L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Brillante Haydn sacro alla Basilica dei Servi

 di Alberto Spano

In attesa della celebrazione rossiniana con lo Stabat Mater diretto da Mariotti all'Archiginnasio, fiorisce a Bologna, con la cappella di Santa Maria dei Servi, l'interessante proposta di meno note intonazioni della sequenza di Jacopone da Todi.

BOLOGNA – Fra le tante musiche ascoltate a Bologna nello scorso periodo pasquale, una in particolare ha destato il nostro interesse, per più di un motivo. Il primo indubbiamente perché l'opera eseguita è un autentico gioiello di Franz Joseph Haydn, di raro ascolto in Italia. Stiamo parlando dello Stabat Mater in sol minore per soli, coro e orchestra Hob. XX bis, eseguito il 26 marzo nella Basilica di Santa Maria dei Servi dal Coro e dall'Orchestra dei Servi diretti da Lorenzo Bizzarri, solisti di canto Paola Cigna, Maria Vittoria Paba, Gregory Bonfatti, Antonio Marani.

Leggendo la locandina ecco un altro motivo di interesse: l'ascolto di una rara partitura non di repertorio ai Servi, la cui storica attività musicale è da qualche anno illuminata dal talento e dalla curiosità musicale di un valoroso musicista bolognese, oggi quarantacinquenne, Lorenzo Bizzarri. Un vero “musico” nel senso antico e nobile del termine, essendo cantante, pianista, cembalista, direttore d'orchestra e di coro, insomma quello che si suol dire un musicista a tutto tondo. E anche, il che non guasta, organizzatore, direttore artistico e animatore di eventi.

Sua probabilmente la scelta di eseguire un'opera così fuori dal repertorio, in una più ampia serie di esecuzioni cittadine di diversi Stabat Mater, in vista dell'esecuzione-evento del 24 maggio di quello rossiniano con i complessi del Teatro Comunale guidati da Michele Mariotti alla “Sala dello Stabat Mater” dell'Archiginnasio, cioè esattamente nel luogo dove venne eseguito il 18 marzo 1842 con la direzione di Gaetano Donizetti.

Scelta abbastanza audace quella haydniana, avallata dallo storico della musica Piero Mioli, attuale presidente della Cappella Musicale Arcivescovile di Santa Maria dei Servi. Ed è infatti lo stesso Mioli, nella sua efficace introduzione alla serata, a sottolinearne l'eccezionalità, trovandoci di fronte a una delle più belle notazioni musicali della “vetusta e venerabile sequenza (non inno, difatti) già musicata tante volte e anzi tropata (cioè provvista di qualche variante testuale)”, la cui versione del divin Giovanni Battista Pergolesi (di trentadue anni precedente) è ovviamente da tutti venerata, a suo tempo quasi certamente dallo stesso Haydn.

Gli è che dal 1761 il trentenne “padre della sinfonia” Joseph Haydn presta servizio presso la famiglia dei principi Esterhazy come sostituto dell'anziano maestro di cappella Gregor Werner. I compiti dei due musicisti sono ben distinti: Werner si occupa della musica sacra, Haydn di quella strumentale, non senza qualche sua probabile insofferenza, lui destinato di lì a poco a diventare il più grande musicista del proprio tempo. Super cattolico qual è, anche se non titolato dal principe (che preferisce la musica strumentale), trova però il modo di comporre fra il 1766 e il 1772 (l'inizio del suo cosiddetto periodo “Sturm und Drang”) una caterva di musica a destinazione liturgica, fra cui appunto questo bellissimo Stabat Mater, di cui va molto fiero. L'opera viene eseguita per la prima volta nel 1767 ad Eisenstadt, allora sede principale di residenza della famiglia Esterhazy. Haydn ne è soddisfatto al tal punto che l'anno seguente chiede il permesso di assentarsi dalla corte per dirigerne un'esecuzione il Venerdì Santo a Vienna nella Chiesa degli Ospitalieri con un gruppo di musicisti della sua cappella. In una lettera scrive infatti all'amministratore della casa principesca: “Le sarà senz'altro noto che l'anno scorso ho posto in musica con tutte le mie capacità il pregiatissimo inno chiamato Stabat Mater, e che lo ho mandato al grande e famoso Hasse con il solo scopo che, se io non ne avessi espresso in modo soddisfacente parole di così grande valore, questo difetto fosse corretto da un maestro così abile in ogni genere; ma contro i miei meriti questo eletto musicista onorò quest'opera con indicibile lode, e non desiderò null'altro che di ascoltarla con i necessari bravi interpreti”.

Johann Adolf Hasse (1699-1783), più giovane di una generazione, è compositore e tenore, ha vissuto in Italia e sposato una cantante italiana, e in quel momento è il primo compositore a Vienna. Sicuramente lo apprezza, in particolare per l'uso sistematico che l'autore fa della tonalità minore in un'opera in cui predominano i tempi lenti ed è tutta costruita intorno a cinque grandiosi cori, separati da sette arie e un duetto (soprano e contralto). Il brano più mosso è l'aria per basso “Flammis orci ne succedat”, che è poi anche l'unico momento di autentica teatralità che potrebbe benissimo derivare da un'opera italiana. Fra le tante curiosità di questo Stabat Mater colpisce il fatto che inizi con la voce del tenore (velato omaggio ad Hasse?), che le parti di ogni cantante siano così ben equilibrate e che verso la fine, al numero dieci, (“Virgo virginum”) il quartetto dei solisti sostenuto dal coro intoni una splendida fuga, e che nell'ultimo movimento il coro sia di nuovo impegnato in una potente fuga (“Paradisi gloria”) che prepara l'ultimo intervento del soprano, una sfolgorante e virtuosistica coloratura.

Nella generosa acustica della Basilica dei Servi si sono potuti apprezzare il Coro e l'Orchestra della Cappella dei Servi, due complessi cittadini che negli ultimi tempi si sono letteralmente trasformati, con ricambi interni e nuove acquisizioni. Vivace e brillante è apparsa la direzione di Lorenzo Bizzarri, interprete dotato di sicura musicalità e di molte buone idee. Ottima la prestazione orchestrale e quella corale e altrettanto valida è parsa quella dei solisti di canto: il soprano Paola Cigna possiede una voce dal bello spessore operistico, ma dosa alla perfezione l'ardita coloratura, di rilievo l'intervento del contralto Maria Vittoria Paba, eccellente per tecnica e precisione testuale il tenore Gregory Bonfatti, buon timbro e sicurezza esibisce il basso Antonio Marani. Degni di nota infine i frequenti interventi all'organo con funzione di basso continuo di Roberto Cavrini, al grande organo Tamburini a tre tastiere dei Servi, costruito su progetto di Luigi Ferdinando Tagliavini e da lui inaugurato il 1° aprile 1968: giusto cinquanta anni fa, tondi tondi.