L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Un luminoso dolore

 di Stefano Ceccarelli

Stabat Mater è una performance artistica di Romeo Castellucci, in coproduzione con blasonati palcoscenici internazionali:Grand Théâtre de Genève, Vlaamse Opera e De Nationale Opera. Consiste in una sequenza che ha al centro lo Stabat Mater di Giovan Battista Pergolesi e ad introdurre e chiudere, rispettivamente, i Quattro Pezzi per Orchestra e i Three Latin Prayers di Giacinto Scelsi. A dirigere orchestra, coro e solisti è un ispirato Michele Mariotti; le due voci dello Stabat sono Emöke Baráth e Sara Mingardo.

ROMA, 31 ottobre 2025 –Immaginate una chiesa, la basilica di Santa Maria in Aracoeli, che porta le vestigia di tutte le sue trasformazioni (dalle colonne di spoglio, al pavimento cosmatesco e ai tripudi barocchi) divisa lungo la navata centrale da una struttura lignea, che fa da palco, sopraelevata rispetto alle sedute del pubblico e perpendicolare rispetto all’esedra dell’altare. Una struttura che attraversa tutta la navata, dall’altare fino all’uscita, inglobandoli in un discorso scenico pregno di significati. Immaginate, poi, di vedere militari in mimetica, provvisti di strumenti musicali, che si dirigono verso l’altare e intonano, nel più totale silenzio, i Quattro pezzi per orchestra (1959) di Giacinto Scelsi. L’impressione di straniamento raggiunge già il suo culmine: ed è solo l’inizio.

È l’inizio di un progetto musicale e visivo che porta la firma, per la regia, di Romeo Castellucci e, per la drammaturgia, di Christian Longchamp; l’idea di fondo è immergere gli spettatori, attraverso la carica mistica di uno spazio sacro, all’interno di un percorso ad anello che parta da Scelsi, attraversi l’intero Stabat Mater di Pergolesi e, infine, ritorni a pezzi vocali sacri dello stesso Scelsi. Non si può che esser d’accordo sul fatto che, complessivamente, l’operazione è certamente riuscita: l’arte contemporanea, nel suo aspetto performativo, incontra il barocco sacro (musicale e artistico) con esiti profondamente emotivi. La performance artistica di Castellucci, come detto, prende avvio durante l’esecuzione dei Quattro pezzi per orchestra di Scelsi, con proiezioni luminose ma, soprattutto, sfruttando tre lunghe aste, fissate al centro del palco, semoventi, che compiono vari movimenti e figurazioni nell’aria (si aprono a tridente, oscillano come enormi metronomi…): qual è il loro significato? Castellucci non lo rivela nel programma di sala, ma essendo tre e venendo utilizzati successivamente per ‘trafiggere’ la Vergine, è possibile siano simboli sia per la triplice crocifissione evangelica che per la lancia che ferì il costato del Cristo. L’azione scenica immaginata da Castellucci inizia, effettivamente, con lo Stabat Mater di Pergolesi, quando un gruppo di comparse è come se ‘partorisse’ le due figure femminili, che iniziano ad interagire, nel corso dei numeri musicali, con le comparse, evocando immagini della passione (la fustigazione, per esempio) e, poi, della crocifissione – sul finire della performance, durante i Three Latin Prayers, sempre di Scelsi, le comparse issano una sorta di stilizzata croce, con sopra un uomo che vi si aggrappa. Alla simbologia visiva si sovrappone quella cromatica: se i costumi delle comparse alludono al periodo dei totalitarismi, quelli delle due cantanti si evolvono, nel senso che le due donne si tolgono progressivamente strati, passando dal bianco al rosso (simbolo, rispettivamente, di purezza e della passione). Il momento più riuscito e toccante è quello che allude alla morte del Cristo, quando una serie di bambini, tutti seduti di fronte agli spettatori, tengono in braccio delle sculture in cartapesta che raffigurano tipiche sculture lignee del Cristo, ma mutile, ad aumentare il pathos. Solo un bambino, che occupa il centro, tiene in braccio un compagno avvolto in un sudario. Il pubblico a stento trattiene le lacrime.

L’esecuzione musicale è ottima. Davanti a Michele Mariotti si presentano diverse difficoltà, la più insidiosa delle quali è gestire il tutto rispettando tempi e pause (Castellucci se ne prende molte, interrompendo il ‘flusso’ musicale dello Stabat), non abbassando mai la temperie emotiva. In tal senso, l’esecuzione dei Quattro pezzi per orchestra è magistrale, sia per la gestione del suono, che si propaga in ipnotiche onde orizzontali, sia per la verticalizzazione volumetrica dell’ultimo pezzo. Per quanto riguarda lo Stabat Mater, si può quasi dire che rispetto alla pur ottima esecuzione dello scorso anno (Roma, concerto Mariotti, 20/02/2024) Mariotti sia quasi migliorato, rivedendo soprattutto la gestione agogica, con effetti di maggiore freschezza e luminosità, oltre che di limpida pulizia sonora: la musica sembra venire da una dimensione rarefatta, senza perdere la sua potenza emotiva. Le voci sono quelle di Emöke Baráth e Sara Mingardo. La Baráth è una specialista del repertorio barocco dall’intonazione limpida (testimonianza ne è l’Alleluja di Scelsi, a cappella, in chiusura) e dall’emissione vibrata, a fuoco; l’interpretazione che dona è di grande intensità (ci si rammenti del Vidit suum dulcem natum), aggiungendosi, qui, alla difficoltà del canto anche quella di continui movimenti, pose, azioni, non considerando il fatto che le interpreti non hanno il conforto di osservare le indicazioni gestuali del direttore. Sara Mingardo dona, del pari, un’interpretazione piena, commovente, decisamente migliore rispetto a quella dello scorso anno al Costanzi (di cui si è già detto). La voce appare più uniforme, vibrata, piena e ben proiettata: si citi, almeno, il Quae moerebat et dolebat. Le due interpreti, inoltre, si sposano bene assieme: lo attestano gli ultimi due duetti, altamente emotivi, il luminoso Inflammatus et accensus ed il commovente Quando corpus morietur, dove la direzione rarefatta di Mariotti contribuisce sensibilmente al carico emotivo. Anche il coro del Costanzi si lascia apprezzare nei due dei Three Latin Prayers conclusivi: l’Ave Maria ed il Pater Noster, che avvolgono gli spettatori prima del conclusivo Alleluja, al termine del quale sulla pedana lignea non c’è anima viva. Gli spettatori applaudono, commossi, ma nessuno appare. Il portale dell’Aracoeli spalancato, con Roma sullo sfondo, suggerisce che nessuno si presenterà sul palco, che il tutto, più che uno spettacolo, è una profonda riflessione sulla morte.

Leggi anche

Pisa, Stabat Mater (Pergolesi), 18/09/2024

Pisa, Stabat Mater (Dvořák), 10/09/2024

Palermo, Stabat Mater, 30/03/2024

Pesaro, Stabat Mater, 20/08/2021


Vuoi sostenere L'Ape musicale?

Basta il costo di un caffé!

con un bonifico sul nostro conto

o via PayPal

 



 

 

 
 
 

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.