L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Rinascere dalle acque

di Roberta Pedrotti

Il Concerto di Capodanno proposto dalla Rai alla Fenice deve fare i conti con la situazione attuale e risulta meno kitsch e più riuscito del consueto, lasciando sperare in un futuro positivo rinnovamento. Il programma continua a mancare di fantasia, ma si giova delle belle prove di Daniel Harding, Xabier Anduaga e Rosa Feola.

Il Capodanno 2021 è diverso da tutti gli altri, anche a Venezia. Forse soprattutto a Venezia, il cui concerto augurale in collaborazione con la Rai ha sempre destato legittime riserve. Eppure anche da qui sembra di vedere un segnale di rinascita dopo l'esperienza dell'anno appena trascorso: è il momento di festeggiare la straordinaria impresa del vaccino reso disponibile in tempi rapidissimi grazie a un impegno congiunto che ha ottimizzato ogni attesa; non è il momento della spensieratezza, non si possono dimenticare morti, dolore, crisi e chiusure non ancora conclusi. E, allora, dal Capodanno veneziano si spazza via il kitsch che l'affliggeva ostentando la bellezza di luogi e musiche fino a deturparla. Resta un apparato sovraccarico di addobbi sull'ingresso della platea, ma La Fenice è lì e basta a se stessa senza ulteriori fronzoli, anzi: sul palco impera lo scheletro della Chiglia, l'istallazione ispirata alla navigazione per ricollocare pubblico e spettacoli secondo le norme di sicurezza da pandemia. Una struttura sobria, bella, che ricorda il mare e l'attualità. Alla fine, una pioggia di coriandoli sostituisce le fontane di strass che negli scorsi anni sembravano voler imitare i festini di Elagabalo sepolti da petali di rose fino a soffocare gli invitati. L'uso scrupoloso delle necessarie mascherine, questo davvero si spera transitorio, non solo garantisce la sicurezza soprattutto del coro – il settore più a rischio e più colpito fra i lavoratori del teatro – ma ci ricorda anche quanto passato e quando ancora da fare per superare la pandemia. In generale, una sobrietà benvenuta, speriamo anche per i prossimi anni.

Altra nota di merito è stata la mancanza di coreografie. Ciò, naturalmente, non significa svalutare l'importanza dei nostri corpi di ballo e non auspicarne la valorizzazione. Significa prendere atto dei risultati maldestri conseguiti negli ultimi anni nel tentativo di scimmiottare le danze del capodanno viennese, con conseguente e imbarazzante confronto ravvicinato. Già l'avevamo proposto lo scorso anno e ora, vedendolo realizzato, ne abbiamo la conferma: molto, molto meglio accompagnare la musica con immagini di Venezia e della Fenice. Il concerto si svolge in una delle più belle città del mondo: ancora una volta, basta mostrarla senza aggiungere altro. Infatti, per la prima volta, ci troviamo davanti alla tv con qualche brivido d'emozione, finanche un po' commossi.

Risolto il problema del kitsch e dei balletti, restano aperte le questioni della presentazione - retorica e non sempre precisa - e del programma: per ragioni di palinsesto pare non ci sia verso di vedere il concerto completo in diretta, sicché, in assenza di pubblico in sala, fa una certa impressione pensare che Daniel Harding e l'orchestra della Fenice abbiano registrato una Quarta di Beethoven solo per un passaggio radiofonico la sera e uno televisivo l'11 febbraio. La diretta è breve assai e resta un eterno ritorno dell'eguale: è vero che, se per il repertorio operistico si opta, si deve fare i conti con musica scritta per un contesto teatrale – e quindi drammatico – complesso, dunque difficilmente estrapolabile, tuttavia, in oltre quattrocento anni di repertorio, qualcosa di diverso dalla solita manciata di arie e cori forse si potrebbe trovare. A Vienna hanno senz'altro il vantaggio di un repertorio concepito esattamente per la danza e la festa, ma nondimeno si adagiano nella rosa dei pezzi forti, proponendo ogni anno qualche succosa rarità.

Quest'anno, però, un passo avanti a Venezia lo abbiamo avuto: dopo l'assurdità dell'aria di Violetta ridotta nelle passate edizioni al moncherino della cabaletta, abbiamo almeno avuto la scena completa. Così, se di concerto breve si è trattato, almeno nella brevità abbiamo avuto una certa compiutezza e perfino l'agio – negli incastri dei palinsesti tv un vero lusso – di due bis, seppure non fantasiosissimi: la replica dei già proposti brindisi della Traviata e coro delle incudini del Trovatore.

Ci auguriamo che si prosegua su questa strada per i prossimi anni, puntando oltre che sul buon gusto estetico sulla qualità dei contenuti musicali, senza regredire alla playlist di motivi celebri.

La qualità, peraltro, c'è eccome nella bacchetta di Daniel Harding, appena insignito del titolo di Commander dell'Impero Britannico: a capo dei sempre validi complessi della Fenice, è netto, agile, sfumato, esprime l'atmosfera di sobrietà, il retrogusto malinconico proteso comunque al futuro senza che rigore e serietà si trasformino in zavorre. Xabier Anduaga conferma la voce salda e bellissima che sappiamo, infila tutti i do della Fille du régiment con facilità ed emissione omogenea, senza perdere di smalto e timbro, canta “La donna è mobile” senza difficoltà e il carattere del Duca potrà emerge poi più spavaldo in altri contesti, mentre qui non disdice una vaga mestizia suggerita anche dal podio. Rosa Feola ribadisce a sua volta il valore di una vocalità franca, duttile,tornita e brillante sia in “Je veux vivre” sia nella grande aria di Violetta, con acuti e sovracuti ben assestati, bella pasta lirica, dinamiche e agilità a fuoco. In un clima quasi austero, portà anche un guizzo di sano spirito da primadonna cambaindo d'abito e gioielli a ogni brano.

Alla fine, avremo pur riascoltato lo stesso programma riciclato e un po' liso, ma perlomeno con interpreti adeguati e interessanti, una direzione accurata e consapevole, una cornice ripulita da troppa polvere e troppi ninnoli. E gli applausi calorosi e sinceri verso i colleghi di tutti i musicisti sparsi in teatro secondo le sacrosante norme ancora necessarie non ci fanno nemmeno troppo sentire il peso del vuoto, semmai la coesione di una famiglia musicale pronta a rinascere, magari (sia detto anche a chi programma questo concerto) facendo tesoro delle esperienze di questi mesi.


 

 

 
 
 

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