L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

L'Africaine: travaglio di un'opera postuma

 

di Francesco Bertini

La stesura dell'opera, che vide la luce solo dopo la morte del compositore, impegnò, fra alterne vicende, Meyerbeer e Scribe per quasi trent'anni

Il progetto di L’Africaine, l’opera che sarà destinata a chiudere l’attività compositiva di Giacomo Meyerbeer, prese forma dopo il grande successo e la consacrazione a livello internazionale con Robert le diable e Les Huguenots. Il libretto è menzionato, per la prima volta, il 16 settembre 1837 quando Eugène Scribe, collaboratore sodale, mandò i primi tre atti al compositore. L'attenzione dei due autori si spostò tuttavia ben presto sul libretto di Le Prophète, nonostante fosse già stato steso un contratto l'1 gennaio 1838. La data ultima per completare il lavoro era fissata per il 24 agosto 1842. Il ritardo nell'ottemperanza degli obblighi presi fu causato dallo stato di salute di una delle interpreti principali, per la quale l'opera era stata pensata, Cornelie Falcon che di lì a poco avrebbe abbandonato le scene.

Nel dicembre 1841 Meyerbeer comunicò a Scribe l'intenzione di procedere con il lavoro che lo scrittore ultimò nel giugno del 1843 consentendo al compositore di completare lo spartito per il novembre seguente. Sebbene i due collaboratori si fossero impegnati con un nuovo contratto, alla fine del 1843, Meyerbeer non tenne ben conto dell’impegno già preso come direttore musicale generale in Prussia. L'Africaine divenne un feticcio, da tutti bramato e da tutti deriso per la tempistica infinita della produzione. Nel 1848 Scribe si sbilanciò suggerendo al compositore di lasciare da parte altri progetti per dedicarsi interamente al loro lavoro. Dopo la prima di Le Prophète, nel 1849, Meyerbeer tornò a interessarsi a L’Africaine, pur non fornendo alcuna assicurazione al direttore dell'Opéra di Parigi in merito alla nuova partitura. Nel 1850 librettista e compositore decisero di revisionare il testo, non molto apprezzato da alcune eminenti personalità dell'epoca.

Fu così che per la fine del 1851 lo scritto fu approntato e immediatamente revisionato da Scribe, durante l'anno seguente. Nel frattempo Meyerbeer cominciò a informarsi ampiamente sull'India, luogo scelto per l'azione (in seguito spostata in Madagascar), per tratteggiare l’opera con abbondanza di dettagli. Quando il letterato giunse a Parigi, tra il gennaio e il febbraio del 1853, con i cinque atti dell'opera, il musicista mostrò di apprezzare il lavoro riprendendo subito la composizione, interrotta tuttavia, poco dopo, per lasciare spazio alla stesura di due altre opere: L'Étoile du Nord e Le Pardon de Ploërmel (Dinorah). Nel 1855 ripresero i contatti con Scribe che però perse la pazienza per le dilazioni nel lavoro e soprattutto per la collaborazione di Meyerbeer con altri librettisti. Fortunatamente i dissapori rientrarono e tra il 1856-1857 il testo venne sistemato ulteriormente. Meyerbeer si rimise al lavoro ma riprese seriamente solo dopo la prima di Dinorah, nel 1859, continuando fino ai giorni della malattia e della morte. Nel 1861 le condizioni di salute di Scribe peggiorarono conducendolo al decesso, in breve tempo. Per Meyerbeer, abituato all'appoggio costante e alla supervisione di un collaboratore fidato, fu un vero colpo. I problemi legati ai diritti del testo vennero superati, grazie all'aiuto della moglie di Scribe. Per le correzioni, via via richieste, il compositore fece riferimento a Charlotte Birch-Pfeiffer che operò mutazioni al testo in tedesco, successivamente tradotto in francese da Joseph Duesberg. Le condizioni di Meyerbeer peggiornarono tra la fine del 1863 e l'inizio del 1864. La morte sopraggiunse il 2 maggio 1864, il giorno dopo la stesura della copia dell'intera partitura. Il compositore era solito apportare cambiamenti all'opera durante il lungo periodo delle prove; in quest’occasione egli espresse la richiesta, prima della morte, di non rappresentare L'Africaine qualora non fosse stato in vita per supervisionare personalmente la produzione. La moglie del compositore e il direttore dell'Opéra di Parigi decisero tuttavia di affidare la revisione della partitura al musicologo belga François-Joseph Fétis per soddisfare la lunga attesa del pubblico che aveva seguito le varie peripezie dell'opera fin dagli albori. Molta musica e azione vennero soppresse, nonostante alcune incoerenze così causate, e la partitura raggiunse il palcoscenico la sera del 28 aprile 1865, come tributo postumo a Giacomo Meyerbeer, profondamente amato dal suo pubblico parigino.

 


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