L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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The Swingles

Rossini 2.0

 di Antonino Trotta

Assoluto trionfo per il concerto di The Swingles e Valentino Corvino, alla guida della Filarmonica del Teatro Regio di Torino.

Torino, 14 Gennaio 2019 – Non occorre scartabellare i tomi più polverosi di letteratura per individuare, nell’inesauribile biblioteca musicale, inequivocabili modelli di «reciproca imitazione fra l’espressione del canto e l’esattezza astratta dello strumento». Leggendo il saggio di sala con cui Roberta Pedrotti introduce il pubblico agli intricati passaggi di un programma, per finestra temporale e varietà di codici, dedaleo, balena vivo nella mente quel meraviglioso finale primo – «Nella testa ho un campanello» – che Gioachino Rossini compone per L’Italiana in Algeri. Ecco allora che i The Swingles, massima espressione del concetto belcantistico di “voce strumentale”, sembrano radicare un’arte quanto mai moderna nei terreni fertili della tradizione più classica, conducendo alle estreme conseguenze l’uso coreografico e onomatopeico del mezzo vocale che proprio il cigno di Pesaro esperisce in alcuni dei suoi più celebri capolavori.

Sottraendosi al rigido schematismo di una definizione, il settimino vocale, ospite della stagione sinfonica del Teatro Regio di Torino, si muove con assoluta disinvoltura in un repertorio che spazia da Bach all’inedito di Valentino Corvino, affrontando con l’autorevolezza dello stile, tutt’altro che autoreferenziale, un ventaglio di linguaggi musicali sempre ampio e variegato. Che si tratti di canto sostenuto da un testo o di nuda vocalizzazione, la ricercatezza del fraseggio, la plasticità delle dinamiche e la precisione del cesello espressivo nulla hanno da invidiare alla pratica dei concertisti più blasonati. Così nei documenti “classici” di Bach e Corelli – Badinerie dalla Suite no. 2 BWV 1067, Two Sister, libero adattamento dal “Quia respexit humilitatem” dal Magnificat BWV 243 e Vivace, Grave e Allegro dal Concerto Grosso op.6 no.8 – si ritrova tutta la magnificenza dell’architettura barocca, dalla purezza della rete contrappuntistica all’esaltazione dello sviluppo e dell’invenzione tematica. Al di là di due parentesi tradizionali, tra cui un canto tradizionale bulgaro (Bucimis) che brilla per l’irruenza dell’acrobatismo vocale, le pagine affisse nella bacheca del Novecento, in gran parte destinate alla seconda metà del concerto, definiscono quel dominio in cui la rigorosa disciplina strumentale incontra l’affabilità del genere per descrivere un’orbita che, smorzatosi lo stuporoso effetto sortito dal primo incontro con il gruppo vocale, rapisce, senza possibilità di scampo, il cuore della platea con melodie ora soffuse e liriche, ora pulsanti e vitalistiche.

I Swingles non hanno certo bisogno di un’orchestra ma, con il parterre della Filarmonica del Teatro Regio di Torino, l’incontro non può che guidare verso rigogliose destinazioni. L’alchimia che infatti si crea tra i complessi del Teatro e quelli dell’ensemble canoro confluisce in lande atmosferiche di grande presa, nonostante l’amplificazione digitale renda poca giustizia alla natura timbrica avvolgente e pastosa della filarmonica. Sul podio, Valentino Corvino celebra questo felice sodalizio e si fa garante di un’armonia che parte dall’equilibrio delle sezioni e approda nell’omogeneità ermeneutica, vero collante dell’intera serata. Direttore, arrangiatore e compositore, Corvino pare voler instradare, con l’incoativa Simple Symphony op.4 di Britten, verso i percorsi di esplorazione, imitazione e rimodulazione che si intraprenderà da lì a poco sul palcoscenico del principale ente lirico piemontese. Se infatti l’omaggio a The Swingles per orchestra, Swinglin, testimonia, oltre all’interessante capacità compositiva, un’invidiabile duttilità artistica, la lettura della sinfonia eccelle per l’estro interpretativo che non attinge a nessuna prassi stilistica predefinita, ma di movimento in movimento esamina la scrittura britteniana come singola istanza per confezionare, da abile artigiano, l’abito che meglio calza quella specifica silhouette.

Incontenibile l’entusiasmo del pubblico, numerosamente accorso nella sala del Mollino, e tra bis e applausi travolgenti volge al termine una serata che troverà pochi termini di paragoni nel corso della corrente stagione.