima persona come infermiera volontaria durante la Grande Guerra. Insomma, una pagina di Storia che val la pena di raccontare e conoscere, anche se poi, a dire il vero, il Quintetto con pianoforte op. 40 ascoltato a Fano dimostra più caparbietà che vero talento. L'invenzione tematica non è particolarmente definita e caratterizzata, il contrappunto denso, la distribuzione delle voci spesso massiccia. Ma anche questo dovrebbe essere un insegnamento dell'8 marzo, e parte della battaglia della stessa compositrice che contestava i suoi privilegi di casta: la donna non va posta sotto una teca e “protetta” in quanto tale, ma va riconosciuta come persona, con la possibilità di assumersi le sue responsabilità, di veder premiati i suoi meriti e segnalate le sue mancanze.

La seconda parte del programma, peraltro, dimostra proprio questo, con un altro Quintetto con pianoforte firmato però da Sofija Gubajdulina, scomparsa proprio un anno fa, il 13 marzo 2025. Qui si tratta di un'altra vicenda biografica affascinante, quella di una giovane nata nel 1931 nel Tatarstan da una famiglia colta ma priva di tradizioni musicali e che si afferma presto con una personalità indipendente senza allinearsi – anzi! – alle linee guida dell'arte sovietica. Crea la sta “cattiva” strada che lo stesso Šostakovič la incoraggia a seguire senza tentennamenti, persuaso del talento che ne farà una delle voci più significative del XX secolo. E dell'influenza di Šostakovič questo Klavierquintett risente profondamente, anche con citazioni esplicite che ne fanno una sorta di omaggio al maestro da parte della ventiseienne compositrice. L'esercizio di stile, peraltro, rileva già una sicurezza, una padronanza di scrittura, una naturalezza d'eloquio che lasciano intravvedere senza dubbi l'alba di una musicista di prima grandezza. Va da sé che si ascolti anche con più gusto la prova delle musiciste dell'Orchestra Olimpia, che a Gubajdulina hanno dedicato programmi, ricordi e approfondimenti. Non solo a lei, chiaramente, ma ci sono storie della Storia della musica che si raccontano perché val la pena farlo e tramandare vicende di persone che hanno vissuto il loro tempo dedicandosi all'arte a prescindere dal successo o dalla nascita di capolavori, altre perché val la pena proprio di riscoprire anche capolavori che il tempo e la società hanno dimenticato, altre perché hanno saputo vincere l'oblio degli anni e del mercato. Si applaude allora con gratitudine e convinzione la prova di Roberta Pandolfi (pianoforte), Gaia Paci e Caterina Bartoletti (violini), Silvia Vannucci (viola) e Chiara Burattini (violoncello).

In una stagione di concerti che è sinfonica di nome e per lo più crossover e cinematografica di fatto, una serata di musica da camera che entri nei meandri meno noti del mondo musicale del passato e faccia ascoltare l'opera giovanile di una figura gigante dell'ultimo secolo è senz'altro più che benvenuta. Fano, a due passi da una città della musica come Pesaro, se lo meriterebbe.

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